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DI VIRGILIO 2

Monete Italiane Medievali e Moderne

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Monete Italiane Medievali e Moderne.


Una inedita variante del quattrino di Massa di Lunigiana databile attorno all’anno 1568

quattrino in rame Massa di Lunigiana

Fig. 1(ingr.): presumibile anno 1568? Quattrino in rame a grafia CIBO ma a titolo di principe I. CNI manca; Bellesia manca, sconosciuta a grafia CIBO D/ . ALBERI . CIBO . M . M . P . I . (. alberico.cibo.malaspina.massa.principe.I)

di Pier Alessandro Boni

LO STUDIO DI ALCUNI QUATTRINI FATTI CONIARE DAL MARCHESE ALBERICO I CYBO SUI QUALI COMPAIONO ISCRIZIONI FINORA MAI RESE NOTE.

Fino all’asta Artemide XXXV dell’11 luglio 2012, seguendo il completo libro di Lorenzo Bellesia, Le monete di Massa di Lunigiana pubblicato nel 2008, le coniazioni battute dal marchese Alberico I Cybo Malaspina, successivamente elevato al rango di principe, erano prese in esame solo per tre periodi e tre diverse iscrizioni, le prime due con il titolo di marchese III mentre il terzo era con il titolo di principe I e più esattamente:

Segue: Articolo completo in formato PDF

Due monete inedite di Correggio e Modena dello stesso zecchiere

di Lorenzo Bellesia

NELL’ITALIA DEL CINQUE E SEICENTO GLI ZECCHIERI SI SPOSTAVANO DA UNA CITTA’ ALL’ALTRA, COSI’ E’ POSSIBILE TROVARE EMISSIONI RIFERIBILI A UN SOLO ZECCHIERE MA DI SIGNORI DIVERSI.

Mi sono state segnalate due interessanti monete che, curiosamente, pur essendo di zecche diverse, sono state battute dallo stesso zecchiere, l’ebreo Joseffo Teseo.

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Un denaro tornese “fiorito” coniato da Florent d’Hainaut per il Ducato di Acaia (1289-1297)

Impero latino d’Oriente

Fig. 1. L’immagine mostra l’Impero latino d’Oriente dopo il trattato di Nymphaion del 1214 (da Wikipedia).

di Luigi Lamorte

CON LA NASCITA DELL’IMPERO LATINO D’ORIENTE, NEL 1204, LE TIPOLOGIE MONETARIE NON CAMBIARONO, FINO A CHE GLI STATI FRANCHI, ALLA META’ DEL DUECENTO, DECISERO DI INTRODURRE DENARI TORNESI SU MODELLO FRANCESE.

Il periodo storico (1204-1297)

Quando i cavalieri della Quarta Crociata entrarono a Costantinopoli nell’aprile del 1204, si aprì un nuovo capitolo della storia greca con la formazione dell’Impero latino d’Oriente (fig. 1). Il nuovo volto dell’Egeo ebbe però vita breve: difatti, nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1261 Alessio Melissene Strategopulo (Ἀλέξιος Στρατηγόπουλος), generale di Michele VIII Paleologo (imperatore di Nicea), dopo essere stato informato che la guarnigione franco-veneziana di Baldovino II aveva lasciato Costantinopoli, diede l’ordine ad un ristretto gruppo di soldati di entrare in città; costoro, dopo aver scaraventato giù le poche guardie dai bastioni, si diressero verso le porte. All’alba del 25 luglio l’intero esercito bizantino entrò dalla Porta aurea praticamente senza combattere; Costantinopoli ritornava ad essere la capitale dell’impero bizantino.

Nonostante la breve parentesi dell’Impero latino, in meno di sessant’anni, i franchi avevano conquistato vasti territori, isole e piazzeforti del vecchio impero; tra le più importanti vi erano il Principato di Acaia (conosciuto all’epoca come Morea, cioè il Peloponneso) e il Ducato di Atene.

Segue: articolo completo in formato PDF, da Panorama Numismatico nr.291 di Gennaio 2014.

Un mezzo testone inedito del duca Filiberto II

mezzo testone inedito del duca Filiberto IIdi Simone Pierotti

UN ESEMPLARE INEDITO DELLA MONETA FATTO CONIARE DAL DUCA SABAUDO E’ STATO MESSO ALL’INCANTO. IL CONFRONTO CON ALTRI PEZZI TIPOLOGICAMENTE SIMILI PERMETTE DI FARLO RISALIRE A PRIMA DEL 1503.

Recentemente alla Vente aux enchères 58, presso la casa d’aste francese Cgb.fr è stato esitato all’incanto un esemplare di mezzo testone assai singolare (lotto 318), che merita alcune considerazioni.

