Quali sono i volumi di moneta emessi nell’antichità? Di quanti pezzi si componevano le emissioni monetali greche? Quali erano le rese dei conii? A tutte queste domande gli studiosi hanno tentato di dare delle risposte ricorrendo a stime presuntive basate su calcoli statistici, non verificabili in alcun modo.
Elementi decisivi per la soluzione di tutti questi interrogativi sono stati individuati, incredibilmente, da Federico De Luca sulle monete stesse e più precisamente nei monogrammi riportati su di esse. De Luca si è interrogato per anni sul significato di queste sigle non ritenendo soddisfacente la spiegazione corrente secondo cui possa trattarsi dei monogrammi dei magistrati monetali. Ha cominciato a raccogliere e catalogare migliaia di immagini di monete vendute in Internet in giro per il mondo e immagini di monete provenienti da pubblicazioni specialistiche e ha ricostruito, in maniera quanto più completa possibile, intere emissioni di varie monetazioni greche. Successivamente ha studiato la sequenza dei monogrammi riportati sulle monete appartenenti con certezza ad una stessa emissione, arrivando alla conclusione che essi non sono composti di lettere ma di numeri, espressi in greco con le stesse lettere dell’alfabeto. De Luca ha così scoperto che con tali cifre veniva indicato il taglio delle emissioni, il numero di pezzi coniati all’interno di ciascuna di esse. Queste cifre, congegnate in maniera sempre diversa da emissione a emissione, venivano riportate nello spazio angusto della moneta perché servivano a portare il conto dei pezzi via via coniati e a distinguere varie emissioni di monete tutte perfettamente uguali tra di loro.
Si dice sempre che la moneta sia un ottimo mezzo di trasmissione delle idee. È verissimo: fin dall’antichità il potere si è arrogato il diritto di battere moneta e su questi piccoli tondelli di metallo ha impresso immagini e scritte. Le immagini e scritte servivano per individuare immediatamente l’origine e l’affidabilità della moneta stessa, tuttavia queste immagini e queste scritte potevano comunicare un messaggio che all’autorità emittente poteva interessare trasmettere.
Furono i romani ad affinare questo strumento. La moneta, particolarmente durante le guerre civili e nell’alto impero, trasmise notizie di vittorie e conquiste, nuove costruzioni, nuove leggi e tanto altro.
La documentazione dei ripostigli rinvenuti intatti è sempre importantissima per la ricerca numismatica, non soltanto per le singole monete in essi contenute, quanto piuttosto per le molte considerazioni che si possono fare riguardo a datazioni e ambito di circolazione. Negli ultimi anni la ricerca numismatica italiana si sta muovendo molto in tal senso mettendo a disposizione degli studiosi ripostigli di cui non si ricordava praticamente nulla, come è il caso di quello che è ottimamente descritto nel libro che presentiamo ora.
Non sono sicuramente facili da classificare i trachy bizantini, cioè quelle monete in rame (in realtà di minima mistrua) coniate con una curiosa forma concava durante l’impero bizantino tra l’XI e il XII secolo. Questo libro sicuramente diventerà una guida essenziale per tutti coloro che sono interessati a classificare le loro monete, anche le più consunte.
Dopo un secolo dalla sua realizzazione è stata finalmente data alle stampe un’opera ad oggi rimasta inedita e fondamentale per gli studi numismatici. La Biblionumis Edizioni ha infatti deciso di fare il suo esordio nel panorama editoriale italiano offrendo agli studiosi l’opera Sulle monete delle provincie meridionali d’Italia dal XII al XV secolo, di Arthur Sambon.
Identificata nel tempo con titoli eterogenei – tra i più noti: Le monete del Reame di Napoli e Sicilia e Normanni, Svevi, Angioini –, prima di questa pubblicazione l’opera del Sambon (1866-1947) poteva essere studiata e apprezzata solo da quei pochissimi numismatici che avevano la fortuna di possederla sotto forma di bozze di stampa. Mai diffusa e commercializzata per ragioni rimaste inspiegate, la fatica dell’insigne numismatico napoletano voleva essere parte di un ambizioso progetto editoriale, mai compiuto, che agli inizi del Novecento si poneva l’obiettivo di analizzare tutte le monete del Meridione coniate dal VII al XIX secolo.








