Articoli su argomenti vari legati alla numismatica, alle monete e alle medaglie. Articoli di costume, usanze e curiosità numismatiche.
NON VALE UN SOLDO BUCATO: SI USA DIRE PER QUALCOSA CHE PROPRIO NON VALE NULLA. EPPURE ANCHE LE MONETE BUCATE HANNO IL LORO FASCINO. ECCO UN VIAGGIO NEL MONDO ALLA RICERCA DI QUESTI FORO NUMISMATICI.
di Gianni Graziosi
Chi colleziona monete sa che molte di esse presentano un foro in genere di forma circolare, ma anche quadrangolare. Queste monete possono essere suddivise e classificate in due grandi gruppi: nel primo si possono collocare tutte quelle che vengono coniate già forate, molti stati hanno emesso o continuano ad emettere tali pezzi: nel secondo, viceversa, si possono raggruppare tutte le monete nelle quali il pertugio è stato creato successivamente la coniazione, anche dopo parecchi anni, per diversi motivi. Per cercare una spiegazione più o meno attendibile della monetazione forata bisogna forse risalire alle usanze di alcune popolazioni primitive presso le quali molti oggetti avevano la duplice funzione di mezzo di scambio e di ornamento come, ad esempio, conchiglie, perline di vetro, denti di animali, dischetti di metallo, ecc. Ovviamente per assolvere a questa doppia finalità venivano forati. Sembra quindi esistere un legame stretto fra gli oggetti ornamentali e le monete forate le quali, proprio per la loro forma, possono essere usate indifferentemente come mezzo di scambio e come ornamento. Inoltre solamente queste monete possono essere attraversate da cordicelle o bastoncini, al dine di facilitare il trasporto ed anche il conteggio con la formazione di gruppo monetali aventi lo stesso valore. Un altro aspetto sicuramente importante è che il foro serve egregiamente per differenziare e riconoscere facilmente i nominali. Alcuni vi scorgono anche un metodo che permette, all’autorità emittente, di risparmiare metallo così che, con la stessa quantità, si ottengono tondelli di diametro maggiore. Prima di continuare sono necessarie due premesse: in primo luogo la classificazione presentata è puramente indicativa, ne possono essere proposte altre; in secondo luogo è opportuno ricordare che gli esempi forniti sono solamente una piccola parte fra le molte possibilità quindi questa non è esaustiva né per quanto riguarda le nazioni che hanno coniato tali monete, né per gli esempi delle monete forniti.
Segue articolo completo in formato Pdf tratto da Panorama Numismatico n. 236/gennaio 2009
di Francesco di Rauso
Napoli, 7, 07, 1707. Con questa sequenza di numeri desidero aprire il mio primo studio sulle medaglie del periodo vicereale napoletano, una data ricca di significati nelle quale ebbe fine il dominio spagnolo su Napoli e l’inizio di quello austriaco, un periodo storico certamente meno negativo di quello precedente e che spostò il fulcro del potere da Madrid a Vienna. Dopo il primo entusiasmo iniziale per la cacciata degli oppressori spagnoli, i napoletani, costretti comunque a contribuire alle glorie del nuovo impero, si resero conto di non amare gli austriaci e la loro indole tanto diversa da quella latina.
Grazie ai suggerimenti di Salvatore D’Auria e alla consultazione sella sua opera “Il Medagliere”, è stato possibile adottare un particolare metodo di approfondimento per le medaglie. L’esoterismo è sempre stato elemento fondamentale nella medaglistica, grazie ad esso è possibile celati messaggi criptati in ogni simbolismo. L’indagine sulla provenienza e sul significato delle leggende latine ci consente, inoltre, di sciogliere alcuni nodi che avvolgono nel mistero queste splendide testimonianze d’epoca. La prassi prevedeva che gli incisori modellassero e incidessero i propri lavori in base alle direttive (suggerimenti) dettate da personaggi di cultura della corte ma, per quanto concerne questa medaglia, è stato impossibile risalire all’illustre suggeritore/commitente, causa il mancato reperimento di decreti e documenti d’epoca. Quel che è emerso ha dell’incredibile.
Uomini con una grande preparazione in letteratura classica ed esoterismo vollero quasi sicuramente celare in questa medaglia alcuni messaggi profetici. La medaglia in questione è citata in diversi testi come opera dell’incisore tedesco Philipp Heinrich Muller (Augsburg 1654-1719), valido artista attivo nella zecca di Norimberga. Faccio notare che nella sua data, il numero 7 è ripetuto per ben quattro volte e da alcune indagini è emerso che sin dai tempi più lontani le gradi civiltà del passato consideravano tale numero perfetto. Tra l’altro, esso è protagonista di innumerevoli calcoli e retroscena religiosi ed astronomici. Imbattendomi in uno di questi studi ho notato, con grande stupore, che il numero in questione, sommato cabalisticamente, ci da come risultato 28 (1+2+3+4+5+6+7), la somma dei quattro numeri 7 presenti nella fatidica data della medaglia.
