Marilyn Moroe, una donna bellissima, affascinante, attraente, come si può in altro modo definire il sex simbol più famoso del XX secolo? Forse la personificazione stessa della femminilità ammaliante e seducente, sensuale ma dalla quale, nello stesso tempo, traspare una vena di tormento, di afflizione, un desiderio di tenerezza. In poche parole un vero mito: il sogno irrealizzabile di innumerevoli uomini. Norma Jeane Mortesen, questo il vero nome, nasce il primo giugno 1926 a Los Angeles (USA), trascorre un’infanzia molto travagliata, in orfanotrofi e in affido presso diverse famiglie, a causa delle crisi depressive della madre che non può occuparsene. Si sposa giovanissima, a 16 anni, con l’operaio Jim Dougherty, si risposerà ancora tre volte, con il giornalista Rodert Slatzer (1952-1952), con il giocatore di baseball Joe Di Maggio (1954-1954) e con il drammaturgo Arthur Miller (1956-1961). Nel 1945, mentre si guadagna da vivere in fabbrica, viene notata da un fotografo militare, David Conover, che realizza con lei un servizio per la rivista Yank. La sua immagine di pin-up raggiunge le truppe americane in tutto il mondo. Le fotografie di Norma Jeane cominciano a circolare, diventa la modella preferita del disegnatore di pin-up Earl Moran, il suo nome comincia a comparire sulle colonne dei pettegolezzi del Los Angeles Times. Il 24 agosto 1946 firma il suo primo contratto cinematografico con la 20th Century-Fox, divorzia dal primo marito ed assume il nome d’arte di Marilyn Monroe. Per aumentare il suo fascino si schiarisce i capelli (castano il colore naturale), spesso finisce nel letto di numerosi amanti, ma la carriera di attrice stenta a decollare e procede fra grandi difficoltà. All’inizio piccole parti, brevi apparizioni, ma alla fine il successo arriverà. Interprete indimenticabile di film di grande fortuna come la commedia musicale Gli uomini preferiscono le bionde (1953), la commedia brillante Quando la moglie è in vacanza (1955) ed il capolavoro comico di Billy Wilder A qualcuno piace caldo (1959).
Segue: articolo completo in formato PDF da Panorama Numismatico 275 / Luglio-Agosto 2012
Un nostro lettore ci ha segnalato novità circa la notizia del ritrovamento di monete a Pantelleria risalente all’anno passato. Trovandole interessanti abbiamo fatto una piccola ricerca. Abbiamo scoperto che, nella zona, già da tempo è stato creato un percorso di visita subacqueo tra relitti antichi e moderni che il sito della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali del Mare descrive attentamente insieme ai dettagli dei ritrovamenti. Nel frattempo le ricerche sono continuate ed è stato portato avanti un progetto di valorizzazione del sito attraverso scavi e studi.
