Articoli di carattere generale sulle monete romane, dalla repubblica all’impero romano.

Aureo di 7,23 grammi coniato a Roma tra il 193 e il 196. Al diritto, busto dell’imperatrice e legenda IVLIA DOMNA AVG. Al rovescio, VENERI VICTR con la raffigurazione di Venere con globo e ramo di palma. Cohen 193, R.I.C. 356 (ex asta Tkalec 2007, Roman Gold Coins).
di Roberto Diegi
INFLUENTI, FORTI E ABILI NELLA GESTIONE DEL POTERE, LE DONNE DELLA DINASTIA SEVERIANA DOVETTERO SPESSO COMPENSARE LE DEBOLEZZE DI ALCUNI IMPERATORI SALITI AL TRONO IN TROPPO GIOVANE ETÀ.
Come ben sanno gli appassionati di Numismatica, le “donne” degli imperatori, a Roma, hanno sempre avuto una decisiva importanza.
Il primo nome che mi viene in mente è quello di Livia Drusilla, moglie di Augusto e madre di Tiberio. All’età di sedici anni, nel 42 a.C., sposò un cugino, il patrizio Tiberio Claudio Nerone, il quale combatteva assieme a Claudiano nel partito dei congiurati anticesariani, comandato da Gaio Cassio Longino e da Marco Giunio Bruto, il quale era in lotta contro Ottaviano e Marco Antonio. Quando l’esercito dei congiurati fu sconfitto nella battaglia di Filippi (42 a.C.), Claudiano seguì l’esempio di Cassio e di Bruto e si suicidò, mentre il marito di Livia continuò a combattere contro Ottaviano, passando dalla parte di Marco e Lucio Antonio. Nel 40 a.C. la famiglia di Livia fu costretta ad abbandonare l’Italia peninsulare per evitare la proscrizione dichiarata da Ottaviano e raggiunse prima la Sicilia, che era sotto il controllo di Sesto Pompeo, e poi la Grecia.
Quando fu decretata una amnistia generale dei proscritti, Livia tornò a Roma, dove conobbe Ottaviano nel 39 a.C. All’epoca del loro incontro, Livia aveva già avuto dal marito il primo figlio, Tiberio, ed era incinta di Druso. Malgrado questo, il futuro primo imperatore decise di divorziare dalla moglie Scribonia, nello stesso giorno in cui dava alla luce la loro figlia Giulia e obbligò il marito di Livia a fare lo stesso. Druso, il secondogenito di Livia, nacque il 14 gennaio 38 a.C.: quest’ultima e Ottaviano si sposarono tre giorni dopo.

Denario di 2,93 grammi coniato a Roma dopo il 217 per la consacrazione di Julia Domna. Al diritto, testa velata dell’imperatrice e legenda DIVA IVLIA AVGVSTA. Al rovescio, pavone che fa la ruota e scritta CONSECRATIO. Cohen 24, R.I.C. 396 (Caracalla). Mi sembra però improbabile assegnare questo denario a Caracalla perché Julia Domna morì, sì, nel 217, ma dopo il figlio; probabilmente si tratta di una coniazione postuma fatta produrre dal nipote Elagabalo.
Sebbene sia stata tramandata la storia che Ottaviano si sia innamorato immediatamente non appena incontrò Livia e volle quindi fortemente sposarla, in realtà è plausibile che il loro rapido matrimonio fosse suggerito da convenienze politiche: a Ottaviano faceva infatti comodo il sostegno della gens patrizia dei Claudii; allo stesso tempo costoro, piuttosto compromessi, necessitavano del sostegno del promettente Ottaviano per sopravvivere politicamente. Malgrado il loro matrimonio fosse quindi probabilmente dovuto a considerazioni politiche, Livia e Ottaviano rimasero sposati per 51 anni; inoltre Livia venne tenuta in grande considerazione dal marito, che consigliava nelle sue decisioni politiche. Ella fu dunque sempre al fianco del marito, formando insieme il modello per le famiglie romane. Malgrado la loro ricchezza e il loro potere, pare che continuassero a vivere modestamente nella loro casa sul Palatino.