La moneta in questione  presenta al dritto la legenda, preceduta da una croce patente “PHILIB’(ER)TVS . DVX . SABAVDI(A)E . VIII” e, entro cordoncino perlinato, il busto con berretto del duca Filiberto volto a destra, dietro al quale è presente un punto. Al rovescio, invece, è raffigurato lo scudo sabaudo crociato inclinato a sinistra, sormontato da elmo, cimiero a forma di testa di leone alato e lambrecchini tra il motto FE/RT, il tutto entro cordoncino perlinato e, circolarmente, la legenda, anch’essa preceduta da una croce, “IN . TE . D(OMI)NE . CONFIDO . T .”

Questo mezzo testone, coniato nella zecca di Torino, unica aperta al di qua dei monti, come indicato dalla sigla di zecca “T” al rovescio, dal diametro di 25,5 mm e pesante 4,5 g, presenta numerose differenze rispetto ai medesimi numerali del duca Filiberto finora conosciuti. La letteratura numismatica riporta, infatti, tre tipi per questo duca: il primo presenta al dritto il duca in armatura a cavallo andante verso destra entro cordoncino perlinato, il secondo e il terzo tipo, invece, riportano entrambi il busto del duca con berretto rivolto verso destra di dimensioni e fattura diverse, risultando più grande e più maturo quello dell’ultima tipologia (battuto nella zecca di Torino, sicuramente dopo il 1503, in quanto presenta le iniziali del maestro di zecca Giacomo Cassino, attivo a partire da quella data).

Segue: articolo completo in formato PDF, anteprima da Panorama Numismatico nr.291 di Gennaio 2014

L’universitas aquilana e l’ultimo appalto monetario concesso dalla regina Giovanna II D’Angio’ – Durazzo: quando l’arme civica assurse a distintivo di zecca – Prima parte

di Achille Giuliani

Fig. 1. Bolognino di Ladislao d’Angiò-Durazzo, zecca dell’Aquila (ingrandimento scala 2:1), da G. Barbieri, 2010, p. 12, fig. 1. Fig. 5. Ragguaglio iconografico dell’allegoria per i bolognini di Ladislao d’Angiò-Durazzo emessi all’Aquila (1° tipo)

Fig. 1. Bolognino di Ladislao d’Angiò-Durazzo, zecca dell’Aquila (ingrandimento scala 2:1), da G. Barbieri, 2010, p. 12, fig. 1. Fig. 5. Ragguaglio iconografico dell’allegoria per i bolognini di Ladislao d’Angiò-Durazzo emessi all’Aquila (1° tipo)

LA VITALITA’ STORIOGRAFICA E LETTERARIA DELLA ZECCA AQUILANA E UNA FINESTRA SULLE VICENDE SOCIALI E ARALDICHE DELLA CITTA’ CHE HA PERMESSO DI RIAPRIRE L’INTERPRETAZIONE ALLEGORICA DI UN RARISSIMO BOLOGNINO DI RE LADISLAO, DIMENTICATO DAGLI STUDIOSI DI NUMISMATICA E CREDUTO UNICO.

In una delle mie prime letture sull’oreficeria aquilana nella tarda età di Mezzo rimasi sgomento nel seguire lo stizzito botta e risposta, mostrato ai primi del Novecento dalla Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti, tra due cultori di storia dell’arte, Vincenzo Balzano e Pietro Piccirilli, scettici, l’un con l’altro, delle personali intuizioni legate al momento storico in cui la scuola d’oreficeria poté fiorire nella città dell’Aquila. Un sorta di duello, a colpi di sommarie attribuzioni d’opera e di prove documentali, che piace riproporre con due passi tratti dalle lettere spedite, con risentimento, all’attenzione del direttore di quella pregevole e, da tempo, soppressa rivista. (dicembre 1906, scrive Piccirilli)

Tanto dibattito fa proprio piacere, perché si ha a che fare con persone cortesi e colte e non con i così detti arrivisti, i quali, a costo di rompersi il collo, si buttano a corpo perduto pur d’arrivare a far conoscere al lettore il vario loro sapere. Francamente, poi, ti confesso che non saranno sudori sprecati, perché, in fin dei conti, qualche cosa di utile se ne ricava. (febbraio 1907, scrive Balzano)

Bisogna esser persuasi di non tenere la storia d’un’arte d’un paese, d’una regione, se prima non siano esaminate con quella precisa intenzione le memorie, le cronache, le leggi, gli statuti, le lettere, le carte de’ privati e dei pubblici archivi, che ci rimangono, i segni di vita di quell’arte nella popolazione da cui fu ab antico praticata.

Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr.277 – ottobre 2012

Panorama Numismatico nr.277 – ottobre 2012