Studi a articoli numismatici sulle monete e medaglie italiane medioevali e moderne. Le zecche delle città italiane, le monete e le medaglie italiane negli studi di Panorama Numismatico.
Breve nota sopra due eccezionali multipli d’oro dei Ferrero Fieschi di Messerano
di Stefano di Virigilio
Le monete di ostentazione
Tra le piccole e grandi corti italiane del Seicento si cominciò a diffondere, già dalla fine del secolo precedente, la moda delle coniazioni di grossi multipli in oro e argento per motivi di cosiddetta “ostentazione”, sulla scia di quanto stava avvenendo con particolare frequenza nelle numerose zecche del Sacro Romano Impero.
Il principe o duca che fosse. ostentava la propria condizione profittando del diritto di zecca, simbolo del suo status di per sé, facendo battere nelle proprie officine grossi multipli in argento e oro destinali non alla circolazione (cosa che avvenne comunque, in molli casi) ma ad essere donati. Le visite presso le principali corti europee dei signori stessi, o. di contro, le visite degli ambasciatori imperiali comportavano queste forme di omaggio che divennero peculiari di quel periodo.
Questa moda poté diffondersi anche per motivi puramente economici, legati cioè alla grande abbondanza di oro e argento proveniente dagli enormi giacimenti del nuovo mondo.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.119/maggio 1998, articolo richiesto da un ns.lettore.
di Franco Comoglio
UNA NUOVA IPOTESI SUL SIGNIFICATO DELLA LEGENDA “MARINUS MON” RIPORTATA SU ALCUNI TREMISSI LONGOBARDI.
Dalla prima discussione iniziata dal Cordero di San Quintino nel 1834 ad oggi, molte teorie, molte tesi si sono susseguite sui famosi e comunque non eccezionalmente rari tremissi “Marinus mon”. Non è nostra intenzione entrare nel merito della bontà delle varie tesi, a volte anche suggestive, ma certamente opinabili.
Si può notare che sui sei tremissi conosciuti (Brescia, Cividale, due di Milano, Torino, Zurigo) più qualcun altro in mani private, lo stile è diverso e vi è assenza di identità di conio (cfr. figg. 1-4), la quale cosa oltre ad indicare la copiosità di detti tremissi, permette di ipotizzare che difficilmente un addetto alla zecca avrebbe coniato o fatto coniare a suo nome una moneta con legende e stili diversi. Inoltre un addetto, per tanto fosse alta la sua carica (e comunque, su questa importanza eventuale, si sono aperte nel tempo ampie discussioni), non avrebbe presumibilmente avuto la necessità e l’autorizzazione di mettere il proprio nome sulle monete, a ridosso dell’editto di Rotari (qui sine iussionem regis…). La conseguenza logica, a nostro parere, è quella di considerare un’emissione sia centrale che periferica col nome di una importanza tale che fosse perlomeno superiore a quella dei vari duchi. Per poter pervenire a delle ipotesi in relazione alla monetazione col nome “Marinus mon” è opportuno effettuare sia considerazioni stilistiche che di tipo storico.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr. 279 – dicembre 2012
Franco e Vincenzo Rapposelli
In un nostro articolo apparso su questa rivista, la n.59 del 1992, avevamo dissertato su un grossolano errore di attribuzione all’isola franco-olandese di Saint Martin nelle Antille, di una moneta della zecca di Modena coniata da Alfonso IV e contromarcata sotto Rinaldo 1.
Esattamente tre anni più tardi. nel dicembre 1995.appariva nel “Bulletin de la Société Française de Numismatique”, un articolo nel quale due numismatici francesi, i Signori Charlet e Garnier. scoprivano anch’essi che l’appartenenza all’isola di Saint Martin della moneta in questione e di un’altra di Francesco I d’Este, sempre contromarcata con un giglio. era un “qui pro qua”.
Sfortunatamente al qui pro qua scoperto si aggiungeva un “abbaglio” singolare.
Segue: articolo completo da Panorama Numismatico nr.118/aprile 1998, articolo richiesto da un ns. lettore.
di Giuseppe Giannantonj
Le ricerche archivistiche volte a trovare testimonianze sulla vita e sul lavoro all’interno delle zecche dell’età moderna continuano a dare notizie molto significative, mentre i vasti giacimenti documentari degli archivi statali riservano ancora importanti sorprese. Aggiungendosi a quelle già esistenti, le notizie qui presentare intendono fornire nuove informazioni riguardanti la vita privata e la personalità di Paolo Calvi, protagonista, anche se in negativo, di fatti che ben testimoniano i costumi monetari italiani di fine Settecento. Risale al 25 aprile del 1780 l’elezione dei nostro Paolo ad assaggiatore (o partitore) della zecca di Bologna: nell’archivio cittadino ancora si conserva il rogito di nomina, con i vari Capitoli redatti dal notaio Michele Bacialli. Viene allora ritenuto conveniente che questo neo-incaricato, come altri funzionari della zecca, fornisca “un’opportuna sigurtà”, cioè una speciale garanzia finanziaria. L’atto pubblico regola un’attività professionale per certi aspetti innovativa ed atipica, fortemente voluta dai responsabili della zecca di Bologna, per coadiuvare quelle già presenti nell’officina di conio.
Segue: articolo completo in formato PDF da Panorama Numismatico nr. 137/gennaio 2000, articolo richiesto da un ns. lettore.
Nel “mondo” della numismatica spesso capita di trovarsi di fronte a qualche esemplare fino a quel momento sconosciuto.
Qualche volta la difficoltà di catalogazione è dovuta alla mancanza di documentazioni riguardanti i nuovi esemplari, o in alcuni casi a notizie frammentarie o di non sicura provenienza.
Per quanto riguarda la monetazione sarda, del periodo aragonese-spagnolo (1291-1718), non sempre le documentazioni e le notizie sono complete, esatte, a volte addirittura non veritiere o travisate; di qui, a volte, la difficoltà a dare l’esatta classificazione ad alcune monete.
Qui ne abbiamo proprio una sotto mano.











