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DI VIRGILIO 2

I medaglioni romani del monetiere del museo Archeologico Nazionale di Firenze

I medaglioni romani del monetiere del museo archeologico nazionale di firenze Sotto l’encomiabile direzione di Fiorenzo Catalli il Museo Archeologico Nazionale di Firenze sta pubblicando tutte le sue collezioni. Ricordiamo i cinque volumi dedicati alla splendida raccolta di monete italiane, i quattro dedicati alle medaglie ed i numerosi fascicoli che hanno documentato alcuni ripostigli in possesso del Museo.

Presentato alla recente manifestazione in quel di Vicenza, ecco ora fresco di stampa il volume dedicato alla corposa collezione di medaglioni romani. L’opera è frutto del lavoro di diversi specialisti. Il catalogo vero e proprio è stato redatto da Stefano Bani, Mauro Benci e Alessandro Vanni, le biografie introduttive ai diversi imperatori sono state scritte da Giuliano Catalli mentre la parte introduttiva sulla formazione della collezione è stata scritta dal responsabile del medagliere, Fiorenzo Catalli.

Questa raccolta non ha soltanto un valore numismatico, che è pur eccezionale potendo vantare una consistenza di ben 228 esemplari, ma ha un valore anche documentario per la storia della numismatica perché moltissimi di questi esemplari, qui pubblicati per la prima volta, entrarono a far parte del Museo dei Medici nel corso dei secoli. Addirittura è documentato che già Pietro de’ Medici (1416-1469) possedesse una raccolta di monete e che Lorenzo de’ Medici avesse fatto redigere nel 1492 un inventario dal quale risultavano presenti nella raccolta di famiglia 2.330 tra monete e medaglie. Da allora l’accumulazione continuò tanto che dopo l’estinzione della famiglia Medici nel 1737 ed il passaggio della signoria ai Lorena fu formato un inventario particolare di tutte le medaglie monete che si trovano nel Museo delle Gallerie di S.A.R. di Toscana comprendente ben 100.544 esemplari. Perciò con questa storia alle spalle è ovvio che la raccolta documenti anche quale fosse il gusto antiquario in particolare nel Sei e Settecento presentando esemplari di conservazione assai eterogenea, molto ritoccati e non pochi anche di assai dubbia autenticità.

Visto l’argomento, ci si sarebbe aspettati di leggere una introduzione sulla definizione e sul ruolo del medaglione nell’ambito della numismatica romana. Forse per evitare di ripetere concetti ormai noti in un settore davvero studiato o semplicemente perché in un catalogo museale è giusto non addentrarsi in argomenti che potrebbero avere ben più vasta portata, gli autori hanno preferito dedicarsi semplicemente alla descrizione degli esemplari senza indicare le linee guida seguite per distinguere ciò che è medaglione e ciò che può essere considerata una moneta con caratteristiche diverse rispetto allo standard.

medaglione romanooA giudicare dagli esemplari proposti sembra proprio che gli autori abbiano seguito il “vecchio” criterio, già di Cohen e Gnecchi, di considerare medaglione tutto ciò che non è una moneta “normale” ed in particolare per il bronzo gli esemplari mancanti delle lettere SC. Per esempio è stato compreso tra i medaglioni il solido e mezzo d’oro (g 6,74) di Costante coniato a Tessalonica, moneta compresa dal RIC al n. 23 semplicemente tra i multiples e non tra i medaglioni. Sempre a proposito di multipli, non parrebbero esservi dubbi sulla natura di quella che costituisce la gemma tra le gemme del medagliere fiorentino, cioè il pezzo da 53,10 grammi d’oro considerato pari a 10 aurei, databile al 287 d.C. con i ritratti al diritto di Diocleziano e Massimiano ed al rovescio i due stessi augusti su una quadriga di elefanti. Sono altresì descritti ibridi davvero strani: il primo esemplare censito in catalogo è un banale sesterzio di Nerone con al rovescio il DECVRSIO con tanto di lettere SC nel campo ma che pesa ben 55,60 grammi, circa il doppio di un normale sesterzio. Gli autori lo definiscono medaglione senatoriale ma si potrebbero fare numerose ipotesi: prova, modello per gli incisori o di presentazione o chissà che altro? Lo stesso vale per il sesterzio di Valeriano I qui compreso evidentemente per il peso di 23,68 grammi ed in particolare per un modulo eccezionalmente largo e regolare per il periodo.

Il catalogo sicuramente è ben fatto avendo descrizioni ampie ed elencando una corposa bibliografia. E’ da sottolineare che gli autori, che sono da ritenere numismatici assai esperti, non hanno voluto commentare i singoli esemplari. E’ infatti noto che il settore dei medaglioni è sempre stato infestato dai falsi, dalle alterazioni e dai restauri per frodare i collezionisti. Se pensiamo poi che questa collezione, come detto, è stata formata nel corso di secoli durante i quali vi era pochissimo senso critico verso tali fenomeni si può dedurre che questo è un problema davvero importante. La scelta appunto di non commentare gli esemplari elencandone i difetti o gli interventi oppure manifestando gli eventuali dubbi sulla loro autenticità rientra sicuramente nell’alveo del criterio asettico che deve mantenere un catalogo museale tuttavia priva di quell’avvertimento necessario il lettore che deve formarsi il giudizio basandosi su una semplice fotografia. Per esempio, proprio basandosi sulle fotografie, comunque buone e tutte a colori, sembrerebbe che sia falso il n. 140, un medaglione di Probo di 50 grammi, e molti sospetti desta anche quello di Diocleziano elencato al n. 150. Molti poi gli esemplari che sembrano essere stati ritoccati anche in modo pesante: ad esempio il 76, un medaglione di Alessandro Severo con lettere interamente ricostruite.

Comunque deve essere ribadito che bene hanno fatto gli autori ad elencare tutto in quanto il catalogo di un museo deve portare alla luce l’intera raccolta lasciando ai lettori gli eventuali giudizi critici.

Una parola d’elogio anche per la veste grafica: interamente a colori, con molti ingrandimenti e con la copertina cartonata. Si spera, ovviamente, che l’esempio del medagliere fiorentino sia seguito anche da altri musei italiani.

S. Bani, M. Benci, A. Vanni
I MEDAGLIONI ROMANI DEL MONETIERE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FIRENZE
Ministro per i Beni e le Attività Culturali, s.d.s.l.
191 pp., 21 x 30 cm
S.i.p.

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