Il viaggio attraverso le testimonianze della flora e della fauna nell’arte inizia con le tradizionali monete d’oro, a nominali di 20 e 50 euro, dedicate al patrimonio artistico romano. Il pezzo da 20 euro, modellato e inciso da A. Masini, propone al dritto una composizione delle vestigia dell’antica città di Pompei. Sul rovescio è invece raffigurato un particolare dell’affresco ritrovato nella Casa del Bracciale d’Oro.
di Giuseppe Carucci
COME VENIVA CONIATA LA MONETA NEL MEDIOEVO? CHI GESTIVA I GRANDI PROVENTI DELLE ZECCHE? ECCO COSA AVVENIVA NEL REGNO DI FRANCIA.
Un cronachista fiammingo ci informa che nel X secolo il conte di Fiandra Baldovino III (fig. 1) stabilì in un editto le regole per gli scambi commerciali per chi non possedesse denaro: per due galline bisognava dare un gallo, una pecora per due agnelli, una mucca per due vitelli, un vitello per due pecore e così via.
L’economia era basata sullo scambio in natura, si comprava e si vendeva poco ma comunque si commerciava anche in assenza di moneta sonante.
Tuttavia la moneta era pur sempre necessaria anche nei periodi più cupi della stagnazione economica medioevale.
Dopo aver redatto il catalogo della monete del Ducato d’Urbino nel 2001 era ovvio per Andrea Cavicchi pubblicare quello che ne è il naturale completamento, sia in termini geografici, che storici, che numismatici, cioè quello delle monete di Pesaro.
Nel primo libro l’autore ha compreso le monete battute ad Urbino, Pesaro, Gubbio e Senigallia dalle famiglie Montefeltro e Della Rovere.
Nel 2004 era stato pubblicato il catalogo della collezione di Banca Carige di Genova, ricca soprattutto di emissioni liguri: spettacolare ovviamente la selezione di monete genovesi e non da meno quella di zecche della famiglia genovese degli Spinola. Purtroppo questo catalogo, seppure stampato a colori e senza risparmi, era stato redatto senza criteri scientifici tanto che addirittura mancavano i pesi delle monete e mancavano del tutto introduzioni e descrizioni degli esemplari. Le foto poi non erano delle migliori anche se non pessime. Qualche persona importante ed autorevole deve aver fatto notare la gaffe editoriale a chi conta all’interno dell’istituto di credito ed ecco che, solo pochi anni dopo quella prima uscita, eccone una del tutto nuova con le stesse monete ma con un corredo scientifico che rimarrà fondamentale per gli studi della zecca di Genova.

Foto 1. Solido di 4,40 grammi coniato a Costantinopoli nel 379-383. Al diritto D N THEODOSIVS P F AVG con busto diademato a destra. Al rovescio Costantinopoli seduta su trono regge uno scudo sul quale è scritto VOT V MVL X; la legenda è CONCORDIA AVGGG; CONOB in esergo. Cohen 10, R.I.C. 47a. questo solido, in conservazione qSPL, è stato venduto a 1.000 Euro in asta NOMISMA 26/2008.
di Roberto Diegi
Flavius Theodosius
Flavius Arcadius
Flavius Honorius
Teodosio I (il Grande) era nato nel 347 a Cauca nella Spagna nord-occidentale ed era figlio di quel Teodosio il Vecchio, comandante della cavalleria, che era stato giustiziato nel 376, sotto Graziano, con l’accusa di alto tradimento nei confronti di Valentiniano I.
Dopo la battaglia di Adrianopoli, nel 378, nel corso della quale l’imperatore d’Oriente Valente aveva perso la vita, Graziano richiamò dalla Spagna Teodosio affidandogli la responsabilità delle frontiere danubiane. Avendo costui ottenuto importanti successi su questo delicato fronte, Graziano lo elevò al rango di augusto per l’Oriente a Sirmium il 19 gennaio 379.









