Monete e medaglie: monete antiche, monete greche, monete romane, monete celtiche. Articoli e notizie sulla monetazione antica.
di Corrado Marino
Splendide tetra e decadracme a firma di Cimone ed Eveneto
Sono tra i pezzi più belli di tutta la monetazione classica. La ninfa aretusa, bighe e quadrighe di stile finissimo. Il ricordo della vittoria nella battaglia navale di Cuma contro la flotta etrusca. La difficoltà delle rappresentazioni frontali.
La città di Siracusa, fondata dai corinzi intorno alla seconda metà dell’VIII secolo a.C., offre agli appassionati di numismatica alcuni degli esempi più belli e famosi della monetazione antica, raggiungendo il suo apice con i maestri Cimone ed Eveneto che hanno impresso il loro nome sulle splendide tetradracme e decadracme coniate intorno al 400 a.C.
Dei primi due secoli di vita della città sappiamo poco, ma già nel 485 a.C. Siracusa era diventata, sotto il tiranno Gelone, uno dei centri più importanti del Mediterraneo, grazie alla vittoria contro Cartagine nella battaglia di Imera del 480 a.C. Con Gerone, fratello e successore di Gelone, raggiunse il massimo della potenza, grazie al successo nella grande battaglia navale presso Cuma del 474 a.C. contro la flotta etrusca, che le garantì la supremazia sul basso Tirreno. Nei decenni successivi combatté contro Atene, schierandosi al fianco di Sparta, e quindi contro Cartagine, alleandosi con i romani, per finire poi sottomessa all’Urbe insieme a tutta la Sicilia, divenuta provincia romana intorno al 250 a.C.
Segue: articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr.302 – Gennaio 2015 (numero esaurito).

Antoine-Louis Barye, Teseo e il Minotauro, gruppo bronzeo francese, c. 1843, Parigi, Museo del Louvre (http://www.tanogabo.it/mitologia/greca/minotauro.htm).
di Giampiero Bettinetti
L’IMMAGINE DEL LABIRINTO, DESCRITTO IN VARI MODI, SI TROVA DI FREQUENTE SULLE MONETE DI CNOSSO, INSIEME A FIGURE MITOLOGICHE LEGATE ALL’ISOLA MEDITERRANEA.
La mitologia è di casa a Creta perché Zeus, il padre degli dei, venne partorito segretamente da Rea in una grotta del monte Ida, la vetta più alta dell’isola, dove fu allevato dalla ninfa Adrastea che lo nutrì con il latte della capra Amaltea e il miele delle api. Una volta cresciuto, Zeus aiutò la madre Rea ad avvelenare Crono e a far uscire dal corpo del padre tutti i fratelli che ne erano stati ingoiati tra cui Demetra, Poseidone, Ade ed Era. Unitosi a loro e ai ciclopi, Zeus li condusse in una guerra contro i Titani da cui uscì vittorioso divenendo il principale dio dell’Olimpo.
Zeus scelse come legittima consorte la sorella Era, dea del matrimonio e della fedeltà coniugale, in contrasto con il marito famoso per le sue frequentissime avventure erotiche extraconiugali. Una delle sue conquiste fu quella di Europa, la giovane e bellissima principessa figlia del re Agenore che viveva in Fenicia. Quando Zeus la vide mentre raccoglieva fiori in un prato vicino al litorale, se ne innamorò all’istante e per farla sua si trasformò in un toro domestico, bianco e profumato di zafferano. Il toro si avvicinò alla fanciulla e si stese ai suoi piedi invitandola a montargli in groppa; Europa, attratta dal suo fascino, salì sul dorso del toro-dio che la portò con sé attraverso il Mediterraneo per approdare a Creta (fig. 1). Qui Zeus rivelò la sua vera identità e tentò di usarle violenza: all’inatteso rifiuto della giovane si trasformò in aquila riuscendo a sopraffarla in un boschetto di salici o, secondo altri, sotto un platano sempre verde. E così Creta fu anche la meta del viaggio romantico di Zeus metamorfico ed Europa, nonché il luogo in cui lei partorì Minosse, Radamanto e Sarpedonte. Poi Europa andò sposa al re cretese Asterione, suo legittimo consorte mortale che, essendo sterile, adottò i tre fratelli.
Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr.396 – Maggio 2015
di G. Fenti
Nell’aprile del 1887, un altro tesoretto venne alla luce (è il quarto trovato in pochi anni) nel cremonese, presso Farfengo nel comune di Grumello, in un campo di proprietà del marchese Stanga.