ANCHE ALLA PROFEZIA DEL CALENDARIO MAYA E ALLA PIETRA DEL SOLE SONO STATE DEDICATE ALCUNE MONETE
Non poteva essere altrimenti, anche la presunta profezia catastrofica del calendario Maya è diventata una moneta. La Repubblica delle Isole Figi ha infatti emesso una moneta ovale in argento, datata 2012 e del valore facciale 10 dollari, con un peso di 20 grammi (tiratura 1.000 esemplari) per commemorare la data della fine del mondo, il 21 dicembre 2012. Difficile immaginare a scopo celebrativo cosa ci sarebbe poi da festeggiare, forse è più corretto pensare a scopo scaramantico. La profetica moneta presenta, su entrambi i lati, un inserto di vetro colorato che raffigura la Terra vista dallo spazio nel momento in cui essa viene distrutta; si intravedono sul bordo del pianeta enormi lingue di fuoco, nel complesso il pezzo è abbastanza piacevole. Al dritto, l’effige della regina Elisabetta II, dall’altro lato è rappresentata una parte della Piedra del Sol (pietra del sole), enorme monolite azteco conservato al Museo nazionale di antropologia, a Città del Messico, conosciuto anche con il nome di pietra di Tenochtitlan. Questo reperto venne ritrovato nel 1790 presso il lato meridionale della piazza principale di Città del Messico, ha forma circolare, misura 3,60 metri di diametro e pesa circa 25 tonnellate. Anche il Belize ha annunciato l’emissione di due monete per ricordare la mitica data della fine del mondo, il pezzo da 10 dollari in argento, 28,28 grammi di peso (tiratura 1.000 esemplari) e il pezzo da 250 dollari in oro, 15,976 grammi (tiratura 500 esemplari). Entrambe le monete presentano lo stesso disegno. Al dritto sono raffigurati gli Eroi Gemelli seduti, uno di fronte all’altro, in mezzo, i glifi che rappresentano la data Maya della fine del mondo; i disegni sono tratti dal vaso Hokeb Ha. I Gemelli sono i protagonisti del mito cosmogonico Maya che narra la sconfitta degli dei dell’inframondo, dominatori della terra che, in questo modo, diventò adatta per gli uomini. Si chiamano Hunahpu’ e Xb’alanque’ e sono i figli del dio Mais. Al rovescio è raffigurata la testa scolpita in giada che rappresenta Kinich Ahau, il dio sole, una tra le più importanti divinità Maya.
Il nome abouquel è quello di una moneta ma non lo troverete nel vocabolario del Martinori, La moneta. Vocabolario generale, Roma 1915. E’ infatti espressione tipicamente francese riportata da viaggiatori transalpini del XVII e XVIII secolo ed è una storpiatura dell’arabo abu kelb dove kelb significa cane. Gli Arabi infatti così chiamavano i talleri olandesi perché, si ritiene, confondessero il leone con un cane. In realtà è probabile che ci fosse, in questa identificazione, anche un certo astio religioso. Nel Corano il cane è considerato un animale impuro ed i Musulmani chiamavano cani i Cristiani (e viceversa). Perciò nell’identificare come un cane con il leone della moneta olandese ci poteva essere anche una connotazione religiosa. Ben volentieri, però, gli Arabi, come gli Occidentali, lasciavano da parte la religione se c’era di mezzo il guadagno! Infatti i talleri olandesi circolavano ampiamente in tutto l’Oriente e nessuno si faceva scrupoli nell’accettarli, l’importante era che fossero del peso e della lega giusti. Cfr. su questa definizione M. Amandry (a cura di), Dictionnaire de numismatique, Parigi 2001, sub vocem.
Molti numismatici conosco le vicende del cosiddetto tesoro di via Alessandrina a Roma.
Era il 22 febbraio 1933 quando, nel corso dei lavori di ristrutturazione di una casa di Roma, appunto in via Alessandrina, venne fuori un vero tesoro composto da monete antiche, medievali, moderne e gioielli. Si scoprì presto che non era il classico ripostiglio antico o medievale. Era stato invece scoperto l’artigianale caveau dell’antiquario romano Francesco Martinetti che in quella casa aveva vissuto dal 1879 al 1895, anno in cui era morto.
Questo favoloso tesoro fu a lungo conteso tra il Governatorato di Roma, gli scopritori e gli eredi del Martinetti. Ad istanza del tribunale di Roma fu redatta una stima sulla base della quale stabilire il valore della quota spettante in particolare ai detti scopritori. Gli appassionati di bibliofilia numismatica certamente conoscono la stampa che fu fatta di questa perizia compilata nel 1942 in particolare dal commerciante Michele Baranowsky. Ne risultarono 2.611 pezzi, di cui 81 gioielli e tutto il resto monete quasi tutte d’oro, 433 monete di zecche italiane, 30 greche, 243 romane e bizantine, ecc. tra cui 1.724 monete non aventi valore numismatico. Stima complessiva: 1.211.671 lire… e 90 centesimi per la precisione.










