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DI VIRGILIO 3

Recensioni Libri

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Recensioni Libri.


MIR – Italia Meridionale Continentale Zecche Minori

monete italiane regionalidi Stefano Di Virgilio

Nel “mare magnum” delle emissioni delle zecche minori dell’Italia meridionale si inserisce un altro importante tassello bibliografico che si attendeva da tempo. Questo contributo nasce dallo sforzo di Michele Chimienti e Franco Rapposelli i quali, come ammettono loro stessi nell’introduzione, “per gioco” che poi si è trasformato in “impegno”, hanno portato a termine il riordino della catalogazione delle emissioni monetarie (per zecca e in ordine alfabetico) dell’Italia meridionale.

Il volume fa parte della fortunata collana MIR (Monete Italiane Regionali) edita da Alberto Varesi; una rivisitazione del CNI, con importanti aggiornamenti e riordino da parte degli studiosi ed appassionati che si sono fatti carico dei diversi “capitoli monetari regionali” che compongono il Corpus.

Dopo la breve introduzione storica, Chimienti e Rapposelli ci offrono un’utilissima tavola delle concordanze tra i tipi censiti nel volume e ben sette riferimenti bibliografici, tra i quali i volumi 1 e 14 del MEC e la rarissima opera del Sambon del 1916 dedicata alle monete dei Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi di Sicilia, conosciuta in pochi esemplari e solo in bozza.

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Le monete siciliane dai normanni agli angioini

monete siciliane dai normanni agli angioiniCon questo nuovo volume prosegue il progetto di revisione della numismatica siciliana medievale, portato avanti da Alberto D’Andrea in collaborazione prima con Gaetano Faranda ed Elena Vichi (Le monete siciliane dai Bizantini agli Arabi), adesso con Christian Andreani e Domenico Faranda.  Questa volta il periodo preso in esame va dall’arrivo dei normanni in Sicilia alla caduta della dominazione angioina (secoli XI-XIII).

L’opera si avvale della prefazione di Mario Maugeri, collezionista e studioso di monete siciliane, noto al grande pubblico numismatico per i suoi numerosi articoli, nonché per il volume Le monete degli Aragonesi in Sicilia.

In apertura troviamo un capitolo introduttivo in cui vengono spiegati nel dettaglio i titoli arabi usati dai regnanti normanni. Nella seconda parte viene inoltre fornito l’elenco delle legende greche e latine usate sulle monete, con relativa traduzione; la trattazione delle legende cufiche e nashki è invece rimandata direttamente alle schede delle singole monete interessate.

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Politica feudale e monetaria di Alfonso d’Aragona

POLITICA FEUDALE E MONETARIA  DI ALFONSO  D’ARAGONAdi Achille Giuliani

L’irruzione castigliana in Sicilia Citra Pharum porta con sé tutta quella carica spagnoleggiante e dal sapore umanistico capace di ammodernare, ingentilire, integrare e dominare le genti del Sud, influendo non secondariamente sulle prerogative feudali e monetarie attraverso le quali la Corona di Napoli investiva i suoi fedeli baroni, lungi dalla perfidia delle congiure. In questo clima, il Marchesato di Pescara, il più antico del  reame, si qualifica come vero e proprio laboratorio di feudalità aragonese, in quanto istituzione che racchiude uno speciale carattere amministrativo, familiare e territoriale.

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I dogi e le loro monete

Una delle più importanti zecche italiane fu, senza alcun dubbio, quella di Venezia. Attiva già dall’età carolingia, venne chiusa definitivamente soltanto con l’annessione al Regno d’Italia. Considerata l’importanza economica della Serenissima per i grandi commerci, sia con l’Oriente che con gli altri Stati italiani e del nord Europa, è facile comprendere il ruolo fondamentale che ha avuto la moneta veneziana.

Dal punto di vista strettamente collezionistico bisogna dire che Venezia è molto seguita anche se non conosce la popolarità di altre grandi serie italiane come quelle papale e sabauda.

Per ciò che riguarda la letteratura numismatica ricordo la fondamentale e pionieristica opera di Nicolò Papadopoli uscita agli inizi del Novecento. Sono invece diventate di uso comune nei cataloghi d’asta i due volumi di Raffaele Paolucci editi nel 1990 e nel 1991, nei quali viene indicato solamente il grado di rarità e la valutazione generica della moneta.

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Guido Antonio Zanetti – Un numismatico all’epoca dell’Illuminismo

GUIDO ANTONIO ZANETTI Un numismatico all’epoca dell’IlluminismoIl Settecento è stato un secolo di svolta per tutte le discipline. L’Illuminismo ha aperto nuove strade, ha guardato con occhi diversi liberi dai pregiudizi, ha aperto nuove frontiere.

Anche la numismatica, pur essendo una disciplina quasi di secondo piano rispetto a quelle storiche e scientifiche, ha beneficiato di questi preziosi e nuovi influssi. Fino all’età illuministica le opere di numismatica – le prime risalgono addirittura alla metà del Cinquecento – riguardavano quasi esclusivamente la monetazione antica e spesso erano intese come opere di pura erudizione. Fu nel Settecento che si aprirono davvero nuove frontiere. Gli studi economici allargarono gli interessi degli studiosi alle monete medievali e perfino a quelle coeve. Soprattutto, si ricercarono documenti di zecca, si fecero indagini sulle zecche, sulla loro organizzazione, sulle caratteristiche intrinseche ed estrinseche delle monete. Era davvero nata la numismatica secondo l’accezione moderna.

Se l’abate austriaco Joseph Eckhel si può dire il padre della numismatica antica rifondandola completamente col suo Doctrina numorum veterum, il bolognese Guido Antonio Zanetti è sicuramente il padre della numismatica italiana con la sua Nuova raccolta delle monete e zecche d’Italia.

Nato a Bazzano, presso Bologna, nel 1741, lo Zanetti fin da giovane si avvicinò alla numismatica prima come appassionato collezionista poi come infaticabile studioso. La Nuova raccolta comprende saggi e monografie di numismatiche che lo Zanetti chiese ad altri studiosi e che pubblicò a sue spese tra mille difficoltà. I volumi usciti furono cinque e comprendono saggi ancora oggi fondamentali, come quelli per i Gonzaga e Parma a cura di Ireneo Affò.

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