Studi a articoli numismatici sulle monete e medaglie italiane medioevali e moderne. Le zecche delle città italiane, le monete e le medaglie italiane negli studi di Panorama Numismatico.

NAPOLI - Pedro Tellez Gyron, 1579-1624. Medaglia 1618 opus G. di Grazia. Æ g 37,23 mm 47 D/ PETRVS GYRON OSS . DVX E VRENIAE COM . X Busto a destra con corazza, bordo perlinato. R/ PRIMVSET ET IRE VIAM 1618 Cavallo rampante a sinistra; sotto sigle dell’incisore.
di Antonio Loteta
LA STORIA E LE MONETE BATTUTE SOTTO UN VICERE’ MOLTO AMATO MA CHE FINI’ MISERAMENTE NELLE CARCERI SPAGNOLE.
Le finanze siciliane, sotto i regnanti spagnoli Filippo II (1556-1598) e Filippo III (1598-1621), furono prosciugate per sovvenzionare le continue guerre di espansione.
Nel gennaio del 1610 Filippo III nomina Don Pedro Tellez Giròn III duca di Ossuna, viceré di Sicilia.
Don Pedro Giron nasce a Ossuna il 17 dicembre 1574 dal matrimonio tra Juan Tellez Giron II, Duca di Ossuna, e Ana Maria Fernandez de Velasco. La duchessa Catalina Enríquez de Ribera y Cortés, moglie di Don Pedro, alla fine di maggio del 1610 dà alla luce una bimba e la battezza Antonia. Tutti e tre si imbarcano a Barcellona diretti a Genova, per poi raggiungere Palermo. Dopo aver toccato il porto di Genova, arrivano a Napoli il 24 dicembre 1610, dove si fermano per un lungo periodo a causa delle cattive condizioni sia del tempo e sia della nave che li ha portati fin lì. Nel marzo del 1611 giungono a Milazzo e poi proseguono verso Messina. Infine, Don Pedro Giron prende possesso del Viceregno di Sicilia a Palermo il 2 aprile 1611. Una volta giunto in Sicilia, il Viceré trova una situazione disastrosa. Si rende conto che l’isola non ha una sufficiente flotta navale, che la delinquenza dilaga senza essere fronteggiata dalle istituzioni e che le casse del regno sono vuote. Dopo aver ispezionato Messina, Catania e Siracusa, ne fortifica le coste per fronteggiare le continue incursioni da parte dei turchi e contemporaneamente amplia la flotta siciliana.Per contrastare la delinquenza, fa eseguire condanne esemplari e vieta la circolazione nelle città di uomini armati.
Come si può agevolmente constatare sia dai documenti che dalla notevole quantità di monete pervenuteci, gli anni intorno alla metà del Cinquecento nelle zecche italiane, specie del nord, furono caratterizzati da una attività assai intensa.
Nelle città emiliane, oltre ad una eccessiva quantità di moneta di bassa lega, furono emessi in abbondanza anche scudi d’oro deI sole e bianchi in argento.
Partendo da Parma per arrivare a Bologna, passando per Reggio Emilia, Modena, Mirandola e Ferrara, quale più quale meno, tutte le zecche furono interessate dal fenomeno, ma un particolare campo d’indagine è dato dalle tre zecche estensi, cioè Ferrara, la sede della corte ducale, Modena e Reggio Emilia, le quali durante il governo di Ercole II, dal 1534 aI 1559, conobbero un periodo di straordinaria attività.
Nell’ambito di queste periodo, il presente breve lavoro intende studiare i due citati tipi monetari, ovvero lo scudo d’oro del sole ed il bianco, battuti a Modena a nome del duca Ercole Il.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.105 / 1997, articolo richiesto da un ns. lettore.
MA QUANTO E’ RARA LA MEZZA LIRA DI COSIMO III? LO E’ A TAL PUNTO CHE SE NE POSSONO ADDIRITTURA CONTARE GLI ESEMPLARI… E SONO DAVVERO POCHI!
Vagando nel grande mare della numismatica toscana, ogni tanto l’attenzione si concentra su monete quasi introvabili. Di monete rare se ne parla spesso nelle discussioni che avvengono settimanalmente al Circolo Numismatico Mediceo ma ce ne sono di quelle la cui effettiva rarità è poco nota. Allora ho deciso di riprendere la penna dopo molto tempo per alcune precisazioni riguardanti la mezza lira o 10 soldi o carlino battuta a nome di Cosimo III de’ Medici.
Questa mezza lira non è da confondere con quella di Ferdinando II che invece è relativamente facile da reperire, tenendo altresì presente che negli anni 70 del Seicento si battevano modesti quantitativi di monete nella zecca di Firenze per la Toscana.
di Mario Limido
È necessario uscire da questo disinteresse ed occorre anche superare la tendenza a trascurare lo studio delle monete comuni per privilegiare solo quelle rare. La rarità vale molto per il collezionismo, ma vale molto meno per la storia economica e sociale, una storia intimamente legata proprio alle monete più comuni, più numerose, a quelle che hanno effettivamente servito il mercato sostenendo le varie funzioni di misura dei valori, di mezzo di scambio e di pagamento, di conservazione e trasmissione di ricchezza. È soprattutto da queste monete più diffuse e più comuni che possiamo trarre notizie sulla storia economica e sulla vita della loro epoca.
IL SESINO DI PARMA CONIATO DA FERDINANDO DI BORBONE DAL 1781 AL 1798 E’ UNA MONETA COMUNISSIMA E ALL’APPARENZA BANALE E SEMPRE UGUALE MA, A BEN GUARDARE, SI SCOPRONO TANTE VARIETA’ E RARITA’. ECCOLE ORA INDIVIDUATE ED ILLUSTRATE PER LA PRIMA VOLTA.