Già nel 35 a.C. Ottaviano aveva concesso a Livia l’onore di gestire le sue finanze personali, dedicandole anche una statua in pubblico.
Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr. 303 – febbraio 2015.

Foto 57. Uno splendido sesterzio, del peso di circa 19 grammi, coniato a Colonia nel 261. Al diritto, busto di Postumo laureato e IMP C POSTVMVS P F AVG. Al rovescio, P M TR P COS II PP con Postumo in abiti militari. Cohen al tipo del n. 249; R.I.C. 107. Questa bella moneta è stata offerta nell’asta Nac 74 del novembre 2013 (Ancient Coins of the JDL Collection).
di Roberto Diegi
L’abilità degli incisori numismatici romani si evidenzia soprattutto nella ritrattistica imperiale. Da Augusto a Nerva, sono qui presentati alcuni degli esempi piu’ significativi in questo ambito.
Terza parte
Postumo (Marcus Cassianus Latinius Postumus) era governatore della Germania Superiore ed Inferiore al tempo in cui Valeriano fu fatto prigioniero dai Persiani e lo stesso Gallieno lo lasciò in quella carica affidandogli il comando delle armate del Reno: magari gli lasciò un po’ troppa libertà e Postumo, dopo aver misteriosamente fatto uccidere Salonino, figlio di Galleno, che si trovava presso di lui, si autoproclamò imperatore delle Gallie, riconosciuto come tale non solo dalle legioni stanziate in Germania, ma anche dalla armate e dalle popolazioni della Gallia e della Spagna. Era l’estate del 260.
Le origini di Postumo sono oscure: non si sa dove e quando sia nato, anche se è quasi certo che la sua patria d’origine fosse la Gallia.
Ci si potrebbe legittimamente chiedere perché mai ho dedicato tanto spazio a Postumo. La ragione è assai semplice: con questo imperatore va cessando, salvo poche eccezioni che vedremo più avanti, il periodo delle coniazioni di monete in bronzo o rame di largo modulo. Per qualche imperatore il ritorno alle coniazioni in bronzo di largo modulo è rappresentato da rari “medaglioni”: sono i casi di Claudio II, Probo, Carino, Aureliano e, più avanti, di Diocleziano e Massimiano.
Articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr. 295, Maggio 2014
Parte I – Splendidi ritratti sui bronzi di largo modulo di molti imperatori romani
Parte II – Splendidi ritratti sui bronzi di largo modulo di molti imperatori romani
di Roberto Diegi
L’abilita’ degli incisori numismatici romani si evidenzia soprattutto nella ritrattistica imperiale. Da Augusto a Nerva, sono qui presentati alcuni degli esempi piu’ significativi in questo ambito.
Seconda parte
Elagabalo (Varius Avitus Bassianus, poi Marcus Aurelius Antoninus) era a dir poco stravagante: amava lo sfarzo eccessivo e si circondava di personaggi poco raccomandabili. Ciò che lo rese presto inviso alla cittadinanza di Roma fu la sua pretesa di sostituire il culto siriaco del dio Sole allo stesso culto di Giove e al tradizionale Pantheon romano: la famosa pietra nera a forma conica, portata a Roma dalla Syria, fu venerata con sfarzo mai visto prima.

Foto 48. Doppio sesterzio di 32,44 grammi coniato a Roma nel 249. Al diritto, busto radiato di Decio e legenda IMP C M Q TRAIANVS DECIVS AVG. Al rovescio, la Felicitas stante con FELICITAS SAECVLI; S C ai lati della figura. Il Cohen classifica questo doppio sesterzio al n. 39, mentre il R.I.C. lo elenca al n. 115a. Questa moneta eccezionale, anche per la bellissima patina, è stata offerta in asta Nac 74 del 18 novembre 2013, Ancient Coins of the JDL Collection.
