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DI VIRGILIO 2

Zecca di Napoli

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Zecca di Napoli.


Un coronato inedito di Ferdinando I d’Aragona e sulla classificazione dei primi coronati della zecca di Napoli

Coronato inedito della zecca di Napoli

Napoli (1459-1460), coronato da 11 grana, argento, Ø mm 27, gr. 3,93, maestro di conio: Antonio Miroballis. D/ CORONATVS : QUIA : LEGITIME : CERTAVIT +. Il re Ferdinando I d’Aragona con scettro e globo crucigero nell’atto di essere incoronato dal cardinale Orsini; in basso a destra: M. R/ FERDINANDVS : D : G : R : SICILIE : IER : VN +. Croce potenziata; in basso: M. CNI manca; P.R. manca. Collezione privata.

di Francesco Di Rauso

CONIATI TRA 1459 E 1472, ALCUNI CORONATI DELL’INCORONAZIONE ED UNZIONE PORTANO SIGLE SIA SUL DRITTO CHE SUL ROVESCIO, PARTICOLARITÀ MAI NOTATA IN PRECEDENZA

Coronatus quia legitime certavit, “Incoronato perchè combatté legittimamente”. Questa la frase protagonista del dritto dei primi coronati battuti a Napoli durante il lungo regno di Ferdinando I d’Aragona (1458-1494), un messaggio dal profondo significato politico che rafforzò, come vedremo di seguito, l’immagine del giovane sovrano passato alla storia come uomo dall’indole spietata e vendicativa, principe indiscusso del ‘400 napoletano, amante delle arti, stratega militare, figlio illegittimo e prediletto del re Alfonso V d’Aragona (I per Napoli).

L’inizio del suo lungo regno fu contrassegnato da una serie di difficoltà politiche e militari: appena salito al trono subì un grave affronto dal pontefice Callisto III il quale non lo riconobbe re di Napoli; dovette inoltre fronteggiare una serie di attacchi da parte di Giovanni d’Angiò (duca titolare di Calabria), pretendente al trono di Napoli e figlio di Renato d’Angiò, ex sovrano di Napoli detronizzato da Alfonso d’Aragona nel 1442. Alcuni nobili del regno, senza scrupoli, ritennero molto più conveniente allearsi con l’angioino, le ostilità sfociarono in una cruenta guerra che vide da un lato il re di Napoli in difesa dei propri diritti e dall’altro il figlio di un re deposto deciso a riprendersi ciò che venne tolto al padre.

Segue: l’articolo di copertina del numero di settembre (a. XXXI, n. 298) di Panorama Numismatico, dedicato al Convegno Numismatico Partenopeo che si terrà a Napoli dal 26 al 28 settembre é disponibile qui in formato pdf.

Un inedito carlino napoletano del 1832 di Ferdinando II di Borbone

Ferdinando II di Borbone ventenne (1830 ca).

Ferdinando II di Borbone ventenne (1830 ca).

di Francesco di Rauso*

Nato a Palermo nel 1810 e divenuto all’età di venti anni re del Regno delle Due Sicilie, il più importante reame d’Italia, Ferdinando II di Borbone, il più napoletano dei re si spense a Caserta il 22 maggio 1859 a causa di un male che portava avanti già da qualche anno. Egli, con grande senso di responsabilità, mise in primo piano i bisogni del popolo e della nazione più che gli interessi personali. Iniziò a diminuire le somme da elargire alla Regia Corte e contribuì, in più occasioni, con la sua cassa personale ai fabbisogni dello Stato. Fece tutto ciò che fu possibile perchè il suo popolo vivesse in condizioni dignitose affrontando con notevole determinazione le varie problematiche del Regno. Durante i suoi 29 anni di governo, le Due Sicilie acquisirono posizioni di rilievo in numerosi campi ed i primati da essa raggiunti non furono eguagliati prima d’allora da nessun altro Stato italiano. Nulla da invidiare quindi alle altre grandi potenze europee. Le tante opere pubbliche, molte delle quali giunte intatte sino ai giorni nostri, testimoniano la grandezza di questo sovrano e la sua “passione per il progresso”.

