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Il 1848 a Bologna e la Repubblica romana del ’49

3 baiocchi repubblica romana 1849di Paolo Pini

Per una storia di Bologna attraverso le sue monete

La situazione a Bologna negli anni 1848-49 fu densa di avvenimenti, culminati con la cacciata degli Austriaci dalla città nell’eroica giornata dell’8 agosto del ‘48, e con la proclamazione della Repubblica romana nel ‘49, che includeva la Legazione bolognese.

Lo scontento popolare contro il governo pontificio si era già manifestato in più occasioni (moti carbonari del 1821 e 1831), prodromi degli eventi risorgimentali del ‘48-49 e del 1859 (governo provvisorio delle Romagne che prelude all’Unità d’Italia). Nel 1831 il potere temporale dei Papi è dichiarato decaduto: nel febbraio si formò a Bologna il Governo delle Province Unite che comprendeva territori delle Legazioni e delle Marche, che però dopo appena un mese si estinse.

Nel ‘32 la repressione fu violenta e la soppressione della Guardia Civica si accompagnò al ritorno di un contingente austriaco a spalleggiare le truppe pontificie nelle quali erano inquadrati anche reggimenti svizzeri. Da questa data non vi furono più tentativi rivoluzionari a Bologna, anche se il fuoco covava sotto le ceneri fino ad esplodere in diverse occasioni nelle Romagne.

Nel 1846 è eletto Papa Pio IX, il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti di Senigallia. L’atteggiamento liberale del Papa nei primi anni di regno concesse a Bolgona amnistie e riforme che ripristinarono la Guardia Civica e abolirono il Corpo dei Volontari pontifici, riaccendendo gli animi a speranze di libertà. Ma il governo austriaco, preoccupato del turbamento dell’ordine negli Stati del Papa, col pretesto di presidiarli, occupò Ferrara nell’agosto del ‘47. La ribellione fu unanime e tutta l’Italia si sollevò al grido di ‘Viva Pio IX e fuori gli Austriaci’; contemporaneamente vi fu la dichiarazione di guerra dell’Austria da parte di Carlo Alberto, il 25 marzo 1848.

Bologna divenne il campo di concentramento delle truppe pontificie. Volontari bolognesi e romagnoli formarono corpi franchi, come i cacciatori dell’Alto e Basso Regno. Ma il Papa tornò sui suoi passi, verso posizioni più rigide e conservatrici, ritenendo che la guerra all’Austria non fosse legittimata da aggressioni dirette agli stati della Chiesa (Ferrara era stata sgomberata). L’incerta condotta di Pio IX fu uno dei tanti motivi dell’esito infelice della guerra che, dopo la sconfitta di Custoza (luglio ‘48), portò all’armistizio di Salasco.

Gli Austriaci rioccuparono Ferrara in luglio; ai primi di agosto il maresciallo Welden occupa Vento e marcia su Bologna, considerata un nido di agitatori e di facinorosi. La popolazione si arma dopo aver nominato un comitato di salute pubblica. Il Papa di nuovo protesta per l’invasione delle Legazioni. La guerriglia si accende per le strade della città e presso le porte ‘basse’, quelle verso la pianura a ovest, S.Felice, Lame, Galleria: dopo alcuni scontri culminanti con quelli dell’8 agosto alla Montagnola, dove gli Austriaci avevano piazzato le loro artiglierie e cominciato a battere sulla città, di fronte all’eroica difesa dei Bolognesi aiutati dalla sola Guardia civica, che si tramutò in attacco delle posizioni nemiche, gli Austriaci si ritirarono dopo che il comandante dell’artiglieria fu ferito a morte e rimase sul terreno. La fuga precipitosa attraverso porta Galleria fu causa di molti morti fra i nemici per l’incalzare dei popolani.

Segue: articolo completo in formato pdf (0,5 MB) da Panorama Numismatico nr.72/febbraio 1994 – articolo richiesto da un ns.lettore

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