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DI VIRGILIO 3

Il ritorno della moneta nel Medioevo

Il ritorno della moneta nel medioevodi Antonio Pesaresi – da Panorama Numismatico nr.99 / Luglio 1996 – articolo richiesto da un ns. lettore

La caduta dell’impero romano costituì la fine di un’epoca. Non dobbiamo ovviamente prendere come riferimento puntuale la tradizionale data del 476 d.C. e la deposizione di Romolo Augustolo per un cambiamento completo del mondo e della vita. Il giorno dopo quella deposizione la gran parte dei cittadini romani non sapeva nemmeno quel che era successo e forse non lo avrebbe saputo ancora per tantissimo tempo.

La vita scorreva come sempre. tra i sacrifici quotidiani della povera gente ed il lusso e l’ozio della gente ricca, tra la sopportazione dei più umili ed indifesi ed i soprusi e le angherie dei più forti. In realtà la crisi, che si diramava in tutti i settori deI vivere umano, economico, sociale, civile e politico, era già iniziata da tanto tempo e sarebbe progredita sempre di più.

Se però, per lunghi secoli, il vivere fu confinato nelle campagne, nei dintorni dei munitissimi castelli, all’alba del nuovo millennio qualcosa sembrò muoversi e risvegliarsi.

E centro del risveglio europeo furono il nord ed il sud dell’Italia. In particolare, la Toscana fu il centro propulsivo della nuova economia.

Ma guardiamo da vicino un personaggio tipico di quel periodo. E’ un mercante ed il suo nome è Francesco Datini, nato a Prato verso il 1330. Di lui si sa che alla sua morte lasciò un patrimonio assai cospicuo, tale da garantire prosperità alle generazioni seguenti. Si parla di 100.000 fiorini d’oro, vale a dire circa 250 chilogrammi d’oro, e sappiamo che all’ epoca il biondo metallo valeva assai di più di quel che vale oggi. Ma egli non lasciò soltanto monete, case, una florida azienda, ma anche un archivio completo da cui è possibile ricostruire tutta la sua attività commerciale e l’ampiezza dei traffici che aveva raggiunto. In totale sono circa 150.000 lettere contenuti in 600 registri e riguardanti libri contabili veri e propri, così come polizze e lettere di cambio e documenti aziendali d’ogni genere, proprio come si fosse trattato di un’azienda del nostro tempo, con alcune ovvie differenze dovute ai secoli intercorsi.

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