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DI VIRGILIO

Un’inedita medaglia militare di Pio IX opera dell’incisore napoletano Luigi Arnaud

MEDAGLIA MILITARE DI PIO IXdi Francesco di Rauso

Approfondimento sulle medaglie della Lavanda del 1849 e 1850.

Nel novembre del 1848, a seguito dell’assassinio del capo del governo pontificio Pellegrino Rossi, la situazione interna allo Stato pontificio precipitò e il Santo Padre fuggì da Roma riparando nel Regno delle Due Sicilie sotto la protezione dei Borbone, dapprima a Gaeta il 24 novembre del 1848 e successivamente a Portici il 4 Settembre 1849 rimanendovi fino al 4 aprile 1850 (come confermato nel rovescio della medaglia del 1850, rif. D’Auria 230). Durante questo soggiorno egli ebbe modo di visitare numerose località religiose e industriali delle Due Sicilie e fu un’occasione per i Borbone per dimostrare tutta la loro ospitalità e generosità all’illustre ospite. Si tratta di una pagina di storia molto importante per le due nazioni poiché in quel travagliato periodo i rispettivi sovrani dimostrarono attaccamento e lealtà reciproca, un vero e proprio gemellaggio testimoniato anche attraverso la medaglia qui di seguito illustrata dove il busto del Pontefice è affiancato a quello di Ferdinando II di Borbone.

Opus: Scipione Catenacci

Medaglia 1848. bronzo. Ø 57,4 mm. Coniata a Napoli.  Per l’esilio di Pio IX a Gaeta
Al dr./ PIO. IX. P. O. M. FERDINANDO II. RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE.  Busti affiancati a destra del Papa e del Re; in basso, CATENACCI FECE e, all’esergo, 1848.
Al rov./ L’ARMATA NAPOLITANA A MEMORIA DELL’ESULE PIO IN GAETA SACRAVA AL SUO AMATO RE  Veduta del della fortezza e dei bastioni di Gaeta; in basso, S.CATENACCI FECE. Sotto, 26. NOVEMBRE.  All’esergo, piccolo giglio borbonico.
(Ricciardi 190.  D’Auria 217)

L’esemplare inedito che si presenta in questo studio ci è stato gentilmente segnalato dal sig. Alessandro Brambilla di Milano ed è in parte supportato da fonti dell’epoca che fanno luce sui conferimenti di decorazioni avvenuti nel Regno delle Due Sicilie durante il breve soggiorno di Pio IX a Portici. Questo esemplare è firmato dall’incisore napoletano Luigi Arnaud ed è tipologicamente simile a quello, ben più noto, di Nicola Cerbara. Entrambi vanno inquadrati nella serie di medaglie inerenti all’esilio di Pio IX e i fatti del 1848.

Il personaggio alla base della solida alleanza tra Chiesa e Due Sicilie fu il cattolico Re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone, un monarca dal grande spessore politico e leale nei confronti di Pio IX. La medaglia protagonista di questo articolo è sicuramente coeva a quella portativa del Cerbara per i difensori della Santa Sede (Fig. 1 – Rif. Ricciardi 192, Bartolotti IV 18, D’Auria 223).

Come vedremo di seguito, le notizie che ci permettono un’attenta analisi storico-numismatica sono estratte da due volumi del 1850 e del 1859. In quello del 1859 è documentata la distribuzione di numerose medaglie in bronzo del Cerbara avvenuta a Roma il 23 febbraio 1850.

Nel volume del 1850 invece, si documenta la presenza del Pontefice a Portici (dal 4 settembre 1849 al 4 aprile 1850) e il conferimento di medaglie (con la stessa leggenda di quelle romane) il giorno 1° aprile 1850.

Biografia del Papa Pio IX (1846-1878)

Pio IX

Pio IX in un prestigioso dipinto del 1848 (olio su tela) del pittore Giacomo Conca (firmato). Per gentile concessione dell’immagine ringraziamo il dr. Massimo Carafa Jacobini.

Era la sera del 16 giugno 1846. Quel Mastai che rifuggiva dagli onori, si trovò sotto il peso del più grande: era stato eletto Papa e volle chiamarsi Pio IX. Ebbe un pontificato difficile, ma proprio per questo egli fu anche certamente tra i più grandi pontefici della storia. Tutto raccolto nella sua coscienza di Vicario di Cristo e di responsabile dei diritti di Dio e della Chiesa, fu limpido, semplice e lineare. Unì insieme fermezza e comprensione, fedeltà ed apertura. Esordì con un atto di generosità e di cristiano sentire: l’amnistia per i reati politici. La sua prima enciclica fu una visione programmatica ma anche un anticipo del Sillabo condannando le società segrete, la massoneria e il comunismo. Nel 1847 promulgò un decreto di ampia e sorprendente libertà di stampa, istituì la guardia civica, il municipio ed il consiglio comunale, la consulta di Stato e il Consiglio dei Ministri. Da allora il suo ritmo d’interventi sul duplice piano del padre di tutti i popoli e di principe temporale si rivelò davvero inarrestabile. La questione dell’indipendenza italiana, da lui sentita e difesa, non contrappose il principe al Papa, la qual cosa gli alienò l’animo dei più accaniti liberali. La situazione, nel 1848, s’arroventò, specie quando, il 15 novembre, fu ucciso il capo del governo, Pellegrino Rossi. Pio IX dovette allora riparare a Gaeta. Dopo la proclamazione della Repubblica Romana (9 febbraio 1849), si trasferì a Portici (4 settembre 1849), quindi rientrò in Roma (12 aprile 1850), dando al suo pontificato un’impronta inconfondibile nella storia della Chiesa. Nel 1850 riordinò il Consiglio di Stato, istituì la Consulta per le Finanze, concesse una nuova amnistia, ristabilì la gerarchia cattolica in Inghilterra ed altrettanto fece, tre anni dopo, in Olanda. Nel 1853 condannò le dottrine gallicane e fondò il noto Seminario Pio. Poco dopo volse la sua liberalità alle Catacombe, nominò la Commissione d’Archeologia Cristiana e, l’8 febbraio 1854, definì il dogma dell’Immacolata Concezione. Gravi nubi s’addensavano intanto su di lui per le guerre risorgimentali, le arbitrarie annessioni piemontesi che smantellarono lo Stato Pontificio, l’usurpazione delle Legazioni. Nel 1869 ebbe l’omaggio del mondo intero per il suo giubileo sacerdotale. Al termine di quell’anno aprì il Concilio Ecumenico Vaticano I, la perla del suo pontificato, e lo chiuse il 18 luglio 1870. Con la caduta di Roma (20 settembre 1870) e del potere temporale, l’amareggiato Pontefice si chiuse e si considerò prigioniero in Vaticano, resistendo alla Legge delle Guarentigie. Minato nella salute, tenne il suo ultimo discorso ai parroci dell’Urbe il 2 febbraio 1878. Il 7 ebbe fine, con la sua pia morte, il più lungo pontificato della storia. Dopo un vaglio secolare di tutta la sua opera, seguito sempre dalla fama della sua bontà e delle sue eroiche virtù, fu elevato alla gloria degli altari.

Fonte: Istituto di studi storici Beato Pio IX. Roma.

Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr. 254/settembre 2010

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