di Lorenzo Bellesia – da Panorama Numismatico nr.257/Dicembre 2010
L’AMBROSINO MILANESE FU CONIATO PER TUTTA LA SECONDA META’ DEL DUECENTO CON DIVERSI SIMBOLI. IN QUESTO ARTICOLO NE VIENE PROPOSTA UNA CRONOLOGIA E INDICATA UNA RARITA’.
Terza parte
Pubblichiamo qui la versione completa in formato pdf della terza e ultima parte dello studio di Lorenzo Bellesia sull’ambrosino milanese:
L’ambrosino milanese – parte 3 (1,9 MB)
Il nostro collaboratore Wilder Pellegrini, esperto conoscitore e collezionista della monetazione fiorentina del periodo mediceo e lorenese, ci ha comunicato di aver scoperto sul mercato questo francescone falso datato 1776. La moneta è stata ottenuta per pressofusione. L’esemplare illustrato ha un diametro di 40,5 mm ed un peso di 26.97 g, quindi molto vicino ai 27,04 g dell’originale. Il signor Pellegrini ha rintracciato sul mercato ben tre esemplari tra gli anni 2009 e 2010. Questi esemplari sono del tutto uguali tra loro, perfino nei particolari visti al microscopio. Questo falso abbina il diritto del francescone del 1778 con il rovescio del francescone del 1777. Un tale ibrido in realtà non esiste.
Attenzione quindi agli esemplari di questo genere.

Tre monete napoletane con sullo sfondo la famosa Tavola Strozzi, tempera su tavola cm 82x245. Trattasi della prima veduta topografica più completa della città di Napoli raffigurando la flotta aragonese che entra nel porto di ritorno dalla vittoriosa battaglia di Ischia del 1465. Proviene da Palazzo Strozzi di Firenze ed attualmente è a Napoli nel Museo della Certosa di San Martino.
di Francesco di Rauso – da Panorama Numismatico nr.257/Dicembre 2010
APPARENTEMENTE UN PROBLEMA BANALE: STABILIRE IL DIRITTO ED IL ROVESCIO DI UNA MONETA. MA LA SOLUZIONE IMPLICA IMPORTANTI QUESTIONI STORICHE E NUMISMATICHE.
Stabilire il dritto e il rovescio per alcune monete napoletane, specie per quelle del periodo medievale, è una diatriba che dura da decenni.
Leggendo i lavori di altri studiosi si nota chiaramente una netta discordanza nelle classificazioni. In pratica, a titolo di convenzione, si preferisce considerare come dritto, in ogni caso, il lato riportante il nome del sovrano al di là della presenza o meno dell’effigie reale o di un qualsiasi altro simbolo riconducibile all’autorità emittente. Dal XIX secolo ad oggi vi sono state diverse correnti di pensiero al riguardo ed alcuni studiosi, come ad esempio il celebre Michele Pannuti, hanno ritenuto opportuno rivedere le proprie idee (come giusto che fosse) anche a distanza di decenni. Quest’ultimo, ad esempio, fu tra i curatori della mostra sulle monete napoletane del periodo 1442-1556 tenutasi al Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli nel 1973 e nel catalogo della mostra venne stabilito che il dritto dovesse essere proprio quello riportante il nome del sovrano, ma si sa che con il passare degli anni l’esperienza insegna! Nel 1984, proprio nell’opera Le Monete di Napoli, i due autori Michele Pannuti e Vincenzo Riccio riportarono molte delle sopracitate monete classificando dritto e rovescio con una logica del tutto diversa dalla precedente e che ancora oggi è perfettamente in linea con il pensiero di altri studiosi.
di Lorenzo Bellesia – da Panorama Numismatico nr.256 / Novembre 2010
L’AMBROSINO MILANESE FU CONIATO PER TUTTA LA SECONDA META’ DEL DUECENTO CON DIVERSI SIMBOLI. IN QUESTO ARTICOLO NE VIENE PROPOSTA UNA CRONOLOGIA E INDICATA UNA RARITA’.
Seconda parte
Il catalogo degli ambrosini
Fu il Muratori a pubblicare un ambrosino per la prima volta collocandolo circiter annum Christi MCCLX vacante Imperio. Nel disegno allegato si poteva osservare un esemplare con i trifogli agli angoli della croce. Nello stesso volume Ferdinando Schiavini pubblicò un esemplare con i crescenti ed i punti agli angoli.
La materia dei falsi d’epoca suscita molto interesse tra i collezionisti. Si tratta di piccoli pezzi di storia che sanno di vita vissuta ancor più delle monete autentiche, quelle che hanno circolato di mano in mano. Le monete false invece hanno dietro il fascino dell’ignoto. Quasi sempre poi si presentano in pessimo stato di conservazione per il metallo vile di cui sono composte oppure per le prove cui furono sottoposte per verificarne la bontà.
In questo suo lavoro Biagio Ingrao, appassionatissimo collezionista e studioso di monete sabaude, ha voluto studiare proprio i falsi d’epoca nella monetazione dei Savoia dal Medioevo (la prima moneta in catalogo è un quarto di Ludovico 1440-1465) fino al Regno d’Italia, periodo cui ovviamente spetta il maggior numero di pezzi. In totale gli esemplari censiti sono 189.
Le monete sono elencate in ordine cronologico specificando i dati tecnici ed in particolare il sistema utilizzato per produrre i falsi. (altro…)








