Negli ultimi anni la bibliografia riguardante la monetazione napoletana si è arricchita moltissimo. È il risultato della passione di una generazione di collezionisti, appassionati e commercianti che ha rinverdito la gloriosa tradizione della numismatica meridionale dei primi del Novecento e poi mano a mano cresciuta nel corso del tempo.
In questa ricca e valida bibliografia, che comprende opere intere oppure articoli su riviste (tanti di questi ospitati in queste stesse pagine), diventerà sicuramente una pietra miliare il libro che Pietro Magliocca ha ora dato alle stampe passando in rassegna due secoli di attività della zecca di Napoli. Una zecca che fu forse la più produttiva dell’intera penisola, che ci ha lasciato una quantità impressionante di monete che ora vengono un po’ ovunque da collezionisti che hanno bisogno di guide e manuali. E proprio come un manuale si propone questo libro, un manuale che fa un passo in avanti rispetto a quanto esistente per dare, come scrive l’autore nella sua presentazione, «una più rigorosa impostazione scientifica che l’oggetto metallico racchiude congiuntamente alle vicende storiche susseguitesi nei locali della prestigiosa zecca di Napoli.»
Monete, stratigrafie e contesti
Sono stati pubblicati i risultati dei lavori del I Workshop Internazionale di Numismatica (WIN), tenutosi a Roma dal 28 al 30 settembre 2011 e organizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza-Università di Roma in collaborazione con il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno, il Dipartimento di Scienze del Mondo Antico dell’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo), l’Istituto Italiano di Numismatica e i Departments Coins and Medals e Prehistory & Europe, del British Museum di Londra. Si tratta di un convegno internazionale concepito con l’obiettivo di stimolare la riflessione di studiosi di diversa formazione – numismatici, archeologi e storici – sui diversi metodi impiegati per la lettura e l’interpretazione dei ritrovamenti monetali in relazione ai loro contesti di provenienza.
In questo volume si pubblicano le 523 monete recuperate nello scavo della Regio VIII, insula 7, 1-15 di Pompei, nell’ambito delle indagini archeologiche condotte tra il 2005 e il 2009, in seno al Pompeii Archaeological Research Project: Porta Stabia dell’University of Cincinnati (OH-USA).
Studiare la moneta a Pompei significa certo analizzare e percepire l’incidenza che questo strumento ha avuto nelle attività economiche e sociali del mondo antico, indagarne i movimenti, l’uso che ne è stato fatto, i contesti che l’hanno restituita; ma significa anche provare ad avvicinare e percepire una storia culturale, quella di un Mediterraneo che nel passato comunicava, nonostante guerre e divisioni, molto meglio rispetto a quanto siamo in grado di fare oggi, in cui transitavano uomini e merci, idee e monete, appunto: Pompei è infatti caratterizzata, nell’arco di tutta la sua vita, dall’eterogenea e disinvolta presenza di moneta “mediterranea”. Studiare la moneta utilizzata nella cittadina vesuviana significa dunque tentare di recuperare e comprendere meglio quel ruolo di “oggetto sociale” che la moneta ha rivestito nel mondo antico e che, anche se con notevoli differenze, tuttora riveste.
Segnaliamo il primo catalogo sull’argomento dopo l’opera di Restelli & Sammut The Coinage of the Knights in Malta pubblicato nel 1977.
427 pagine, 5.800 immagini, 2.850 tipologie di monete, ognuna minuziosamente descritta e illustrata in ogni variante, grazie a un paziente lavoro ricerca portato avanti nei maggiori musei, nelle vendite all’asta e nelle collezioni private.
Per informazioni: coinsofmalta.com
Monete imperiali greche della zecca di Alessandria d’Egitto
Per chi colleziona o studia le monete romane alessandrine un riferimento fondamentale è quello del Dattari, il catalogo della monumentale raccolta formata da Giovanni Dattari tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Di origini livornesi, gestì un fiorente commercio di antichità ad Alessandria d’Egitto e gli passarono tra le mani anche dei ripostigli che, numerosi, venivano alla luce negli scavi. Come noto, la circolazione monetaria nell’Egitto romano era molto particolare poiché era limitata alle sole monete coniate nella zecca di Alessandria. Le stesse monete coniate in Roma, denari e bronzi, non erano ammesse. L’oro invece sembra vi potesse circolare visto che la zecca di Alessandria non lo batteva.