
Foto 1. Aureo di 7,54 grammi coniato a Roma tra il gennaio ed il settembre del 97. Al diritto testa laureata di Nerva e legenda IMP NERVA CAES AUG P M TR P COS III P P. Al rovescio personificazione della Fortuna con legenda FORTUNA AUGUST. Cohen 65, R.I.C. 16.
di Roberto Diegi
Marcus Cocceius Nerva
Marcus Cocceius Nerva nacque a Narnia (l’odierna Narni, in Umbria) nel mese di novembre dell’anno 30 d.C.
Suo nonno, che aveva il suo stesso nome, aveva ricoperto il consolato ed era stato grande amico di Tiberio. La famiglia non era di origine patrizia ma annoverava illustri personaggi, soprattutto consoli, giuristi e letterati.
Anche il futuro imperatore, che era pure un noto avvocato, godette dei favori sia di Nerone che di Vespasiano.
Quest’ultimo lo scelse anche come collega nel consolato, nell’anno 71. Nel 90 ricoprì una seconda volta la carica di console insieme a Domiziano, che per la verità lo mandò in esilio dorato a Taranto nel 93 richiamandolo però a Roma l’anno successivo.
Secondo molti studiosi Nerva partecipò attivamente al complotto per uccidere Domiziano e questa tesi non appare poi neanche molto peregrina, visto che proprio Nerva fu acclamato imperatore il giorno stesso dell’assassinio di Domiziano.
Era il 18 settembre dell’anno 96 e Nerva aveva quindi quasi 66 anni, una età ragguardevole per quei tempi e già un po’ avanzata per assumere il potere. Infatti il nuovo imperatore sarebbe morto di lì a non molto, il 25 gennaio 98, dopo solo diciassette mesi di regno.
Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr.227/marzo 2008
di Antonio Campana
I . SERIE CON SCENA DEL GIURAMENTO (CIRCA 225 A.C.)
Parte seconda
Aspetti tipologici: La testa gianiforme
Anche per quanto c ncerne l’effigie del diritto, che ricorre pure sui quadrigati d’argento, non esiste un completo accordo fra gli studiosi. Infatti l’ipotesi più ovvia, ossia che si tratta di Giano bifronte, sembra contraddetta dal fatto che l’effigie si presenta imberbe e con aspetto giovanile e quindi diversa dalla tradizionale iconografia di Giano Quirino, che si presenta sempre barbuto, come anche nella coeva serie di bronzo con la prora di nave.
Di conseguenza sono state formulate diverse ipotesi alternative.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.124/novembre 1998 richiesto da una ns. lettrice.
La prima parte di questo articolo è disponibile in questa pagina.
UBICAZIONE E CENNI STORICI
L’antica città di Erbessos (o Herbessos) era situata con ogni probabilità sull’odierna Montagna dì Marzo, che s’innalza nella zona centrale della Sicilia, a circa 10 km a NO da Piazza Armerina ed a circa 11 km a NE da Barrafranca, in provincia di Enna. Il monte è costeggiato ad oriente dal fiume Braemi e sulla sommità si estende un pianoro per circa 15 ettari dove sono stati rinvenuti reperti che risalgono a tempi che vanno dalla preistoria fino alla fine del periodo romano.
La prima notizia storica risale al tempo di Dionisio I. Nel 395 a.C., dopo il ritiro del generale cartaginese Imilcone dalla lotta contro Siracusa e completato l’annientamento degli elementi calcidesi, Dionisio procedette alla sottomissione di tutto il territorio dei Siculi, parte con trattati di alleanza e parte con la forza delle armi. Fra le città sicule attratte in alleanza si annovera Erbessos.
La seconda notizia è tratta da Polibio, in relazione all’assedio di Agrigentum durante la prima guerra punica. Vi è accennato che ad Erbessos gli alleati raccoglievano le vettovaglie e le macchine da guerra e da codesta città prendevano i viveri per trasportarli nei luoghi dove l’esercito combatteva.
L’ultima testimonianza storica infine è di Tito Livio. Nel corso della seconda guerra punica egli registrò una ritirata di truppe romane da Leontinoi ad Erbessos nel corso di una sola notte.
In epoca romana era una città dì scarsa importanza.
Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr. 116 – Febbraio 1998. Articolo richiesto da un ns. lettore.
UBICAZIONE E CENNI STORICI
Entella era un antico centro elimo, situato sulla sommità della Rocca di Entella, a pochi km dall’attuale comune di Contessa Entellina, una scoscesa cima rocciosa incombente sulla valle del Belice sinistro. Attualmente la località attende ancora una sistematica campagna archeologica.
L’antica tradizione la diceva fondata da Aceste, mitico eroe collegato alla saga di Troia.
Nulla si conosce sulla storia della città fino agli ultimi anni del V secolo a.C.; quando Entella appare collegata agli eventi riguardanti i mercenari Campani.
Questi ultimi sono citati per la prima volta nel 415 a.C., quando circa 800 Campani prestarono servizio presso i Calcidesi di Naxos e di Katane, alleati degli Ateniesi durante la loro disastrosa avventura siciliana. Nel 413 a.C., rimasti senza ingaggio dopo la sconfitta di questi ultimi ad opera dei Siracusani, passarono ai Cartaginesi. Furono impiegati dapprima, nel 410 a.C., come presidio posto a difesa di Segesta dagli attacchi dei Selinuntini e successivamente, nel 409 a.C., per l’assedio di Selinus e di Himera.
Segue: articolo completo in formato PDF (16 pagine) da Panorama Numismatico nr. 115 – Gennaio 1998. Articolo richiesto da un ns. lettore.
di Alberto Campana
In un mio precedente articolo (Alcuni chiarimenti sulla metrologia siceliota (A. Campana) 114/dicembre 1997) avevo messo in evidenza la possibilità di una compatibilità metrologica tra alcune emissioni siracusane e le monete romane durante la seconda guerra punica.
In un successivo articolo, dedicato alla monetazione di Capua. avevo rilevato come un’emissione punica in elettro, con testa femminile gianiforme (Tanit?) e Giove su biga al galoppo a destra (Fig. 1), pur essendo coniata come 3/4 di shekel cartaginese, poteva essere ricondotta anche ad un ambito metrologico romano essendo scambiabile con 12,5 assi quadrantali (Le monete in oro, elettro, argento e bronzo di Capua: cenni di metrologia (A. Campana) 130/maggio 1999).
Anche se la metrologia antica può prestarsi a diverse interpretazioni, spesso opinabili, mi è sembrato lo stesso utile verificare gli aspetti metrologici delle varie emissioni puniche che furono battute in Italia e in Sicilia al seguito delle truppe annibaliche. In particolare era stata grande la mia curiosità di controllare se queste monete potevano in qualche misura essere compatibili con le coeve monete battute dai Romani e dalle varie città e popoli variamente coinvolti in Italia e in Sicilia nel corso della seconda guerra punica, che fu veramente epocale.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr. 136/dicembre 1999, articolo richiesto da un ns. lettore.











