Negli ultimi tempi i saggi di numismatica stanno vivendo un periodo di relativa abbondanza. Questo fatto, probabilmente, evidenzia un rinnovato interesse per la storia, la cultura, le tradizioni del nostro “bel paese” e tutto ciò è sicuramente un avvenimento particolarmente piacevole. Il nome di Lorenzo Bellesia è indubbiamente noto a chi si occupa, a qualsiasi titolo, di numismatica; l’autore, per l’ennesima volta, ha prodotto un saggio interessante: una seria ed approfondita ricerca numismatica sulle monete coniate nella zecca di Sabbioneta. La città, fondata da Vespasiano Gonzaga Colonna, che ne fu anche primo duca, venne realizzata nell’arco di circa 35 anni, dal 1556 al 1591, secondo i criteri del migliore Rinascimento e in base ai principi della Città ideale.
di Gianni Graziosi
La produzione di Lorenzo Bellesia si arricchisce di una nuova monografia sulle monete dei Gonzaga emesse nelle zecche di Pomponesco e Bozzolo e, per l’ennesima volta, ne scaturisce una seria e approfondita ricerca numismatica. Il lavoro, come chiaramente indicato nel titolo, si occupa delle coniazioni di due piccole zecche dei rami cadetti dei Gonzaga. A Pomponesco l’attività durò un decennio, dal 1583 al 1593, mentre a Bozzolo le coniazioni presumibilmente iniziarono a partire dal 1593 e si protrassero fino al 1670. La maggior parte delle emissioni sono di difficile reperibilità e si possono giudicare rarissime.
La prima ricerca sulle zecche di Pomponesco e Bozzolo venne pubblicata, nel 1782, a Bologna dall’editore Guido Antonio Zanetti, nel volume Delle zecche e monete di tutti i principi di casa Gonzaga che fuori di Mantova signoreggiarono del frate, storico dell’arte, letterato e numismatico, Ireneo Affò (1741-1797). Successivamente altre opere si sono occupate dell’argomento, come il Corpus Nummorum Italicorum (CNI) con il volume IV, sulle zecche minori della Lombardia, pubblicato nel 1913; la monografia, edita a Mantova nel 1967, di Guido Guidetti dedicata alle zecche di Bozzolo, Pomponesco e San Martino dall’Argine; fino ad arrivare alla grande opera in otto volumi, nata per iniziativa della Banca Agricola Mantovana, sulle Monete e medaglie di Mantova e dei Gonzaga dal XII al XIX secolo: il VI volume della serie si occupa anche di queste due piccole officine.
È sicuramente azzeccato il sottotitolo di questo libro: molte piastre papali sono autentici gioielli numismatici e capolavori d’arte. La piastra, infatti, con le sue grandi dimensioni (arriva anche a 44 mm di diametro), consentiva all’artista di esaltare al massimo le proprie doti e, contemporaneamente, a chi la osservava, permetteva di apprezzarle. Del resto, è come se dovessimo ammirare in un museo un quadro di grandi dimensioni oppure una miniatura. È ovvio che il quadro attiri subito l’attenzione!
Anche se la prima piastra fu coniata da Sisto V (1585-1590), gli autori fanno partire il loro catalogo dagli scudi e relative frazioni fatti coniare da Clemente VII assediato in Castel Sant’Angelo durante il sacco di Roma nel 1527. Il titolo dell’opera, si legge infatti nella presentazione, potrebbe trarre in inganno, poiché vengono menzionate solo le piastre e gli scudi, mentre invece vengono esaminati anche i loro diretti frazionali, ovvero le mezze piastre ed i mezzi scudi. La scelta del titolo, quindi, è più “letteraria” che “scientifica”, in quanto il testo ripercorre la storia dei massimali d’argento dello Stato della Chiesa, i quali, con la loro bellezza, propagandavano in maniera diretta ed inequivocabile il messaggio dei Pontefici e della Santa Romana Chiesa.
Sembra proprio che negli ultimi anni il collezionismo di prove, progetti, saggi e di tutto quello che riguarda la moneta non destinata alla circolazione vera e propria stia godendo il favore del pubblico. Lo dimostrano non solo i consistenti realizzi nelle aste di tutto il mondo ma anche il diffondersi di pubblicazioni specifiche sull’argomento.
Del resto, che questo campo della numismatica abbia un fascino del tutto particolare è innegabile. Prima che la moneta finisca nei cassetti dei commercianti o nelle tasche dei clienti c’è tutto un lavoro preparatorio che nel dettaglio ben pochi conoscono. All’interno delle zecche vi sono artisti, incisori e tecnici che studiano, propongono, progettano e realizzano le nuove monete. In questa fase della produzione si può trovare veramente di tutto: dal semplice tondello senza alcuna impronta alla moneta definitiva con la semplice parola PROVA inserita da qualche parte, dalla semplice impronta del soggetto alla coniazione su metalli diversi da quello che caratterizzerà la moneta definitiva. In mezzo a questi estremi, ci sono decine e decine di altre tipologie, tutte divenute ormai oggetti da collezione.
Questa uscita festeggia la trentesima edizione, un numero davvero importante che giustamente rende orgoglioso l’autore il quale lo ricorda nella sua consueta prefazione. Era infatti il 1984 quando Eupremio Montenegro rilevava la gestione del catalogo di Cesare Bobba che aveva conosciuto una ampia diffusione a partire dalla sua prima edizione, nel lontanissimo 1966, quando la numismatica e l’Italia tutta erano davvero un’altra cosa… e ognuno valuterà se siamo migliorati o peggiorati rispetto a quei tempi che ormai sembrano preistoria!
Erano i tempi, come ricorda l’autore, in cui iniziava il collezionismo di massa che aveva bisogno di manuali e guide e che era caratterizzato anche da raccoglitori dai mezzi modesti e ricchi, soprattutto, di entusiasmo.
Da alcuni anni Montenegro sta sottoponendo il suo catalogo a un puntiglioso e marcato restyling passando tutte le illustrazioni dal bianco e nero al colore, arricchendo di dati le note in calce alle monete e aggiungendo sempre nuove sezioni.








