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DI VIRGILIO 3

Monete Italiane Medievali e Moderne

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Monete Italiane Medievali e Moderne.


Le monete scomparse della zecca di Bologna

Giovan Battista Gaulli, Ritratto di Clemente X (1670-1676), olio su tela, Firenze, Galleria degli Uffizi.

Giovan Battista Gaulli, Ritratto di Clemente X (1670-1676), olio su tela, Firenze, Galleria degli Uffizi.

di Michele Chimienti

LA COLLEZIONE DI MONETE PAPALI DI SAVERIO SCILLA, DISPERSA GIÀ IN ANTICO, SI PUÒ RICOSTRUIRE GRAZIE ALLE RIPRODUZIONI PUBBLICATE DA SERAFINI E ZANETTI

Le monete d’oro del XVII secolo emesse dalla zecca felsinea di cui non si conosce alcun esemplare

Alcuni autori (Scilla, Zanetti, Serafini) hanno pubblicato le immagini di monete d’oro emesse dalla zecca di Bologna a nome di Clemente X e di Innocenzo XI di cui oggi non si conosce nessun esemplare. Probabilmente quelle emissioni erano tanto scarse (si trattava di poche centinaia di esemplari ognuna) che non ne è sopravvissuta nessuna alle successive fusioni. In effetti, contrariamente a quanto accade oggi, il valore delle monete d’oro e d’argento da collezione era spesso di poco superiore, se non uguale, a quello del loro contenuto in metallo prezioso per cui poteva risultare semplice e conveniente consegnarle in zecca perché fossero fuse e averne in cambio delle nuove ben accette sui mercati. A conferma di ciò si può citare quanto accadde alla collezione di Saverio Scilla, che il 26 giugno 1746 fu ceduta al Medagliere Vaticano dal figlio Ponziano. Il figlio lamentò il fatto che il valore intrinseco delle monete d’oro e d’argento era superiore alla stima eseguita per la vendita (Archivio della Biblioteca Vaticana, vol. 11, f. 396).

Segue: articolo completo in formato PDF, anteprima del numero di giugno 2015 di Panorama Numismatico

Al di là del provisino

denari piccoli della zecca di RomaLe emissioni “aggiunte” di denari piccoli della zecca senatoriale romana

LO SVILUPPO DEI DENARI PICCOLI E IL RUOLO DA ESSI SOSTENUTO NEL SISTEMA MONETARIO CAPITOLINO. BREVE PROFILO.

di Adolfo Sissia

Nel tema già complesso che riguarda la produzione del provisino senatoriale s’inseriscono con forza le emissioni dei denari piccoli da parte della zecca romana. In realtà, nello specifico, studi editi mancano del tutto, a parte qualche eccezione sul tipo provisino, e tendenzialmente si tratta la materia in modo sommario. Qui di seguito, a colmare in parte questa lacuna e sia pure restringendo in poche pagine l’argomento, sprofondato da troppo tempo in un “ingiusto oblio”, saranno segnalati dati acquisiti e considerazioni personali da esaminare.

Com’è noto, a Roma il nominale che aveva il ruolo base di moneta dell’usualità – in altri termini l’utilizzo quotidiano del circolante per transazioni di carattere medio-basso – era costituito dal denaro provisino. Tuttavia, dalla metà circa del XIV secolo, l’officina romana coniò nuove serie di denari piccoli.

Segue: articolo completo tratto da Panorama Numismatico nr.305 – Aprile 2015

Zecca di Mirandola – Alessandro I Pico – Monete da 12 e 6 bolognini

Ritratto di Alessandro I Pico e Laura d’Este in età giovanile

Anonimo vicino al Peranda, Ritratto di Alessandro I Pico e Laura d’Este in età giovanile, olio su tela, Roma, collezione privata.

di Claudio Cassanelli

LE EMISSIONI DI ALESSANDRO PICO PER IL LEVANTE, AFFINI AD UNA SERIE MODENESE DI FRANCESCO I D’ESTE, PRESENTANO ALCUNE DIVERSITÀ DI CONIO SPECIE SUL ROVESCIO.

