UBICAZIONE E CENNI STORICI
Come già accennato a proposito di Alaisa Archonidea, in Sicilia erano note diverse città a nome di Alaisa. Una di queste doveva essere situata nella zona etnea. Infatti tutti gli esemplari noti dell’emissione n. 2, recanti l’etnico Αλαισινων (= degli Alesini), sono stati rinvenuti sulla sommità del Monte Bolo, nei pressi di Bronte, sulle pendici occidentali dell’Etna. Ai suoi piedi scorre il torrente Troina , che vicino affluisce nel fiume Simeto. E’ un’ altura adatta ad ospitare una guarnigione di mercenari. Nelle immediate vicinanze è frequente il rinvenimento di materiale archeologico.
Utilizzando fuggevoli accenni sulla relazione di Appiano, già lo storico Casagrandi aveva ipotizzato l’esistenza di una Alaisa sull’altopiano di Bolo. Anche il noto studioso numismatico Cavallaro aveva localizzato una popolazione a nome Alesini sulle pendici etneee, sostenendo che in realtà vi dovevano esistere diversi villaggi aventi il nome Alaisa.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.105 – Febbraio 1997. Da Corpus Nummorum Antiquae Italiae (Zecche minori) di A. Campana. Articolo richiesto da un ns. lettore.
Considerazioni stilistiche sulle monete di bronzo
In questo lavoro elencherò particolarmente i culti attestati dalle monete in quanto ve ne sono stati altri che si deducono soltanto o da citazioni storiche o da iscrizioni, senza avere cioè il supporto della monetazione.
Il Ciaceri ( I, p. 62) scrive “I culti delle città antiche si spandono come tutti gli altri elementi della civiltà ma non arrivano senza dubbio a prendere un carattere rilevante se non a causa di qualche avvenimento. Ed è solo allora che essi cominciano ad essere attestati dalle monete che ne sono la più sicura e pubblica conferma”.
Segue: articolo completo in formato PDF da Panorama Numismatico nr.78/settembre 1994 – articolo dagli archivi di Panorama Numismatico richiesto da un ns. lettore.

Aureo di 7,28 grammi coniato a Roma nel 140. Al diritto testa laureata di Antonino e legenda ANTONINVS AVG PIVS P P TR P COS III. Al rovescio busto giovanile del futuro imperatore Marco Aurelio con legenda AURELIVS CAES AVG PII F COS. Marco Aurelio, è definito esplicitamente Cesare e figlio dell’augusto Pio (Augusti Pii Filius). Questa scritta la dice probabilmente lunga su quali fossero le vere intenzioni dell’imperatore circa la sua successione; anche Lucio Vero fu adottato, ma a lui non vennero dedicate monete così esplicite. Cohen 20; R.I.C. 421c. (ex asta NAC 24/2002).
di Roberto Diegi
DOPO ANTONINO, L’APPELLATIVO “PIUS” VENNE ADOTTATO DA ALTRI IMPERATORI ROMANI, E APPOSTO SULLE LORO MONETE, PERDENDO IL SIGNIFICATO ORIGINALE.
In questo articolo intendo soffermarmi su una in particolare delle abbreviazioni che compaiono sulle monete romane imperiali: P F = Pius Felix.
Sul termine Felix ci sono pochi dubbi: sta a significare colui che è sereno, felice del suo essere Pius; ma che significa quest’ultimo aggettivo, poi sostantivatosi nel tempo? Secondo gli antichi Romani Pius era colui che esercitava la Pietas, il cui significato era però ben diverso da quello che noi attribuiamo oggi al termine pietà.
La Pietas era anzitutto senso del dovere, sentimento religioso basato sul rispetto del sacro e degli dei, che non erano una entità astratta ma punti di riferimento concreti nell’esercizio di tutte le diverse azioni umane. In altri termini la Pietas era sentimento di devozione e di giustizia verso gli dei, gli antenati, la patria.
Venendo ora alla monetazione sulla quale vediamo comparire l’abbreviazione P F, osservo che anche in tal caso, come era avvenuto per Augusto e il suo titolo di Pater Patriae, l’origine di questa attribuzione risale in modo specifico ad un imperatore, avendo poi i successori adottato quella abbreviazione in modo quasi automatico, assieme ad altre e spesso con poca o nessuna rispondenza alla realtà.
A Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus, figlio adottivo di Adriano, assieme al nuovo nome di Titus Aelius Hadrianus Antoninus, derivante dalla adozione, venne attribuito l’appellativo PIVS che contraddistinse il suo lungo regno (dal 138 al 161) durante il quale l’imperatore governò tenendo fede ai princìpi della Pietas, nell’accezione che abbiamo sopra visto. Le monete di Antonino portano tutte questo appellativo Pius che successivamente, ma parecchi anni dopo la sua morte, venne adottato da altri con la ormai nota abbreviazione di P F.
Segue: articolo completo in formato PDF da Panorama Numismatico nr.275 – Luglio/Agosto 2012
di Mariella Cambi Mariani
I Celti transalpini entrarono nella storia romana verso la fine del V secolo a.c., con la discesa in Italia delle prime tribù. Agli occhi del mondo latino, i Galli – così furono chiamati – rappresentavano l’incarnazione dei barbari ignoranti, rozzi e sanguinari; e anche in seguito i popoli di origine latina rimasero attaccati a questo luogo comune che ribadiva una loro presunta superiorità culturale.
Per molto tempo il prototipo dei Galli fu lo sprezzante re Brenno, quello delle parole vae victis, guai ai vinti, gridate ai senatori sul Campidoglio assediato, mentre gettava la spada sulla bilancia del riscatto. Quando a loro volta i Romani entrarono in Gallia con l’intenzione di sottometterla,trovarono una civiltà antica, impregnata di tradizioni, con un profondo senso dell’onore e della comunità patriarcale. Le numerose tribù in oppida, città fortificate ricche di opere pubbliche pregevoli.
La potente casta sacerdotale dei Druidi amministrava la giustizia e guidava la loro religiosità particolarmente sensibile al culto dei morti, perché i Galli credevano nella sopravvivenza dell’anima e in un mondo eterno nel quale tutti si sarebbero ritrovati. L’unico retaggio primitivo era il taglio della testa al nemico valoroso vinto in battaglia, con la convinzione di potersi appropriare delle sue energie fisiche e spirituali.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.72 – febbraio 1994. Articolo richiesto da un ns. lettore.
di A. Campana
UBICAZIONE E CENNI STORICI
Pochissimo si sa di questo antico centro, situato tra Kalakte ed Alaisa Archonidea, sul luogo dell’attuale Mistretta. E’ posto sopra una dorsale dei Nebrodi settentrionali, a 950 m.s.m., tra le fiumare di Reitano e di Tusa.
Le prime notizie storiche sicure risalgono agli inizi della prima guerra punica. La città venne assediata dai Romani con tutti i mezzi. Alla fine fu presa, distrutta e gli abitanti in parte massacrati ed in parte condotti in schiavitù. Più tardi fu ricostruita ed ancora assediata ed espugnata dai Romani, evidentemente per la sua posizione strategica.
Dopo la seconda guerra punica divenne civitas decumana e all’epoca del questore Verre doveva avere un certo splendore in quanto fu da questi vessata e spogliata di molte ricchezze . Un fuggevole accenno è contenuto anche in Silio Italico.