Lo riferiscono i signori ing. Finzi e il prof. Astegiano su Notizie degli scavi di antichità comunicate alla R. Accademia del Lincei per ordine di S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, maggio 1887, Roma.
Nell’aprile scorso si rinvenne un vaso di terra cotta contenente, secondo la cove corsa (evidentemente il vezzo di non avvisare gli incaricati di controllare gli oggetti antichi rinvenuti casualmente è molto vecchio), circa ottocento Denari d’argento. I siggr. Finzi e Astegiano ne videro solo cento ottanta, tutti molto ben conservati.
Le 180 monete visionate dai due ispettori appartenevano a 31 famiglie e precisamente a: Antonia (dai contorni dentellati), Antestia, Aquilia, Caesia, Calpurnia, Crepusia, Cupiennia, Fabia, Fonteia, Fouria, Herennia, Iulia, Licinia, Lucilia, Maenia, Mamilia, Manlia, Memmia, Minucia, Norbana, Papia, Pompeia, Porcia, Postumia (a contorni dentellati), Procilia, Sergia, Servilia, Terentia, Titia, Tituria, Vibia. Sulle notizie degli scavi . . ., non venne però specificato a quali monetari erano state attribuite.
La notizia quindi rimane fine a se stessa in quanto le monete sono andate disperse (non è chiaro se la parte visionata è rimasta in qualche museo) e gli elementi scientifici derivati da questo elenco monco sono praticamente nulli. Appare lampante la diversa preparazione dei commissari cui competeva la zona di Grumello, con il più volte citato sacerdote F. Pizzi.
Fra le gens elencate troviamo la Calpulnia e la Furia che annoverano fra i magistrati monetari molti loro discendenti.
Tra questi vogliamo citare (Lucius Furius) Purpureo che, secondo il Babelon, è magistrato monetario verso il 214 a.C. assieme a C. Decimius Flavus e A. Spurilius. Nel 200 a.C. è inviato dal console P. Sulpicius Galba in Etolia (Grecia centrale), quando suo padre è pretore nella Gallia Cisalpina.
Non si possono confondere i pezzi di questo monetario con quelli di suo padre. Qui il cognome Purpureo è abbreviato il PVR, così come le monete del padre sono monogrammate PVR oppure PVR.
Segue: articolo completo tratto da Panorama Numismatico nr.6/novembre 1984 (articolo richiesto da un ns. lettore).
La fisionomia del primo imperatore cristiano attraverso le sue monete
I RITRATTI DI COSTANTINO SONO MOLTO DIVERSI TRA LORO E ALCUNI DIFFERISCONO NOTEVOLMENTE DALLA DESCRIZIONE DELL’IMPERATORE CHE FECERO I SUOI CONTEMPORANEI.
Costantino era figlio di Costanzo Cloro e della sua compagna Elena. Si conosce pochissimo della sua gioventù: perfino la sua data di nascita è incerta. Aveva una statura imponente, in grado di terrorizzare i suoi coetanei, ed era detto Trachala per il suo largo collo. Costantino venne nominato Cesare dall’Augusto di Occidente, Massimiano, di cui sposò la figliastra Teodora. Venne poi affidato all’Augusto d’Oriente, Diocleziano, e fu quindi educato a Nicomedia presso la corte dell’imperatore, sotto il quale iniziò la carriera militare.
Il primo maggio del 305, Diocleziano abdicò a favore del proprio Cesare Galerio e lo stesso fece Massimiano, in Occidente, a favore di Costanzo. Galerio nominò proprio Cesare il nipote Massimino Daia, mentre Costanzo scelse come proprio successore Flavio Severo. Fu in questo frangente che Costantino raggiunse il padre in Britannia e condusse con lui alcune campagne militari nell’isola. Circa un anno dopo, nel luglio del 306, Costanzo Cloro morì nei pressi dell’attuale York e l’esercito proclamò Costantino nuovo Augusto d’occidente, mettendo così a repentaglio il meccanismo della tetrarchia, ideato da Diocleziano proprio per porre termine all’uso ormai consolidato degli eserciti di proclamare di propria iniziativa gli imperatori.
La proclamazione di Costantino ad Augusto era quindi avvenuta secondo un principio dinastico, invece del sistema di successione per cooptazione che aveva cercato di instaurare Diocleziano. La crisi del sistema tetrarchico portò ad una lunga serie di guerre civili. Si ebbero inizialmente quattro augusti (Galerio e Massimino Daia in Oriente, Licinio in Illirico e Costantino nelle province galliche e ispaniche, mentre Massenzio, il figlio dell’antico collega di Diocleziano, Massimiano, restava come usurpatore a Roma, in Italia e in Africa.