La serie di monete coniate per il Levante da Alessandro I Pico (1602-1637) nella zecca di Mirandola, è composta da due valori di 12 e 6 bolognini. Tipologicamente risulta identica ad una serie della zecca modenese di Francesco I d’Este, nella quale zecca furono emessi diversi altri valori: da 18 bolognini, da 15, da 10, da 9 e da 8. Su un valore da 8 bolognini risulta la sigla dello zecchiere IT, ossia Joseffo Teseo, il quale aveva già lavorato nella zecca di Correggio per l’emissione di una moneta da otto soldi senza la data poi ancora, per il nuovo duca di Modena, a partire dall’ottobre del 1630.

Segue: articolo completo tratto da Panorama Numismatico nr.302 – Gennaio 2015 (numero esaurito).

Un testone inedito di Giovan Battista Ludovisi

Veduta di Piombino dal mare, incisione di Pierre Mortier, 1623.di Luciano Giannoni

NOTO PER LA VITA SREGOLATA E LE SPESE DISSENNATE, IL PRINCIPE DI PIOMBINO FU ANCHE UN PROLIFICO CONIATORE DI MONETE. ALL’ULTIMO PERIODO DELLA SUA VITA APPARTIENE, PROBABILMENTE, IL TESTONE INEDITO QUI PRESENTATO

Il principe di Piombino Giovan Battista Ludovisi (1647-1699) è passato alla storia più per le sue avventure galanti e per la sua dissennata gestione delle finanze personali e dello Stato che per particolari benemerenze in campo militare o amministrativo. È significativo che in alcune cronache napoletane del suo tempo si dica che …ha mostrato in tutte le sue operazioni di aver poco sano cervello, essendo …di sua natura incostante d’animo ed inettamente prodigo per lo che s’avea vendute ed impegnate non solo tutte le terre e feudi che possedeva [nel regno di Napoli] come Principe di Venosa, ma anco l’entrata del suo Stato libero di Piombino.

Segue: articolo completo tratto da Panorama Numismatico nr.302 – Gennaio 2015 (numero esaurito).


Alcune tracce di legittimazione politica nella Napoli del XVI secolo

Un doppio ducato della zecca di Saragozzadi Raffaele Iula

Un comune esempio numismatico

FIGURA SCOMODA PER LA LIBERALITÀ DI PENSIERO GIOVANNA D’ARAGONA VENNE DEFINITA “PAZZA” E RINCHIUSA PER BUONA PARTE DELLA SUA VITA. NONOSTANTE CIÒ, LA SUA IMMAGINE COMPARE SU ALCUNE MONETE FATTE CONIARE DAL FIGLIO CARLO V

Nel mondo numismatico, si sa, le monete sono spesso considerate come esempio di varie testimonianze (storica, artistica, etc.) per delineare in modo più preciso il periodo e l’ambiente che ne hanno curato la produzione. Alcune, però, riescono a comunicare meglio il loro messaggio, forse perché sono state coniate appositamente per svolgere questo importante compito.

Uno dei casi più interessanti, a livello storico, politico e sociale, è sicuramente la serie enea napoletana curata a nome della regina castigliana Giovanna e di suo figlio, Carlo di Gand, che passerà alla storia con il nome di Carlo V.

