UNA MONETA INEDITA DI PASSERANO, UNA ANONIMA DI ATTRIBUZIONE INCERTA MA CERTAMENTE PIEMONTESE, UNA RARISSIMA CONTRAFFAZIONE BATTUTA IN SVIZZERA DEL BIANCO BOLOGNESE DI PIO V, UNO STRANO MARCHESANO DI FERRARA.
di Lorenzo Bellesia
Grazie alla cortesia di due lettori vorrei segnalare alcune interessanti monete. La prima di queste è una interessantissima contraffazione della zecca di Passerano così descritta:
D/ … AI … RO …
Due stemmi affiancati tra i quali, in basso, globetto
R/ … NOVA · PAS …
Aquila di fronte ad ali spiegate
CU – h 2 – g 1,20
Purtroppo del diritto si intravedono solo alcune lettere mentre al rovescio le lettere PAS non lasciano dubbi sull’assegnazione della moneta a Passerano. La moneta non è descritta né dal CNI né dal recente lavoro di Elio Biaggi.
Segue: articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr.258, gennaio 2011
di Gianni Graziosi
Negli ultimi tempi si parla molto di economia globale, di uso delle risorse naturali, di perdita della biodiversità. La repubblica di Nauru è formata da una sola piccola isola di 21,4 chilometri quadrati che si trova nell’oceano Pacifico meridionale, poco a sud dell’Equatore. Indipendente dal 1968, è il terzo stato più piccolo del mondo sia per estensione che per popolazione, poco più di 10.000 gli abitanti. Fino a poco tempo fa l’unica risorsa era costituita dai locali giacimenti di fosfati che, con una produzione di 2 milioni di tonnellate l’anno, hanno fatto la fortuna dell’isola. Ora che i giacimenti sono quasi esauriti, in seguito all’eccessivo sfruttamento, lo stato, vista la scarsità di materie prime e di terreno coltivabile (importa derrate alimentari e produce acqua potabile con un unico impianto di dissalazione), è sull’orlo del collasso finanziario. Per risollevare l’economia dell’isola il governo ha cercato di rendere il paese un paradiso fiscale incoraggiando la registrazione di imprese e banche in regime di offshore. La piccola nazione, per evitare la bancarotta, ha avuto un aiuto economico dall’Australia ed è diventata una sorta di protettorato e, in questo modo, rischia di perdere la propria indipendenza. Dal 1992, per cercare di aumentare le entrate statali, si è cominciato ad emettere monete per collezionisti; la valuta ufficiale è il dollaro australiano.
Scarica l’articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr.286 / Luglio e Agosto 2013

Ritratto del Principe Siro all'età di 19 anni quando era ancora un conte e non principe come indicato nella scritta della parte superiore.
di Lorenzo Bellesia
In Cronaca Numismatica di luglio (del 2003 NdR) Demofilo parla di una curiosa moneta di Correggio di cui sarebbe stata male interpretata la leggenda del rovescio. Si tratta di un soldo (per il momento lasciamo questa definizione) che al diritto presenta la leggenda SYRVS AVSTRIAC CORR DNS con la testa del principe a destra ed al rovescio la leggenda SIGNAT GRATIOSA NOM con un cuore trafitto da quattro frecce.
Demofilo se la prende con Ravegnani Morosini che ha riportato una traduzione della leggenda del rovescio visibilmente sbagliata: la graziosa moneta indica (GRATIOSA NOMismata SIGNAT) il dolore per le accuse (sottinteso). In realtà, osserva Demofilo, NOMISMATA è complemento oggetto, il soggetto è Siro il quale CONIA GRAZIOSE MONETE, ossia monete che godono credito. E’ una chiara risposta alle accuse mossegli di contraffare le monete. E’ questa l’interpretazione giusta, riportata in alternativa da Ravegnani Morosini e già indicata correttamente da Bigi.
