di Luciano Giannoni
Nella premessa al mio lavoro sulle monete di Piombino, uscito su PN1, scrivevo: Per tale ragione ho ritenuto utile elaborare questi “appunti” partendo dal Corpus Nummorum Italicorum, vol. XI, tenendo conto di quanto, dal 1929 ad oggi, è emerso della pur rara monetazione piombinese. Parliamo di “appunti” e non di opera compiuta proprio perché crediamo, anzi speriamo, che sia ancora possibile reperire ulteriori informazioni ed elementi in grado di aggiornare ed ampliare le conoscenze in merito.
A distanza di qualche mese un collezionista privato, che qui ringrazio per avermi fornito le foto della moneta e avermi permesso di pubblicare la notizia, mi ha messo a conoscenza dell’esistenza di una crazia di Giovan Battista Ludovisi datata 1693.
- Panorama Numismatico», 287, p. 5 dell’inserto. ↩
RISALE PROBABILMENTE ALLA SECONDA META DEL XVIII SECOLO L’INSIEME DI RARI PESI MONETALI DI ORIGINE BOLOGNESE FINORA INEDITO
Scopo di queste righe è proporre all’attenzione dei lettori un’inedita “scatola pesa monete” di legno con il relativo corredo di pesi monetali e bilancina di probabile produzione artigianale bolognese.
Nel mercato antiquario alcune scatole pesa monete, in particolare quelle di produzione milanese o piemontese di fine Settecento, sono di facile reperibilità, altre, come quelle genovesi o veneziane, sono di rara apparizione, mentre diventa estremamente improbabile trovarne di prodotte in piazze che hanno avuto meno importanza commerciale, economica o finanziaria.
Relativamente alla piazza di Bologna evidenziamo che, pur in presenza di una produzione di pesi notevole (in particolare nel secolo XVIII), molto curata e contraddistinta dalla presenza di molti esemplari che, a differenza dalle più diffuse produzioni, riportano ambedue i lati coniati, non sono note “scatole” prodotte localmente. Pertanto, siamo di fronte a un reperto inedito e probabilmente unico, che riteniamo di grande interesse.
Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr. 300 – Novembre 2014
UBICAZIONE E CENNI STORICI
Hatria (poi Hadria) sorgeva nel territorio dei Pretuttii, una popolazione sabellica molto bellicosa. Dopo la decisiva vittoria riportata nella battaglia di Senrinum contro una coalizione di Galli e Sanniti, nel 295 a.C., i Romani poterono avanzare lungo l’Adriatico per liberare Luceria e ristabilire le comunicazioni con l’Apulia, nel Samnium e infine si mossero contro i Sabini e i Preruttii. Il loro territorio fu messo a ferro e a fuoco.
LA GENESI DELLA MONETA DA 500 LIRE DETTA “CARAVELLE”, CONIATA A PARTIRE DAL 1958 FINO A TEMPI RECENTI, FU LUNGA E TRAVAGLIATA.
Come per le cose che utilizziamo abitualmente, che non suscitano più la nostra curiosità, così accade anche per le monete che ci risultano familiari, forse perché ci sembrano già del tutto note. Ma non sempre è così e nello specifico non è cosi per la moneta da cinquecento lire emessa ben 56 anni fa, quella che normalmente chiamiamo “Caravelle”.
Prima di parlare diffusamente di questa moneta è importante inserirla nel contesto storico in cui è nata.
La maggior crescita del sistema economico italiano si ebbe nel 1958 e durò per almeno cinque anni; questa si basò sulla rapida trasformazione dell’assetto economico del Paese, in particolare con lo spostamento della forza lavoro dall’agricoltura all’industria e portò al passaggio da un’economia chiusa ad una più legata ai mercati europei, dove le esportazioni divennero prevalenti, crescendo notevolmente anche grazie ai Trattati di Roma del 1957 sulla liberalizzazione dei mercati CEE. L’industria italiana divenne il settore trainante del Paese, mentre l’agricoltura sensibilmente arretrava.
Segue articolo completo in formato PDF, anteprima da Panorama Numismatico nr. 300 – Novembre 2014

Zecca dell’Aquila (?) coronato. Maestro di zecca: Mirabal con sigla su dritto e rovescio. Fonte: Nomisma 50, lotto n. 154.
di Simonluca Perfetto
ALCUNE MONETE RAFFIGURANTI L’INCORONAZIONE DI FERDINANDO I D’ARAGONA FURONO PROBABILMENTE CONIATE IN UNA DELLE ZECCHE ABRUZZESI, COME POSSONO DIMOSTRARE LE SIGLE APPOSTE SULLE STESSE E LA RECENTE DOCUMENTAZIONE
Molto recentemente su questa rivista è apparso un articolo dalle premesse particolarmente interessanti1, attinenti la presentazione di un coronato. In merito alla disamina delle fonti note sul tipo di sigla che connota tale moneta, ovvero in relazione all’assenza di essa sigla, si possono aggiungere importanti osservazioni.
- Mi riferisco a F. Di Rauso, Un coronato inedito di Ferdinando I d’Aragona e sulla classificazione dei primi coronati della zecca di Napoli, in «Panorama Numismatico», 9/2014, pp. 13-18. Vedi anche versione online ↩











