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Le dominazioni dei Visconti su Bologna e le loro monete emesse da questa zecca

Torri di Bologna

di Michele Chimienti e Valerio Marchioni

Già nel Xll secolo i Visconti erano una nobile famiglia lombarda divisa in vari rami con feudi e beni sparsi in tutta la regione. Il primo ad impadronirsi del governo di Milano fu I’arcivescovo Ottone Visconti che nel 1277 riuscì a sconfiggere la famiglia rivale dei Della Torre, capi del partito popolare.

Per rafforzare il potere dei Visconti fece eleggere suo nipote Matteo capitano del popolo ed in seguito ottenne anche che fosse nominato Vicario imperiale. Ma nel 1302 il partito guelfo dei DelIa Torre tornò ad avere il sopravvento e Matteo fu esiliato.  Dopo otto anni la situazione si capovolse di nuovo con la discesa dell’imperatore Enrico VII che rimise Matteo al governo della città.  Quest’ultimo morì nel 1327 e gli successe il figlio Galeazzo I.

L’arrivo dell’imperatore Ludovico il Bavaro in Italia portò un nuovo periodo di confusione: nel 1328 fu cacciato Galeazzo ma l’anno seguente riprese la signoria il figlio Azzone.  Alla morte di quest’ultimo (1339), che non aveva credi diretti, il potere passò nelle mani dei suoi zii Luchino, morto nel 1349.  Giovanni, che era arcivescovo di Milano come il suo avo Ottone, è il primo dei Visconti ad essere anche signore di Bologna.

Alla sua morte nel 1354 lo stato fu ripartito fra i suoi eredi: Matteo Il , Galeazzo Il e Bernabò.  Lo stato non toccò ad una solo degli eredi, ma fu spartito tra di loro. Ciò ne provocò un grave indebolimento e furono persi gran parte dei territori conquistati dall’arcivescovo. Dopo un anno soltanto Matteo fu eliminato dai fratelli. Poi, nel 1378, morì Galeazzo II e la sua parte toccò al figlio Gian Galeazzo.  Ma questo non aveva nessuna intenzione di spartire il potere e nel 1385 si sbarazzò dello zio riunendo tutto lo stato visconteo nelle sue mani. L’ambizione lo spinse ad una politica aggressiva per estendere i propri domini e nel 1402 si impadronì di Bologna. Ma ancora una volta lo stato dei Visconti dimostrò la propria fragilità, quando Gian Galeazzo morì dopo pochi mesi.
I capitani del suo esercito si impadronirono della signoria di alcune delle città dello stato visconteo approfittando della giovane età del figlio Giovanni Maria. Ed anche Venezia, Firenze e lo stato della chiesa occuparono altri territori.

Segue: artocolo completo in formato PDF (1 MB) da Panorama Numismatico nr.29/settembre 1988, articolo richiesto da un ns. lettore

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