Le cronache del tempo narrano di un sovrano sempre presente e che preferiva rendersi conto di persona dei problemi reali della gente grazie ai suoi numerosi viaggi effettuati nelle varie province del Regno. A causa, però, della sua grande personalità fu tanto odiato da quel gruppetto di rivoluzionari e sovversivi che fregiandosi con l’appellativo di “patrioti”, andarono all’estero a bollare come tiranno un sovrano deciso e determinato che non amava farsi pestare i piedi.

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Nota su una mezza piastra del 1836 con contromarche offensive

Ferdinando II di Borbone re delle Due Sicilie (1830-1859)

Ferdinando II di Borbone re delle Due Sicilie (1830-1859)

di Luca Lombardi

LA MONETA E’ SEMPRE STATA USATA COME UN MEZZO ECCEZIONALE PER DIFFONDERE IDEE, MESSAGGI ED IMMAGINI. MA IL MESSAGGIO NEL CASO PRESENTATO IN QUESTO ARTICOLO NON E’ STATO LANCIATO DI CERTO DALL’AUTORITA’ EMITTENTE.

In un pezzo di recente pubblicazione ho preso in esame le contromarche offensive che si rilevano impresse sulle piastre di Ferdinando II di Borbone re delle Due Sicilie (1830-1859)1.

Com’è ormai noto, queste contromarche furono realizzate in seguito alle violente repressioni dei moti insurrezionali che in nome della libertà si ebbero nel Regno alla fine della prima metà dell’Ottocento. In tali circostanze le monete furono abilmente utilizzate per veicolare messaggi ingiuriosi rivolti al sovrano.

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Monete napoletane inedite o poco note da Filippo III di Spagna a Ferdinando II di Borbone

Carlo-VI-tari-argento-1716di Francesco di Rauso

LA MONETAZIONE NAPOLETANA SPESSO OFFRE AGLI APPASSIONATI INTERESSANTI SPUNTI SU CURIOSITA’ E VARIANTI SCONOSCIUTE. ECCONE UN NUTRITO ELENCO.

In questo numero verranno poste all’attenzione dei lettori delle varianti inedite o poco note di monete napoletane. Questo tipo di varianti, in particolare quelle del periodo borbonico (1734-1861), fu alcuni anni fa protagonista di un dettagliato studio di Giuseppe Ruotolo, mentre altri errori di punzonatura sono già presenti nel CNI e nell’opera di Cagiati, altri invece, sono stati inseriti di recente nell’aggiornato catalogo di Gigante. Nel corso del XX secolo diversi studiosi, come Vico D’Incerti e Mario Traina, si dedicarono agli approfondimenti sugli errori araldici delle piastre di Ferdinando II di Borbone.

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Lo core drinto a li tornise

Fig. 1. 3 Cavalli di Filippo IV.

Fig. 1. 3 Cavalli di Filippo IV.

di Adolfo Marciano

LA LETTERATURA PUO’ ESSERE UN SUSSIDIO IMPORTANTE PER LO STUDIO DELLA NUMISMATICA E PUO’ FORNIRE UN ACCESSO DIRETTO A NOTIZIE SULLA CIRCOLAZIONE DELLE MONETE.

CAVALLI, GRANA, CINQUINE, CARLINI E SCUDI RICCI NEL CAPOLAVORO LETTERARIO DEL SEICENTO NAPOLETANO: LO CUNTO DE LI CUNTI DI GIOVAN BATTISTA BASILE

Lo studio della numismatica, a parere di chi scrive, ha senso soprattutto in quanto serve a gettare luce nuova o ulteriore su questioni e problemi storiografici.

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Monete napoletane inedite o poco conosciute da Roberto d’Angio’ a Federico d’Aragona

gigliato-doppio-giglio

Fig. 1. Ingrandimento.

di Francesco di Rauso e Gionata Barbieri

Grazie alle segnalazioni ricevute negli anni da amici che condividono la nostra stessa passione, abbiamo avuto la possibilità di archiviare immagini di monete rare ed inedite e, come vedremo più avanti, avere l’onore di dedicare loro i dovuti approfondimenti. Alcune di esse sono inedite e di grande interesse numismatico, inserendole in un unico studio abbiamo reso omaggio ad un grande autore del passato, il compianto dott. Michele Pannuti, che negli anni 1969 e 1972 pubblicò due articoli intitolati rispettivamente Monete napoletane inedite o poco conosciute dal XII al XIX secolo e Cinque monete napoletane poco conosciute. Egli raggruppò in ciascuno di questi scritti diversi nominali di varie epoche approfondendoli quindi attraverso le pagine del bollettino del Circolo Numismatico Napoletano. Ora quei grandi studiosi del circolo partenopeo non ci sono più, ma le monete inedite continuano ad affiorare dall’oblio, per questo riteniamo di aver fatto cosa utile impostando ed intitolando il presente studio come quelli del nostro illustre predecessore.

