La ricerca di qualcosa di insolito e particolarmente “strano” ha indotto alcune zecche ad emettere monete “tridimensionali”; sì avete letto bene, non si tratta di un refuso. Ovviamente tutte le monete hanno tre dimensioni, ma lo spessore è decisamente piccolo, mediamente minore 10-12 volte rispetto alle altre misure. La Somalia, nel 2008, ha prodotto un set di cinque monete, valore nominale 1 dollaro, con forma geometrica di cilindro, cono, cubo, piramide e, per finire, di sfera. Le monete, placcate in argento, hanno dimensioni variabili fra 20-25 mm e riportano, in rilievo, lo stemma della Repubblica somala. Ma questo non è l’unico esempio di monete “tridimensionali”. La Côte d’Ivoire ha infatti emesso, nel 2010, un pezzo in argento da 1.500 franchi CFA (40 g) decisamente inconsueto; grazie ad un cucchiaio magnetico, che appartiene alla moneta, è possibile determinare la direzione della Mecca. Su un lato il globo terrestre è simbolicamente suddiviso in 36 segmenti, la posizione della Mecca è rappresentata da due minareti e dalla Kaaba (cubo). Chi vuole determinare la posizione della Mecca deve sistemare il cucchiaio magnetico sopra la moneta, nell’apposita posizione, e ruotare il tutto fino a quando l’estremità sottile punta il numero corrispondente alla città in cui ci si trova (diverse città sono elencate mediante un numero). In questo modo i minareti indicano la direzione cercata.
Quasi tutti gli studiosi ormai concordano sul fatto che il sistema denariale (denario, quinario, sesterzio e i suoi multipli in oro) nacque durante la seconda guerra punica fra il 215 ed il 211 a.C. Michael Crawford, l’autore del testo di riferimento della monetazione romana repubblicana (Roman Republican Coinage, RRC) sostiene la data del 211/12 a.C., altri autori propongono invece datazioni leggermente precedenti. Nonostante i notevoli progressi degli ultimi decenni dovuti al ritrovamento di nuovi ripostigli, non esistono ancora elementi certi per arrivare ad una datazione ed un quadro più preciso per la nascita del denario. (altro…)
I TESORI NASCOSTI DI ROMA – La millenaria caccia alle ricchezze sepolte
Nella storia dell’umanità, sin dai tempi più antichi, trovare un tesoro è sempre stato un sogno, un miraggio, fino a diventare, a volte, una feroce ossessione. Con questa frase inizia l’introduzione di un bel volumetto, il diminutivo si riferisce solamente alle dimensioni, che ci propone un affascinante viaggio fra i tesori sepolti, nel corso dei secoli, nel sottosuolo di Roma. Un itinerario attraverso la storia ed il tempo che si apre con le leggende medievali, passa per le scoperte del Rinascimento, del Barocco, della Roma umbertina e fascista, fino ad arrivare ai più recenti ritrovamenti. Oggetti nascosti per motivi diversi negli edifici pubblici, nelle case, nelle tombe, in campagna. Nascondigli dimenticati e mai più recuperati con monete d’oro, d’argento, di bronzo, gioielli. Dietro a gran parte dei tesori si nasconde o si intravede una vicenda tragica; il proprietario non lo ha riavuto, non ha fatto ritorno, forse è stato assassinato, in ogni caso non ha potuto riprenderlo né avvertire i propri cari. L’autore ha raccolto le ricerche, i rinvenimenti, i crimini, gli aneddoti, le leggende che hanno come protagonisti accumuli di monete ed oggetti preziosi nascosti a Roma. (altro…)
Simonluca Perfetto, già autore de La zecca dell’Aquila, opera pubblicata nel 2009, prende in esame una moneta, il denaro tornese, che ebbe grande successo in Abruzzo ed in generale nelle zecche del Regno di Napoli settentrionale. Inizialmente battuto in Francia, il tornese fu poi imitato nelle zecche dell’Oriente Latino, particolarmente in Acaja, da dove, molto svilito in peso e titolo, arrivò in Italia centrale. Per poco più di mezzo secolo, dal 1382 al 1436-1437 ci furono emissioni anche in Abruzzo, soprattutto a Sulmona. Nel 1439 il re Alfonso V d’Aragona concesse a quest’ultima città il privilegio di battere una nuova moneta, i nuovi tornesi prescritti al valore di due denari, probabilmente al tipo di quelli conosciuti per la zecca napoletana. Il progressivo svilimento del vecchio tornese fu determinante per la coniazione del doppio denaro che conservò lo stesso nome dei vecchi tornesi al tipo d’Acaja. (altro…)
Dopo tanto oblio negli ultimi tempi sono stati pubblicati nuovi ed interessanti studi sulla città e la zecca dell’Aquila, città che in età tardo medievale e nei primi decenni del Rinascimento svolse un ruolo molto importante sotto il profilo sia finanziario che militare nel Regno di Napoli. Questo ruolo fu sottolineato dalla presenza di una zecca che batté monete di tipo napoletano destinate a circolare in particolare nell’Italia centrale.
Agli studi si aggiunge ora questo interessantissimo volume frutto di ricerche nell’archivio locale dove è stato rintracciato un registro contabile in uso al credenziere aquilano, il Bastardello X, in cui vi erano annotate la jntrata et uscita de la zecca nell’anno 1495, anno in cui la città come gran parte del Regno di Napoli era caduto nelle mani del re di Francia Carlo VIII di Valois.









