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DI VIRGILIO 2

Ipotesi su una moneta medievale di Modena

di Lorenzo Bellesia – da Panorama Numismatico, nr. 251/maggio 2010

UNA MONETA ANONIMA MEDIEVALE E’ STATA ATTRIBUITA A MODENA. E’ PROPRIO COSI’? E POI… E’ DAVVERO UN DENARO COME SCRIVE IL CNI?

Tra le monete medievali di Modena ad un attento esame una risulta di particolare interesse. Eccone la descrizione:

moneta modenaD/ (croce potenziata) · CIVITAS ·

Lettera M di forma gotica con globetto sull’asta centrale

R/ (croce potenziata) · COMVNE ·

Croce potenziata

MI – CNI p. 189, 1

Nomisma, Artemide Aste, 13 e 14 maggio 2006, lotto 592

Questa moneta è di grande rarità. Oltre all’esemplare illustrato, ne sono censiti due dal CNI nella collezione reale con pesi di 0,99 e 0,91 grammi ed un altro compare nella vendita Nomisma dell’8 e 9 maggio 2010, lotto 788 di 0,92 grammi.

Il suo interesse deriva principalmente dall’essere anonima. Infatti non vi si legge il nome chiaro DE MVTINA che caratterizzava tutta la monetazione modenese precedente ma ha al diritto la parola CIVITAS ed al rovescio COMVNE. L’attribuzione alla città emiliana è stata evidentemente basata sul fatto che la lettera M di forma gotica con il globetto sull’asta centrale poteva rappresentare un’elaborazione dell’antico tipo monetario della M con i globetti. Infatti, ricostruendo la cronologia delle emissioni medievali modenesi, si può dedurre che la prima emissione fu caratterizzata da una semplice lettera M (CNI 5), successivamente furono aggiunti intorno quattro globetti (CNI 3), poi ne furono inseriti due al suo interno (CNI 1). L’ultima emissione del grosso, avvenuta certamente già nel Trecento, cambiò la lettera M con una A tra quattro globetti. Di quasi tutte le emissioni citate, con lo stesso tipo del grosso d’argento è conosciuto il denaro piccolo di mistura. Quindi, si può dire che, per caratterizzare una nuova emissione pur mantenendo il tipo originario con la lettera M, dopo aver inserito globetti attorno ed al suo interno, un solo globetto fu collocato semplicemente sull’asta centrale1.

Rimangono però dei dubbi. Perché si è mantenuto il tipo antico ma poi non si è fatto il nome per intero della città come in tutte le monete precedenti?

Bisogna quindi inquadrare la moneta dal punto di vista cronologico ripercorrendo la storia della città tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento.

Sconosciuta al Crespellani2, la moneta è stata classificata dal CNI in un apposito capitolo sotto la voce Repubblica (1306-1336) con questa introduzione: nel 1306, in causa del malgoverno di Azzo, scoppia in Modena una violenta rivoluzione, per la quale sono cacciati gli Estensi e viene proclamato il governo popolare. Il capitolo si trova dopo quelli dedicati al Comune (1226-1293) e ad Azzo d’Este (1293-1306). Tale suddivisione è però molto semplicistica e fondamentalmente sbagliata.

Modena - Duomo

La facciata del Duomo di Modena in una fotografia della fine dell’Ottocento.

Innanzi tutto, il potere estense in Modena non iniziò nel 1293 con Azzo ma già nel dicembre del 1287 il padre di Azzo, Obizzo, era stato chiamato dagli stessi cittadini perché convinti che solo un uomo forte super partes potesse mettere fine ai continui scontri tra le fazioni interne. Obizzo entrò a Modena il 23 gennaio 1289 e ne fu acclamato signore. I Reggiani, dilaniati anch’essi dalle lotte fra le famiglie guelfe e ghibelline, l’anno dopo offrirono la signoria della città sempre ad Obizzo.

Il marchese di Ferrara morì il 13 febbraio 1293 lasciando come erede il figlio Azzo che fu acclamato signore anche a Modena e Reggio. La corruzione dei funzionari estensi, l’esasperata oppressione fiscale e le trame dei nemici interni ed esterni nel corso degli anni portarono all’esasperazione il popolo e finalmente il 26 gennaio 1306 scoppiò la rivolta in Modena contro la dominazione estense ed il giorno dopo anche Reggio si ribellò. Si fecero grandi festeggiamenti per la fine della tirannia e si proclamò la Respublica Mutinensis con rinnovate istituzioni volte ad evitare per sempre un’altra signoria. Si cancellarono tutti i simboli estensi dagli edifici, perfino si vietò di pronunciare il nome del marchese3 e chi avesse proposto di nominare un nuovo signore della città sarebbe stato punito con la morte. Il 26 gennaio fu celebrato come il giorno della vittoria di San Geminiano. Il mese dopo Parma, Modena, Reggio, Mantova, Verona e Brescia si allearono per scacciare Azzo da Ferrara ma senza risultati. Il marchese morirà due anni dopo.

La concordia civica durò ben poco perché scoppiarono ancora i conflitti tra le fazioni cittadine. Nel 1311 l’imperatore Enrico VII nominò un vicario a Modena ma gli stessi Modenesi, dimenticandosi i vecchi propositi, disperati ma sicuri che un potente signore potesse frenare le lotte interne, chiamarono nel 1312 a reggerli Rinaldo de’ Bonacolsi detto Passerino, perché piccolo ed irrequieto, già vicario imperiale di Mantova. Il Bonacolsi si fece signore assoluto di Modena e il suo potere durò fino al 1317 quando i Modenesi, stanchi di lui, nominarono Francesco Pico nuovo signore. Ma appena due anni dopo fu richiamato il Bonacolsi che nel 1321 fece arrestare il Pico facendolo morire di fame insieme ai figli Prendiparte e Tommasino.


Note

  1. Sulla cronologia delle emissioni comu-nali si veda il prospetto nell’articolo sulle monete modenesi del ripostiglio di Rosola in questo stesso numero della rivista a pagina 29.
  2. A. Crespellani, 1884.
  3. In seguito ogni seduta del consiglio generale era aperta da un discorso sui danni che alla città sarebbero derivati dal perdere la conquistata libertà e sulle malefatte del marchese e si aggiungeva: che Dio per sua misericordia levi tosto dal mondo, e lo mandi all’inferno per secula seculorum. Cfr. Statuta, 1327, p. XXXIII.
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