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DI VIRGILIO 2

Monete Italiane Medievali e Moderne

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Monete Italiane Medievali e Moderne.


Un breve aggiornamento alle tipologie della zecca di Ravenna. Epoca degli arcivescovi e di Benedetto XIV

zecca di Ravennadi Stefano Di Virgilio

A RAVENNA IN ETA’ MEDIEVALE E MODERNA FURONO BATTUTE NUMEROSE MONETE. ECCO ALCUNE VARIANTI NON ANCORA CENSITE.

Credo di fare cosa gradita ai collezionisti nel segnalare cinque nuove varianti di monete ravennati nelle quali mi sono imbattuto negli ultimi tempi, grazie al mio lavoro di fotografo di monete.

La prima, molto interessante, è un mezzo denaro arcivescovile apparso nel listino n. 1 della ditta Numismatica Picena s.r.l. di San Benedetto del Tronto.

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Una proposta per le monete di Enrico VII coniate a Milano

GROSSO TORNESE

Fig.1

di Lorenzo Bellesia

UNA GRIDA DEL 1310 PERMETTE DI DEFINIRE I NOMINALI DELLE MONETE CONIATE A MILANO A NOME DI ENRICO VII (1310-1313).

Mi è capitato di leggere una grida milanese1 del 7 novembre 1310 che contiene la tariffa delle seguenti monete:

Florinum auri de Florentia, Zenujnum unum auri de Ianua, Ducatum auri de Veneciis pro solidis decem et denariis quatuor pro quolibet de predictis imperialibus parvis

Grossum tornensem pro denariis decem et octo

Vinizianum grossum argenti denariis novem et tercium

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Una singolare moneta papale coniata nella zecca di Ferrara

Mezzo scudo della zecca di Ferrara

Mezzo scudo dell’anno XVII di Clemente XI Gianfrancesco Albani, battuto a Ferrara nel 1717. Rarissimo esemplare, non reperibile sul mercato numismatico.

di Elio Concetti

UNA MEZZA PIASTRA DI CLEMENTE XI PORTA AL DIRITTO IL BUSTO DEL PAPA CON LA TIARA ED AL ROVESCIO LO STEMMA DEL CARDINAL LEGATO GIULIO PIAZZA. E’ MONETA DI GRANDE RARITA’.

Si tratta del mezzo scudo dell’anno XVII del pontificato di Clemente XI Gianfrancesco Albani (1700-1721), battuto a Ferrara nel 1717. E’ un esemplare rarissimo, attualmente non reperibile sul mercato numismatico. Tale moneta, nei primi decenni del secolo scorso era presente in alcune prestigiose collezioni private come quella di Vittorio Emanuele III, di Guerrini e Ruchat. Non risulta presente in raccolte formatesi recentemente. L’esemplare è di una singolarità che lascia perplessi, sia per l’effige insolita di papa Albani visto negli ultimi anni della sua esistenza, sia per una stranezza che lo distingue dalle altre monete pontificie dello stesso tipo e della medesima epoca. Nel diritto vi è il busto di Clemente rivolto a destra, con piviale e triregno, mentre il campo del rovescio è occupato dallo stemma del cardinale Giulio Piazza in quel tempo Legato pontificio per la provincia o Legazione di Ferrara. Al riguardo c’è da chiedersi per quale fondato motivo l’eminentissimo Giulio Piazza fece apporre il proprio stemma sul rovescio del mezzo scudo ferrarese. Fino ad oggi le ricerche svolte in tal senso hanno dato esito negativo. E’ pur vero che il cardinale Piazza, nella sua funzione, rappresentava il pontefice, quindi era il vice-papa, inoltre era anche il governatore della provincia con ampi poteri discrezionali. Tuttavia conviene ricordare in proposito che nello Stato Pontificio il diritto di apporre lo stemma sulle monete è riservato al papa, ma in periodo di Sede Vacante tale prerogativa, vigente in forza di legge, è posta in essere dal cardinale Camerlengo che nella circostanza, assume la massima autorità nella Chiesa e nello Stato Ecclesiastico e la esercita fino all’elezione del nuovo papa.

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Note su due monete di Lucca e Milano

Nominale

Figura 1

di Lorenzo Bellesia

PRESENTIAMO DUE MONETE PROBABILMENTE INEDITE. LA PRIMA DI LUCCA PRESENTA DUE ARMETTE INVECE DI UNA SOLA, LA SECONDA DI MILANO CON UNA VARIETA’ AL ROVESCIO CHE FORSE NE ATTESTA LA CONIAZIONE IN UN MOMENTO DI PASSAGGIO DA UNA VARIETA’ AD UN’ALTRA.

Un amico mi ha cortesemente mostrato due interessanti monete.

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I riformatori nella monetazione bolognese del XV secolo con particolare riferimento alle emissioni di famiglie senatoriali

Le 2 Torri di  Bolognadi Paolo Pini

Questo contributo giaceva da tempo in un cassetto. La remora a consegnarlo alle stampe derivava dalle perplessità, espresse in più occasioni da un gruppo di amici di esimio spessore numismatico, interessati allo stesso problema, sulla legittimità di diffonderlo finché non fosse esperita ogni ricerca tesa ad individuare e a documentare iconograficamente in modo esaustivo, ovunque fosse possibile, tutte le monete coniate di questa pertinenza.

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