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Zecche italiane

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Zecche italiane.


Un denaro tornese “fiorito” coniato da Florent d’Hainaut per il Ducato di Acaia (1289-1297)

Impero latino d’Oriente

Fig. 1. L’immagine mostra l’Impero latino d’Oriente dopo il trattato di Nymphaion del 1214 (da Wikipedia).

di Luigi Lamorte

CON LA NASCITA DELL’IMPERO LATINO D’ORIENTE, NEL 1204, LE TIPOLOGIE MONETARIE NON CAMBIARONO, FINO A CHE GLI STATI FRANCHI, ALLA META’ DEL DUECENTO, DECISERO DI INTRODURRE DENARI TORNESI SU MODELLO FRANCESE.

Il periodo storico (1204-1297)

Quando i cavalieri della Quarta Crociata entrarono a Costantinopoli nell’aprile del 1204, si aprì un nuovo capitolo della storia greca con la formazione dell’Impero latino d’Oriente (fig. 1). Il nuovo volto dell’Egeo ebbe però vita breve: difatti, nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1261 Alessio Melissene Strategopulo (Ἀλέξιος Στρατηγόπουλος), generale di Michele VIII Paleologo (imperatore di Nicea), dopo essere stato informato che la guarnigione franco-veneziana di Baldovino II aveva lasciato Costantinopoli, diede l’ordine ad un ristretto gruppo di soldati di entrare in città; costoro, dopo aver scaraventato giù le poche guardie dai bastioni, si diressero verso le porte. All’alba del 25 luglio l’intero esercito bizantino entrò dalla Porta aurea praticamente senza combattere; Costantinopoli ritornava ad essere la capitale dell’impero bizantino.

Nonostante la breve parentesi dell’Impero latino, in meno di sessant’anni, i franchi avevano conquistato vasti territori, isole e piazzeforti del vecchio impero; tra le più importanti vi erano il Principato di Acaia (conosciuto all’epoca come Morea, cioè il Peloponneso) e il Ducato di Atene.

Segue: articolo completo in formato PDF, da Panorama Numismatico nr.291 di Gennaio 2014.

Un vecchio rinvenimento di materiali di una zecca clandestina nel Veronese

di Lorenzo Bellesia

Un lettore di Panorama Numismatico, il signor Angelo Lando di Gavardo, in provincia di Brescia, ci ha inviato alcune fotografie di materiale posseduto dalla famiglia di un suo conoscente e rinvenuto alla fine deI secolo scorso in una non meglio precisata grotta del Veronese.

Il signor Landa, cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per la preziosa segnalazione, ci ha chiesto una classificazione delle monete ritrovate ma questo materiale è così interessante che vale la pena segnalarlo all’attenzione degli studiosi in uno specifico per quanto breve articolo piuttosto che nella consueta rubrica di corrispondenza con i lettori.

Segue: articolo originale in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr.121/luglio 1998, articolo richiesto da un ns. lettore.

Marinus mon: enigma svelato?

tremissi longobardi

Fig.1

di Franco Comoglio

UNA NUOVA IPOTESI SUL SIGNIFICATO DELLA LEGENDA “MARINUS MON” RIPORTATA SU ALCUNI TREMISSI LONGOBARDI.

Dalla prima discussione iniziata dal Cordero di San Quintino nel 1834 ad oggi, molte teorie, molte tesi si sono susseguite sui famosi e comunque non eccezionalmente rari tremissi “Marinus mon”. Non è nostra intenzione entrare nel merito della bontà delle varie tesi, a volte anche suggestive, ma certamente opinabili.

Si può notare che sui sei tremissi conosciuti (Brescia, Cividale, due di Milano, Torino, Zurigo) più qualcun altro in mani private, lo stile è diverso e vi è assenza di identità di conio (cfr. figg. 1-4), la quale cosa oltre ad indicare la copiosità di detti tremissi, permette di ipotizzare che difficilmente un addetto alla zecca avrebbe coniato o fatto coniare a suo nome una moneta con legende e stili diversi. Inoltre un addetto, per tanto fosse alta la sua carica (e comunque, su questa importanza eventuale, si sono aperte nel tempo ampie discussioni), non avrebbe presumibilmente avuto la necessità e l’autorizzazione di mettere il proprio nome sulle monete, a ridosso dell’editto di Rotari (qui sine iussionem regis…). La conseguenza logica, a nostro parere, è quella di considerare un’emissione sia centrale che periferica col nome di una importanza tale che fosse perlomeno superiore a quella dei vari duchi. Per poter pervenire a delle ipotesi in relazione alla monetazione col nome “Marinus mon” è opportuno effettuare sia considerazioni stilistiche che di tipo storico.

Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr. 279 – dicembre 2012

Nota per i robertini con “virgola a globetto” e per un “curioso” gigliato ritrovato nel Bedfordshire

robertino

Fig.1

di Gionata Barbieri

NUOVI ELEMENTI PER LO STUDIO DEI GIGLIATI: UNO CON UN SIMBOLO DI ZECCA SCONOSCIUTO E L’ALTRO CON UN SAGGIO DI BONTA’ ANTI-TRUFFA.

I parte

Nella prima parte di questa sintetica nota è mia intenzione segnalare una nuova classe di simboli di zecca per i robertini. Si definiscono robertini, i carlini gigliati (argentei) recanti il nome di Roberto d’Angiò (regnabat: 1309-1343) battuti nella zecca partenopea o in Provenza, nonché le coniazioni postume, sempre recanti il suo nome e realizzate nel regno napoletano da altri sovrani angioini, e le imitazioni straniere, che ancora richiamano re Roberto nella legenda del dritto.

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La produzione di alcune zecche piemontesi nei primi anni del Trecento - Una visione d’insieme

Torino... by Aeretica

di Lorenzo Bellesia – anteprima da Panorama Numismatico nr.261, Aprile 2011

AGLI INIZI DEL TRECENTO ALCUNE ZECCHE PIEMONTESI SI SPECIALIZZARONO NEL CONTRAFFARE IL GROSSO VENEZIANO, IL TIROLINO E L’IMPERIALE MILANESE.

Dopo la morte di Federico II l’Impero era precipitato nell’anarchia ed i Comuni italiani si affrancarono completamente.

Nel 1308 fu eletto re di Germania Enrico VII di Lussemburgo. Incoronato ad Acquisgrana il 6 gennaio 1309, decise di scendere in Italia per essere incoronato re dei Romani e cercare di consolidare il potere imperiale nella penisola lacerata dalle lotte tra guelfi e ghibellini. Giunse allora a Milano dove si fece incoronare re d’Italia il 6 gennaio 1311. Orgoglioso della sua missione, volle riordinare il caos che regnava in Italia non solo dal punto di vista politico ma anche economico e monetario.

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