Detta così perentoriamente quest’interpretazione non lascerebbe adito a dubbi ma, esaminando bene la faccenda, il senso sembra molto stiracchiato. Andiamo comunque con ordine partendo da Quirino Bigi che nel 1870 descrisse questo pezzo al n.86 come monetuccia di rame, del valore di un sodo che sarebbe stata battuta con riferimento all’accusa rinnovatasi dalla Corte Imperiale nel 1629 contro il Principe Siro per l’adulterazione delle monete. Non ci fu nessun commento ulteriore nel CNI dove fu supinamente accettata la definizione di soldo.
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Francobollo da 5 cent (blu-nero) emesso il 25 aprile 1912 con la raffigurazione del Campanile di San Marco
di Gianni Graziosi
Tutti a Venezia sono a conoscenza del fatto che il campanile, che si erge isolato in un angolo di piazza San Marco, di fronte alla famosissima basilica, è una ricostruzione dell’originale. Il simbolo stesso della città, che i veneziani chiamano el paròn de casa, crollò la mattina di lunedì 14 luglio 1902, alle 9,55. La zona era sta precedentemente transennata a causa di evidenti segnali di cedimento e sofferenza della struttura che si erano manifestati già a partire dall’inizio dell’estate. Per fortuna non ci furono vittime; oltre al campanile venne distrutta anche la loggetta posta alla base. L’impatto emotivo sui veneziani fu fortissimo; le immagini d’epoca mostrano un enorme cumulo di macerie che ingombra piazza San Marco.
La sera stessa il Consiglio Comunale, riunito d’urgenza, deliberò la ricostruzione con l’impegno di riedificare il campanile secondo il voto, auspicato da un anonimo cittadino, “come era, dove era”. Ultimato lo sgombro delle macerie, il 25 aprile 1903 ebbe luogo la cerimonia della posa della prima pietra alla presenza di numerose autorità fra cui S.A.R. il principe Vittorio Emanuele di Savoia conte di Torino. La ricostruzione durò parecchi anni, fra i momenti più significativi si possono ricordare: il completamento dei lavori di consolidamento del masso di fondazione (14.10.1905), l’inizio della “struttura fuori terra” (31.3.1906); la fusione delle campane (25.4.1909) andate distrutte nel crollo – di quelle originali si era salvata solamente la più grossa detta il Campanon – e la loro installazione (22.6.1910); il termine della cuspide piramidale (4.1.1912); la ricollocazione dell’angelo, quello originale opportunamente restaurato, sulla cuspide (5.2.1912). Il 25 aprile 1912, in occasione della festa di san Marco, venne effettuata la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione del riedificato campanile.
Allo scopo di commemorare il centenario della ricostruzione, l’Azienda Filatelica e Numismatica di San Marino ha emesso una moneta d’oro da 2 scudi (6,451 g, 21 mm, 1.600 esemplari la tiratura). Al dritto compare lo stemma della Repubblica di San Marino, al rovescio la raffigurazione del campanile con, in primo piano, alcuni particolari architettonici di Palazzo Ducale. (altro…)
La rivista svizzera Numis-Hmz ha pubblicato, a cura di Fabio Luraschi, un interessante bando pubblicato a Lugano il 18 agosto 1752. Poiché è stato ovviamente redatto in lingua italiana lo possiamo apprezzare pienamente. Anche in Svizzera c’erano i soliti problemi relativi alle monete per cui occorreva prendere dei provvedimenti per provedere, si legge, il meglio possibile alli diversi abusi, che provengono dal corso troppo alterato delle monete, e sperimentato sommamente pregiudizievole al vantaggio di questa Magnifica Comunità.
La tariffa, qui illustrata, cita soprattutto monete italiane. Cita, per esempio, la doppia nuova di Roma coniata dopo il pontificato di Clemente XI quotata 22 lire e 10 soldi con la mezza doppia e quarto in proporzione. Troviamo il ducatone ed il filippo di Milano ed il ducatone di Roma posteriore a quello di Clemente XI. Quel che stupisce è trovare monete anche monete piccole e soprattutto di Genova. Oltre alla doppia ed agli scudi d’argento abbiamo citati il terzo di lire e la parpaiola.









