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DI VIRGILIO

La “pietas” romana

Aureo di 7,28 grammi coniato a Roma nel 140

Aureo di 7,28 grammi coniato a Roma nel 140. Al diritto testa laureata di Antonino e legenda ANTONINVS AVG PIVS P P TR P COS III. Al rovescio busto giovanile del futuro imperatore Marco Aurelio con legenda AURELIVS CAES AVG PII F COS. Marco Aurelio, è definito esplicitamente Cesare e figlio dell’augusto Pio (Augusti Pii Filius). Questa scritta la dice probabilmente lunga su quali fossero le vere intenzioni dell’imperatore circa la sua successione; anche Lucio Vero fu adottato, ma a lui non vennero dedicate monete così esplicite. Cohen 20; R.I.C. 421c. (ex asta NAC 24/2002).

di Roberto Diegi

DOPO ANTONINO, L’APPELLATIVO “PIUS” VENNE ADOTTATO DA ALTRI IMPERATORI ROMANI,  E APPOSTO SULLE LORO MONETE, PERDENDO IL SIGNIFICATO ORIGINALE.

In questo articolo intendo soffermarmi su una in particolare delle abbreviazioni che compaiono sulle monete romane imperiali: P F = Pius Felix.

Sul termine Felix ci sono pochi dubbi: sta a significare colui che è sereno, felice del suo essere Pius; ma che significa quest’ultimo aggettivo, poi sostantivatosi nel tempo? Secondo gli antichi Romani Pius era colui che esercitava la Pietas, il cui significato era però ben diverso da quello che noi attribuiamo oggi al termine pietà.

La Pietas era anzitutto senso del dovere, sentimento religioso basato sul rispetto del sacro e degli dei, che non erano una entità astratta ma punti di riferimento concreti nell’esercizio di tutte le diverse azioni umane. In altri termini la Pietas era sentimento di devozione e di giustizia verso gli dei, gli antenati, la patria.

Venendo ora alla monetazione sulla quale vediamo comparire l’abbreviazione P F, osservo che anche in tal caso, come era avvenuto per Augusto e il suo titolo di Pater Patriae, l’origine di questa attribuzione risale in modo specifico ad un  imperatore, avendo poi i successori adottato quella abbreviazione in modo quasi automatico, assieme ad altre e spesso con poca o nessuna rispondenza alla realtà.

A Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus, figlio adottivo di Adriano, assieme al nuovo nome di Titus Aelius Hadrianus Antoninus, derivante dalla adozione, venne attribuito l’appellativo PIVS che contraddistinse il suo lungo regno (dal 138 al 161) durante il quale l’imperatore governò tenendo fede ai princìpi della Pietas, nell’accezione che abbiamo sopra visto. Le monete di Antonino portano tutte questo appellativo Pius che successivamente, ma parecchi anni dopo la sua morte, venne adottato da altri con la ormai nota abbreviazione di P F.

Segue: articolo completo in formato PDF da Panorama Numismatico nr.275 – Luglio/Agosto 2012

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1 commento per La “pietas” romana

  • Armando

    Non concordo affatto che la sigla P F venisse inserita dopo Antonino Pio “probabilmente senza rendersi neppure ben conto del significato originario di
    questo termine, così come era avvenuto per P P (Pater Patriae”. le sigle sulle monete imperiali sono codici precisi da usare a seconda delle situazioni e dei messaggi propagandistici che si volevano dare, indipendentemente su uno meritasse o meno tali appellativi! e il fatto che in seguito si associ a DN ne è una conferma…MI rendo conto che si tratta di un discorso complesso, e da approfondire. Saluti a tutti.

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