Segue: articolo completo tratto da Panorama Numismatico nr.304 – Marzo 2015

Aureo di 7,23 grammi coniato a Roma tra il 193 e il 196. Al diritto, busto dell’imperatrice e legenda IVLIA DOMNA AVG. Al rovescio, VENERI VICTR con la raffigurazione di Venere con globo e ramo di palma. Cohen 193, R.I.C. 356 (ex asta Tkalec 2007, Roman Gold Coins).
di Roberto Diegi
INFLUENTI, FORTI E ABILI NELLA GESTIONE DEL POTERE, LE DONNE DELLA DINASTIA SEVERIANA DOVETTERO SPESSO COMPENSARE LE DEBOLEZZE DI ALCUNI IMPERATORI SALITI AL TRONO IN TROPPO GIOVANE ETÀ.
Come ben sanno gli appassionati di Numismatica, le “donne” degli imperatori, a Roma, hanno sempre avuto una decisiva importanza.
Il primo nome che mi viene in mente è quello di Livia Drusilla, moglie di Augusto e madre di Tiberio. All’età di sedici anni, nel 42 a.C., sposò un cugino, il patrizio Tiberio Claudio Nerone, il quale combatteva assieme a Claudiano nel partito dei congiurati anticesariani, comandato da Gaio Cassio Longino e da Marco Giunio Bruto, il quale era in lotta contro Ottaviano e Marco Antonio. Quando l’esercito dei congiurati fu sconfitto nella battaglia di Filippi (42 a.C.), Claudiano seguì l’esempio di Cassio e di Bruto e si suicidò, mentre il marito di Livia continuò a combattere contro Ottaviano, passando dalla parte di Marco e Lucio Antonio. Nel 40 a.C. la famiglia di Livia fu costretta ad abbandonare l’Italia peninsulare per evitare la proscrizione dichiarata da Ottaviano e raggiunse prima la Sicilia, che era sotto il controllo di Sesto Pompeo, e poi la Grecia.
Quando fu decretata una amnistia generale dei proscritti, Livia tornò a Roma, dove conobbe Ottaviano nel 39 a.C. All’epoca del loro incontro, Livia aveva già avuto dal marito il primo figlio, Tiberio, ed era incinta di Druso. Malgrado questo, il futuro primo imperatore decise di divorziare dalla moglie Scribonia, nello stesso giorno in cui dava alla luce la loro figlia Giulia e obbligò il marito di Livia a fare lo stesso. Druso, il secondogenito di Livia, nacque il 14 gennaio 38 a.C.: quest’ultima e Ottaviano si sposarono tre giorni dopo.

Denario di 2,93 grammi coniato a Roma dopo il 217 per la consacrazione di Julia Domna. Al diritto, testa velata dell’imperatrice e legenda DIVA IVLIA AVGVSTA. Al rovescio, pavone che fa la ruota e scritta CONSECRATIO. Cohen 24, R.I.C. 396 (Caracalla). Mi sembra però improbabile assegnare questo denario a Caracalla perché Julia Domna morì, sì, nel 217, ma dopo il figlio; probabilmente si tratta di una coniazione postuma fatta produrre dal nipote Elagabalo.
Sebbene sia stata tramandata la storia che Ottaviano si sia innamorato immediatamente non appena incontrò Livia e volle quindi fortemente sposarla, in realtà è plausibile che il loro rapido matrimonio fosse suggerito da convenienze politiche: a Ottaviano faceva infatti comodo il sostegno della gens patrizia dei Claudii; allo stesso tempo costoro, piuttosto compromessi, necessitavano del sostegno del promettente Ottaviano per sopravvivere politicamente. Malgrado il loro matrimonio fosse quindi probabilmente dovuto a considerazioni politiche, Livia e Ottaviano rimasero sposati per 51 anni; inoltre Livia venne tenuta in grande considerazione dal marito, che consigliava nelle sue decisioni politiche. Ella fu dunque sempre al fianco del marito, formando insieme il modello per le famiglie romane. Malgrado la loro ricchezza e il loro potere, pare che continuassero a vivere modestamente nella loro casa sul Palatino.
Già nel 35 a.C. Ottaviano aveva concesso a Livia l’onore di gestire le sue finanze personali, dedicandole anche una statua in pubblico.
Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr. 303 – febbraio 2015.










