di Giulio Carraro – da Panorama Numismatico nr.252 – Giugno 2010
Premessa storica
Dopo la morte di Azzo nel 1308 si apriva una aspra contesa ereditaria che portava ad uno scontro di proporzioni internazionali tra Venezia e la Santa Sede. La coalizione pontificia entrava a Ferrara nel 1308 e le milizie veneziane dovevano cedere. Il Papa affidava il governo della città al re di Napoli Roberto d’Angiò, un sovrano tutt’altro che gradito ed amato. L’avversione popolare sfociava nel 1317 in una sollevazione che determinava la sconfitta delle milizie catalane. Intanto erano accorsi a Ferrara i figli di Aldobrandino, Obizzo e Rinaldo, e il figlio di Francesco, Azzo, con la speranza di riuscire ad approfittare delle circostanze. Il 15 agosto la popolazione, tra la generale euforia, proclamava Rinaldo, Nicolò, Obizzo, Azzo e Bertoldo signori della città. Su Ferrara e sugli Estensi cadeva allora la scomunica papale, seguita dall’interdetto. Nel 1321 un acuirsi dei dissidi vedeva addirittura gli Estensi sottoposti a processo presso il Tribunale dell’Inquisizione.
I due autori, Giovanni Attardi e Giovanni Gaudenzi, hanno una lunga esperienza in fatto di monete contemporanee italiane, in particolare della monetazione repubblicana di cui conoscono davvero vita, morte e miracoli avendo pubblicato due libri riguardo gli errori e le varianti della lira (pubblicato in due edizioni, Varianti ed Errori nelle Monete della Repubblica Italiana, Ed. Nomisma) e dell’euro (Euro, Prove, Varianti, Errori, Ed.Nomisma). Costituisce perciò un naturale proseguimento del loro cammino di studiosi questa pubblicazione destinata a censire, catalogare e descrivere le prove, le varianti, gli errori ed i falsi, come indicato nel titolo stesso, ma anche, come indicato nella prefazione, le monete non emesse, quelle dubbie, quelle contraffatte, gli errori artefatti e le monete inventate. E tutto questo nel primo volume, qui segnalato, per le monetazioni da Carlo Alberto a Umberto I, cioè dal 1831 al 1900, e poi, in un secondo volume (Prove, Varianti, Errori, Falsi nelle Monete dei Savoia – Vol.2, appena uscito, maggio 2010, Ed. Tevere) sulle monetazioni di Vittorio Emanuele III, Repubblica Sociale Italiana e Umberto II, cioè dal 1900 al 13 giugno 1946.
di Lorenzo Bellesia – da Panorama Numismatico nr.241 / Giugno 2009
NEL CNI ALCUNE MONETE DELLE ZECCHE DI MANTOVA, FERRARA, MODENA, REGGIO EMILIA E VERONA SONO INDICATE CON I NOMI PIU’ DIVERSI: TESTONE, MEZZO TESTONE, GROSSONE, MEZZA LIRA. IN REALTA’ SONO TUTTE UGUALI E DERIVANO DA UNA MONETA MANTOVANA CHIAMATA BUSSOLOTTO.
Nell’età del marchese Lodovico II a Mantova si coniò una moneta d’argento che prese il nome di bussolotto e che si diffuse presto nelle zecche vicine come Ferrara, Reggio Emilia, Modena e Verona, assumendo però nomi diversi. Per un caso, quando, nel 1504, a Roma venne introdotta la riforma voluta da Giulio II, la nuova moneta d’argento, pur se diversa per peso e titolo, venne ad avere lo stesso tenore di fino per cui le tariffe successive diedero lo stesso valore ai bussolotti mantovani, ai suoi omologhi nelle altre zecche ed ai giuli papali.
di Roberto Diegi – da Panorama Numismatico nr. 230 – Giugno 2008
Titus Aurelius Fulvus Boionius Antoninus
Il futuro imperatore Antonino Pio nacque a Lanuvium, nel Lazio, il 19 settembre 86, ma la sua famiglia era originaria della città di Nemausus nella Gallia Narbonense (l’odierna Nimes nella Francia meridionale) dalla quale si era però trasferita a Roma da parecchi anni.
di Nicolò Pirera – da Panorama Numismatico nr.245/novembre 2009
UN ATTENTO E SCRUPOLOSO ESAME DELLE MONETE DA 120 GRANA CONIATE A NAPOLI A NOME DI GIUSEPPE NAPOLEONE.
Il trattato di Parigi del 21 settembre 1805 ebbe per firmatari i rappresentanti dell’Impero Francese e del Regno di Napoli e sancì svariati obblighi per Ferdinando IV. Il sovrano di casa Borbone si impegnava formalmente a mantenere la neutralità nella guerra in corso (terza coalizione continentale e nona campagna contro l’Austria) senza conferire alcun comando ad ufficiali russi, austriaci ed appartenenti ad alcuna delle fazioni belligeranti e di non concedere asilo a profughi francesi.