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Il dritto e il rovescio nelle monete napoletane dagli Aragonesi ai Borbone secondo i documenti d’epoca

Tevola Strozzi e monete di Napoli

Tre monete napoletane con sullo sfondo la famosa Tavola Strozzi, tempera su tavola cm 82x245. Trattasi della prima veduta topografica più completa della città di Napoli raffigurando la flotta aragonese che entra nel porto di ritorno dalla vittoriosa battaglia di Ischia del 1465. Proviene da Palazzo Strozzi di Firenze ed attualmente è a Napoli nel Museo della Certosa di San Martino.

di Francesco di Rauso – da Panorama Numismatico nr.257/Dicembre 2010

APPARENTEMENTE UN PROBLEMA BANALE: STABILIRE IL DIRITTO ED IL ROVESCIO DI UNA MONETA. MA LA SOLUZIONE IMPLICA IMPORTANTI QUESTIONI STORICHE E NUMISMATICHE.

Stabilire il dritto e il rovescio per alcune monete napoletane, specie per quelle del periodo medievale, è una diatriba che dura da decenni.

Leggendo i lavori di altri studiosi si nota chiaramente una netta discordanza nelle classificazioni. In pratica, a titolo di convenzione, si preferisce considerare come dritto, in ogni caso, il lato riportante il nome del sovrano al di là della presenza o meno dell’effigie reale o di un qualsiasi altro simbolo riconducibile all’autorità emittente. Dal XIX secolo ad oggi vi sono state diverse correnti di pensiero al riguardo ed alcuni studiosi, come ad esempio il celebre Michele Pannuti, hanno ritenuto opportuno rivedere le proprie idee (come giusto che fosse) anche a distanza di decenni. Quest’ultimo, ad esempio, fu tra i curatori della mostra sulle monete napoletane del periodo 1442-1556 tenutasi al Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli nel 1973 e nel catalogo della mostra venne stabilito che il dritto dovesse essere proprio quello riportante il nome del sovrano, ma si sa che con il passare degli anni l’esperienza insegna! Nel 1984, proprio nell’opera Le Monete di Napoli, i due autori Michele Pannuti e Vincenzo Riccio riportarono molte delle sopracitate monete classificando dritto e rovescio con una logica del tutto diversa dalla precedente e che ancora oggi è perfettamente in linea con il pensiero di altri studiosi.

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Nel nome di Carlo V Imperatore

di Francesco Punzi - da Panorama Numismatico nr.254/Settembre 2010

Carlo VL’ETERNO SOGNO DI FAR RIVIVERE LA ROMA DEI CESARI NELLE QUADRUPLE E DOPPIE NAPOLETANE

Premessa storica

Sotto il dominio di Carlo V si ebbero in Napoli tre avvenimenti di grande portata che vennero riportati su monete coeve.

Il primo avvenimento fu l’assedio sostenuto in Napoli, nel 1528, dagli Imperiali comandati da Filippo d’Orange, contro le forze francesi di Odetto di Foix, signore di Lautrec e maresciallo di Francia, che invano cercò di occupare la città. L’assedio durò oltre tre mesi, dal maggio all’agosto, ma alla fine i Francesi, morto il Lautrec di peste il 15 agosto 1528, furono costretti a sgomberare il campo. Tale evento è ricordato su due pezzi di altissima rarità, cioè lo scudo ed il mezzo scudo ossidionale (fig.1).

Il secondo avvenimento fu il tentativo, compiuto dal vicerè, don Pedro de Toledo, nel 1547, di introdurre a Napoli l’Inquisizione di Spagna, essendosi incominciato a diffondere tra il popolo un movimento protestante di tipo particolare, facente capo a Giovanni di Valdès, che cercava di convertire il popolo. Il vicerè fece bruciare in pubblico tutti i libri della dottrina di Lutero e chiamò da Roma il tribunale dell’Inquisizione.

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