di Alberto Campana
Era stata appena pubblicata la mia monografia su Herakleia Minoa (rif. Herakleia Minoa nr.130/maggio 1999) quando ho preso visione di un interessante articolo di Lazzarini sullo stesso argomento ( L. Lazzarini , Eraclea Minoa (Sicilia). La monetazione bronzea agatocleana, Annotazioni Numismatiche, n. 33, Marzo 1999, Edizioni ennerre, Milano, p. 756 761).
Il bronzo “testa di Eracle/Faretra”, che costituisce l’emissione n. l nella mia monografia, viene dal Lazzarini senz’altro attribuito all’omonima zecca lucana sostenendo che è più volte rinvenuto in tombe di quella città (Fig. 1). In realtà la questione resta ancora aperta in quanto se è vero che alcune varianti simili, con l’etnico abbreviato H o HP, hanno circolato solo nella città lucana, il bronzo summenzionato, molto raro e con etnico completo senza la consonante aspirata, sembra essere stato rinvenuto in Sicilia. Ovviamente è possibile dirimere la questione solo con ulteriori conferme provenienti da sicuri dati di scavo archeologico.
Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr,135/novembre 1999, articolo richiesto da un ns.lettore.
Questo decadramma stato battuto a circa un milione e 900 mila euro (2.3 milioni di franchi svizzeri ) all’asta di Numismatica Ars Classica a Zurigo lo scorso 17 ottobre. Il decadramma agrigentino di Akragas è una moneta di 42,42 grammi in argento, datata 409-406 avanti Cristo. Il decadramma, che faceva parte della collezione del petroliere americano Nelson Bunker Hunt, raffigura al dritto una quadriga con sopra un’aquila con un serpente tra gli artigli e sotto un granchio e al rovescio due aquile che afferrano una lepre. Sarebbero solo 12 gli esemplari noti in tutto il mondo di questa splendida moneta di cui sei si trovano in musei.
Il Silphium, ricercatissima pianta le cui proprietà officinali e gastronomiche erano molto note presso gli antichi, non è stata più ritrovata dai tempi di Nerone e si pensa possa essere scomparsa. Essa viene rappresentata con i suoi fiori ed i suoi frutti in numerosissime monete della Cirenaica, unica località dove pare crescesse spontanea, fonte quindi di grande ricchezza per gli abitanti del luogo. Il succo che se ne estraeva veniva paragonato al valore dell ‘oro e dell’argento e veniva conservato nell’erario statale romano. In questo lavoro è stata fatta anche un’ampia sintesi della storia della Cirenaica e delle altre città più grave; importanti dell’epoca ed in particolare di Kyrene, la cui nascita viene attribuita ad un piccolo nucleo di navigatori greci partiti dall’ isola di Santorini.
Malgrado le numerose vicissitudini storiche attribuite a questa regione, dai Re Battiadi (640-450 a.C), a varie Repubbliche (450-322), ai Tolomei (322-66 a.C) ed ai Romani (dal 66 a.c. in poi), il silphium appariva nel retro di tutte le forme monetarie, mentre al diritto troneggiava quasi sempre il busto di Zeus-Ammone, il dio venerato da quelle parti.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.183/marzo 2004, articolo richiesto da un ns. lettore.
Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.
LA PRESENZA DEL METALLO MONETATO E NON MONETATO, RITROVATO INSIEME IN ACCUMULI DI ETA’ ARCAICA IN MAGNA GRECIA E SICILIA, OFFRE LO SPUNTO PER RIVEDERE IL SIGNIFICATO DEL TERMINE “TESAURIZZAZIONE”.
di Maria Teresa Rondinella
Con il termine “tesaurizzazione” s’intende l’accumulo e la conservazione di ricchezza mobile, di qualsiasi natura o provenienza essa sia, mercantile, militare o anche religiosa. Lo spunto per la trattazione del problema è offerto dai dati ricavabili dallo studio di alcuni tesoretti i quali contengono, oltre a monete di varie zecche, anche metallo prezioso non monetato.
Per quanto riguarda la Sicilia, l’unica preziosa informazione è fornita dal tesoro di Selinunte 1985, contenente 165 monete d’argento, tutte risalenti al periodo arcaico e riconducibili a otto zecche diverse, tesaurizzate insieme a tre frammenti di lingotti, due rettangolari (figg. 1-2) ed uno probabilmente circolare , un lingotto rotondo e un piccolo gettone, anch’essi d’argento. Il fenomeno più interessante è dato dal fatto che il suo proprietario aveva tesaurizzato argento coniato (ben 165 monete) insieme ad argento non coniato. La data di chiusura del tesoretto si pone intorno al 510 a.C. per la presenza di alcune monete incuse di Metaponto a tondello medio, che rappresentano gli esemplari più recenti del ripostiglio. Anche in Magna Grecia abbiamo due rinvenimenti analoghi, il tesoretto di Sambiase (IGCH 1872) e il ripostiglio di Taranto (IGCH 1874), recentemente rivisitati da Attilio Stazio.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.275 – Luglio/Agosto 2012
Considerazioni stilistiche sulle monete di bronzo
In questo lavoro elencherò particolarmente i culti attestati dalle monete in quanto ve ne sono stati altri che si deducono soltanto o da citazioni storiche o da iscrizioni, senza avere cioè il supporto della monetazione.
Il Ciaceri ( I, p. 62) scrive “I culti delle città antiche si spandono come tutti gli altri elementi della civiltà ma non arrivano senza dubbio a prendere un carattere rilevante se non a causa di qualche avvenimento. Ed è solo allora che essi cominciano ad essere attestati dalle monete che ne sono la più sicura e pubblica conferma”.
Segue: articolo completo in formato PDF da Panorama Numismatico nr.78/settembre 1994 – articolo dagli archivi di Panorama Numismatico richiesto da un ns. lettore.