Napoli e il sud Italia vissero, in un epoca borbonica (1734-1861) e nel decennio francese (1806-1815), un periodo di grande attività culturale esoterica e la medaglia fu uno dei mezzi preferiti per la sua diffusione. Stando ad alcune ricerche, è emerso che il connubio esoterismo-medaglia nacque a Napoli prima del 1734. Già durante il governo del duca di Ossuna (vicere spagnolo, prima in Sicilia e poi a Napoli, dal 1616 al 1620), troviamo in alcune sue medaglie(ma anche monete) simbolismi equivoci per l’epoca, che vennero certamente utilizzati per comunicare. La più suggestiva tra queste è la medaglia del 1618 per omaggio al vicere, protagonista di futuri approfondimenti.
Segue prima parte dell’articolo in formato PDF (5 pagine), tratto da Panorama Numismatico n. 272/aprile 2012
Attualmente le nanotecnologie sono uno dei più fecondi campi della ricerca scientifica e industriale; oggi molte aziende basano i loro affari su queste tecnologie innovative e molti prodotti, solo pochi anni fa, non erano neppure immaginabili. Quello che può essere considerato l’inizio della nanotecnologia è il discorso pronunciato il 29 dicembre del 1959, in occasione di un evento dell’American Physical Society, dal fisico americano Richard Feynman (premio nobel per la fisica nel 1965). Il testo, intitolato There is Plenty of Room at the Botton (C’è un sacco di spazio giù in fondo), illustrava la possibilità di scrivere l’intera Enciclopedia Britannica sulla capocchia di uno spillo usando strumenti o macchine di dimensioni atomiche.

Francobollo da 5 cent (blu-nero) emesso il 25 aprile 1912 con la raffigurazione del Campanile di San Marco
di Gianni Graziosi
Tutti a Venezia sono a conoscenza del fatto che il campanile, che si erge isolato in un angolo di piazza San Marco, di fronte alla famosissima basilica, è una ricostruzione dell’originale. Il simbolo stesso della città, che i veneziani chiamano el paròn de casa, crollò la mattina di lunedì 14 luglio 1902, alle 9,55. La zona era sta precedentemente transennata a causa di evidenti segnali di cedimento e sofferenza della struttura che si erano manifestati già a partire dall’inizio dell’estate. Per fortuna non ci furono vittime; oltre al campanile venne distrutta anche la loggetta posta alla base. L’impatto emotivo sui veneziani fu fortissimo; le immagini d’epoca mostrano un enorme cumulo di macerie che ingombra piazza San Marco.
La sera stessa il Consiglio Comunale, riunito d’urgenza, deliberò la ricostruzione con l’impegno di riedificare il campanile secondo il voto, auspicato da un anonimo cittadino, “come era, dove era”. Ultimato lo sgombro delle macerie, il 25 aprile 1903 ebbe luogo la cerimonia della posa della prima pietra alla presenza di numerose autorità fra cui S.A.R. il principe Vittorio Emanuele di Savoia conte di Torino. La ricostruzione durò parecchi anni, fra i momenti più significativi si possono ricordare: il completamento dei lavori di consolidamento del masso di fondazione (14.10.1905), l’inizio della “struttura fuori terra” (31.3.1906); la fusione delle campane (25.4.1909) andate distrutte nel crollo – di quelle originali si era salvata solamente la più grossa detta il Campanon – e la loro installazione (22.6.1910); il termine della cuspide piramidale (4.1.1912); la ricollocazione dell’angelo, quello originale opportunamente restaurato, sulla cuspide (5.2.1912). Il 25 aprile 1912, in occasione della festa di san Marco, venne effettuata la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione del riedificato campanile.
Allo scopo di commemorare il centenario della ricostruzione, l’Azienda Filatelica e Numismatica di San Marino ha emesso una moneta d’oro da 2 scudi (6,451 g, 21 mm, 1.600 esemplari la tiratura). Al dritto compare lo stemma della Repubblica di San Marino, al rovescio la raffigurazione del campanile con, in primo piano, alcuni particolari architettonici di Palazzo Ducale. (altro…)
È proprio vero che l’inventiva dell’uomo non ha confini. Frequentando i convegni numismatici mi sono accorto di una nuova “follia” dilagante, collezionare pezzi da 2 euro colorati. Ma andiamo con ordine.
Le monete commemorative da 2 € sono state coniate la prima volta a partire dal 2004; ciascuno stato membro dell’area euro può emettere ogni anno una moneta celebrativa o commemorativa. Questo pezzo ha le stesse caratteristiche delle monete normali da 2 €, uguale il disegno sulla faccia comune, l’unico elemento di distinzione è il motivo celebrativo raffigurato sulla faccia nazionale.
Queste monete hanno corso legale nell’intera area dell’euro. Il disegno e l’emissione sono di competenza delle singole nazioni mentre il ruolo della Banca Centrale Europea, come per le normali monete in euro, consiste nell’approvare il volume massimo di pezzi che i singoli paesi hanno facoltà di emettere. Il regolamento UE n. 651/2012 (4 luglio 2012) del parlamento europeo, sull’emissione di monete in euro, ha stabilito che ogni anno ciascuno Stato membro la cui moneta è l’euro può emettere soltanto due monete commemorative, salvo qualora: a) le monete commemorative siano emesse congiuntamente da tutti gli Stati membri la cui moneta è l’euro, o b) una moneta commemorativa sia emessa nel caso in cui la carica di capo di Stato è provvisoriamente vacante od occupata ad interim (art. 4).











