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La prima moneta commemorativa dell’Unita’ d’Italia: le 5 lire Firenze marzo 1861

moneta commemorativa del Regno d’Italia

Fig. 1. La prima moneta commemorativa del Regno d’Italia: le 5 lire Vittorio Emanuele II Re d’Italia emesse dalla zecca fiorentina tra il 21 marzo e il 13 aprile 1861.

di Michele Tocchi

Lo scudo in argento da 5 lire battuto a Firenze nel marzo del 1861 (fig. 1) costituisce notoriamente la prima moneta commemorativa del Regno d’Italia, ovvero la prima nella serie delle coniazioni del Regno che nella legenda del diritto celebra Vittorio Emanuele II come “Re d’Italia”. In occasione della seduta del 17 marzo di quel fatidico anno, infatti, il Parlamento italiano riunito aveva solennemente conferito a Vittorio Emanuele, dopo discussioni protrattesi per mesi, il titolo di “Re d’Italia”, che andava a sostituirsi a quello di “Re di Sardegna”; la legenda del nostro scudo, recependo con incredibile tempestività il nuovo titolo assegnato al sovrano, intendeva quindi commemorare la proclamazione del neonato Regno.

Il titolo di “Re d’Italia” andava a sostituirsi nella monetazione fino ad allora emessa a quello, appunto, di “Re di Sardegna”, ma va ricordato che, tra il 1859 e il 1861, le zecche di Firenze e di Bologna, città governate da Giunte Provvisorie in attesa dell’ingresso nel venturo Regno d’Italia, avevano fronteggiato questo fluido momento di passaggio ricorrendo alla definizione del sovrano sabaudo come “Re Eletto”, cioè come unico Re già prescelto dal popolo, ma ancora in attesa dell’investitura formale del nuovo Parlamento italiano3. A ben guardare, tuttavia, la rilevanza storica e numismatica del nostro scudo non sembra coincidere con un altrettanto notevole spessore artistico.

Victorius Emmanuel II

Fig. 2, le 5 lire con la legenda al diritto Victorius Emmanuel II D.G. Rex Sard. Cyp. et Hier., battute a Torino e Genova dal 1850 al 1861, incisore G. Ferraris.

Il diritto presenta la testa nuda rivolta a destra del sovrano, con attorno la legenda VITTORIO EMANUELE II RE D’ITALIA; sotto il taglio del collo, la firma dell’incisore, Luigi Gori, e, nel basso, lo stemma dell’allora direttore della zecca fiorentina, Luigi Ridolfi: il monte a sei cime con banda. Al rovescio, secondo uno schema iconografico riconoscibile e stereotipato, lo stemma sabaudo coronato e attornato dal collare dell’Annunziata, il tutto entro due rami di alloro; attorno, in alto, il valore della moneta, CINQUE LIRE ITALIANE, e, nel basso, l’iscrizione FIRENZE, MARZO 1861 con, al centro, il marchio della zecca fiorentina, ovvero il fascio littorio.

L’incisore, Luigi Gori, di nascita e formazione fiorentina, appare piuttosto compassato; il profilo del sovrano risulta decisamente rigido, ingessato, quasi truce nei lineamenti; sul piano iconografico, l’effigie si colloca in una fase intermedia tra le 5 lire VITTORIO EMANUELE II RE DI SARDEGNA di Giuseppe Ferraris (battute a Torino e Genova dal 1850 al 1861), e le 5 lire, firmate dallo stesso Ferraris, battute dal 1861 al 1878, cioè sino alla morte del Re, con la legenda VITTORIO EMANUELE II e, nel rovescio, REGNO D’ITALIA (figg. 2 e 3); si noti come, nell’effigie del sovrano, il Ferraris passi dalla tipologia anatomica del “collo lungo” nella prima, a quella del “collo tagliato” nella seconda, e come Gori si ponga a metà tra i due modelli. Nel corpus di Gori vanno anche ricordati i 50 centesimi e le lire della serie VITTORIO EMANUELE RE ELETTO emesse dalla Zecca fiorentina tra il 1859 e il 1861 (fig. 4), che abbiamo sopra ricordato, nonché i 10 centesimi battuti a Milano per san Marino nel 1875 (fig. 5).

5 lire Vittorio Emanuele II - Regno d’Italia

Fig. 3, le 5 lire Vittorio Emanuele II - Regno d’Italia emesse dal 1861 al 1878, anno della morte del Re, incisore G. Ferraris.

Lo scudo FIRENZE MARZO 1861 viene solitamente indicato come la prima moneta commemorativa dell’Unità d’Italia e l’ultima battuta presso la gloriosa zecca fiorentina, prima della sua soppressione sancita dalle autorità regie e governative  nell’ambito di una politica di razionalizzazione del settore promossa soprattutto dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio avente sede nella nuova capitale Torino, e a cui erano subordinate tutte le zecche del Regno. In realtà, è più corretto affermare che il nostro scudo rappresenta l’ultima moneta rilevante battuta a Firenze; anche dopo la proclamazione del Regno d’Italia, infatti, la zecca fiorentina continuò a battere moneta, dedicandosi però esclusivamente alla monetazione cosiddetta “minuta”, cioè pezzi da 2 lire, lire e mezze lire, e al conio di medaglie richieste da soggetti committenti regionali in occasione di particolari eventi. Quella della gloriosa zecca fiorentina fu quindi, piuttosto, una morte lenta e inflitta con un quasi beffardo accanimento dal Governo centrale; tappa fondamentale di quest’agonia fu rappresentata dal Regio Decreto 326 del 9 novembre 1861, col quale si stabili che la fabbricazione di monete in oro, argento e bronzo sarebbe spettata solo alle zecche di Milano, Torino e Napoli. Il personale fiorentino, gradualmente ridimensionato, rimase in carica principalmente per le attività di affinamento dei metalli; gli inventarii del fondo archivistico della zecca fiorentina si fermano agli estremi  cronologici del 1862-1864, anno a cui risalgono gli ultimi registri, dedicati ormai esclusivamente ad una contabilità di liquidazione. Viene da chiedersi se sia un caso che la zecca che per prima e così tempestivamente si era affrettata a salutare Vittorio Emanuele II come “Re d’Italia” subito dopo la sua proclamazione, avrebbe cessato la sua attività di conio solo alcuni mesi dopo; o se piuttosto l’emissione della prima moneta commemorativa del Regno non abbia rappresentato il tentativo, da parte del direttore Ridolfi, di assicurare la salvezza dell’istituzione da lui guidata conquistandosi la riconoscenza e la stima delle nuove autorità torinesi; un tentativo, tuttavia, destinato evidentemente al fallimento.

Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.265 – Settembre 2011

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