Elagabalo era omosessuale conclamato e la cosa non avrebbe destato scandalo perché il bisessualismo era considerato all’epoca una cosa abbastanza normale: ma un imperatore solo omosessuale e per giunta passivo non piaceva ai Romani; i pubblici atteggiamenti lascivi del giovane principe e il suo trucco vistoso e molto femminile gli alienarono presto l’appoggio della cittadinanza. Fu assassinato dai pretoriani nel 222, istigati dalla nonna Julia Maesa.
La ritrattistica di Elagabalo sulle monete, così come quella di Macrino e Diadumeniano è, a mio avviso, piuttosto monotona e non meritevole di particolare attenzione. Fa però eccezione, anche per la evidente rilevanza data al culto del sole, la monetazione provinciale e, in particolare, alcuni pesanti pezzi qui coniati.
Ecco un affascinante “medaglione” di 46,30 grammi coniato tra il 218 e il 222 a Thyatira in Lydia. Al diritto un bellissimo busto laureato di Elagabalo volto a destra. Al rovescio Apollo, visto come il dio Sole, brandisce un ramo d’ulivo guidando una quadriga al galoppo: sotto le zampe dei cavalli una cornucopia. Le legende sono in lingua greca.
Articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr. 294, Aprile 2014
Parte I – Splendidi ritratti sui bronzi di largo modulo di molti imperatori romani
L’abilita’ degli incisori numismatici romani si evidenzia soprattutto nella ritrattistica imperiale. Da Augusto a Nerva, sono qui presentati alcuni degli esempi piu’ significativi in questo ambito.
Prima parte
È cosa nota, anzi notissima, che la bravura degli incisori romani dei coni monetali ebbe modo di emergere soprattutto nelle monete di più largo modulo, appunto perché il maggior spazio a disposizione facilitava ed esaltava la loro vena creativa.
Assi, dupondi e, soprattutto, sesterzi, ne sono la prova tangibile, anche se su molti aurei, di modulo assai più ristretto, la bravura di questi incisori ebbe modo di mettersi in mostra: ma gli aurei erano destinati ad una circolazione elitaria ed è ovvio che la loro produzione fosse molto curata e, addirittura, come alcuni sostengono, affidata ad incisori diversi e più esperti di quelli normalmente addetti alla produzione delle monete destinate ad una maggiore circolazione.
In questo quadro di eccellenza incisoria, è particolarmente curata la realizzazione del ritratto dell’imperatore.
Bene, queste considerazioni sono note tra gli studiosi della monetazione romana imperiale e queste mie parole possono sembrare decisamente ovvie. E lo sono. Ma, mi sono chiesto, dato per scontato quanto ho sopra scritto, perché non evidenziare la straordinaria abilità di questi incisori proponendo la visione di alcune delle loro più belle realizzazioni? E, come spesso accade, un fatto contingente mi ha spinto a scrivere queste righe.
Articolo completo in formato PDF – tratto da Panorama Numismatico nr. 293, marzo 2014
SI ANALIZZA UN CAMPIONE DI 800 DEI PRIMI DENARI ANONIMI CR 44 (TIPOLOGIE, PESI, TITOLO, DENOMINAZIONI) E SE NE PROPONE UNA CLASSIFICAZIONE DIVERSA TRAENDONE CONSEGUENZE SULLA CRONOLOGIA E SULLE ORIGINI DEL DENARIO.
Cr 44 è la prima serie monetale in cui appaiono le nuove denominazioni del denario, dei suoi sottomultipli argentei (quinario e sesterzio) e multipli aurei (oro marziale da XX, XXXX e LX assi). Capire meglio questa serie significa avere più possibilità di penetrare nel campo, ancora piuttosto brumoso, della nascita del sistema denariale.
In questo articolo si prendono in esame principalmente gli argenti (esclusi i vittoriati) e si cercherà di darne il quadro più completo possibile, sia dal punto di vista stilistico che metrologico. Dagli elementi e considerazioni che ne derivano si prospetta un panorama diverso da quello finora proposto da RRC, con varie e rilevanti implicazioni nell’organizzazione delle serie datate fra il 215 e il 210 a.C.
Segue: articolo completo in formato pdf, l’articolo di ben 31 pagine é disponibile anche su Issuu come pdf sfogliabile.