doppio ducato della zecca di Barcellona

Le vicende che caratterizzarono l’esistenza della regina Giovanna sono state trattate in molti ambiti e sotto varie ottiche, tutte originali. La sua vita non fu certo semplice: lo si può immaginare già dalla dura infanzia che tormentò la giovane principessa, la quale doveva tenere testa ad un padre, Ferdinando II d’Aragona, che non esitò a sacrificarla ad un matrimonio politico, seppur ben riuscito, e ad una madre, Isabella di Castiglia, ossessionata, se così si può dire, dal fervore religioso. Fu così che Giovanna crebbe in un clima politico-religioso molto pesante: la madre, in particolare, la trattò sempre con una certa ostilità a causa della repulsione che la figlia dimostrava nei confronti del fanatismo religioso, ampiamente appoggiato dai cosiddetti “Re cattolici”. Tale attaccamento al cristianesimo divenne sempre più importante per i sovrani iberici, basti pensare che la Spagna, all’epoca, era ancora divisa in vari regni che godevano di organismi amministrativi del tutto peculiari. Anche se a Ferdinando II non mancò la volontà di unificare tutti i territori spagnoli sotto la propria corona, il suo impegno primario si svolse soprattutto verso l’eliminazione di tutte le presenze straniere di arabi ed ebrei, al fine di legittimare la sua posizione di sovrano cristiano agli occhi del papa e del resto d’Europa. Fu proprio grazie alle azioni politiche di Ferdinando che la Spagna poté intraprendere, anche se a fatica, quel duro percorso che nel giro di qualche generazione la farà entrare di diritto tra i Paesi più potenti ed influenti dell’intera Europa, e non solo.

Segue: articolo completo in formato pdf, anteprima da Panorama Numismatico nr.303, febbraio 2015

Una nuova datazione per le crazie di Giovan Battista Ludovisi, principe di Piombino

Giovan Battista Ludovisi, crazia, 1668

Fig.1 Giovan Battista Ludovisi, crazia, 1668. Tratta da A. Del Mancino, 1969

di Luciano Giannoni

Nella premessa al mio lavoro sulle monete di Piombino, uscito su PN1, scrivevo: Per tale ragione ho ritenuto utile elaborare questi “appunti” partendo dal Corpus Nummorum Italicorum, vol. XI, tenendo conto di quanto, dal 1929 ad oggi, è emerso della pur rara monetazione piombinese. Parliamo di “appunti” e non di opera compiuta proprio perché crediamo, anzi speriamo, che sia ancora possibile reperire ulteriori informazioni ed elementi in grado di aggiornare ed ampliare le conoscenze in merito.

A distanza di qualche mese un collezionista privato, che qui ringrazio per avermi fornito le foto della moneta e avermi permesso di pubblicare la notizia, mi ha messo a conoscenza dell’esistenza di una crazia di Giovan Battista Ludovisi datata 1693.

Prosegui la lettura di → Una nuova datazione per le crazie di Giovan Battista Ludovisi, principe di Piombino

  1. Panorama Numismatico», 287, p. 5 dell’inserto.

Un coronato dell’incoronazione probabilmente della zecca dell’Aquila

Zecca dell’Aquila (?) coronato

Zecca dell’Aquila (?) coronato. Maestro di zecca: Mirabal con sigla su dritto e rovescio. Fonte: Nomisma 50, lotto n. 154.

di Simonluca Perfetto

ALCUNE MONETE RAFFIGURANTI L’INCORONAZIONE DI FERDINANDO I D’ARAGONA FURONO PROBABILMENTE CONIATE IN UNA DELLE ZECCHE ABRUZZESI, COME POSSONO DIMOSTRARE LE SIGLE APPOSTE SULLE STESSE E LA RECENTE DOCUMENTAZIONE

Molto recentemente su questa rivista è apparso un articolo dalle premesse particolarmente interessanti1, attinenti la presentazione di un coronato. In merito alla disamina delle fonti note sul tipo di sigla che connota tale moneta, ovvero in relazione all’assenza di essa sigla, si possono aggiungere importanti osservazioni.

Prosegui la lettura di → Un coronato dell’incoronazione probabilmente della zecca dell’Aquila

  1. Mi riferisco a F. Di Rauso, Un coronato inedito di Ferdinando I d’Aragona e sulla classificazione dei primi coronati della zecca di Napoli, in «Panorama Numismatico», 9/2014, pp. 13-18. Vedi anche versione online

Ortona – Storia e monete

Veduta di Ortona, mappa del XVIII secolo di G.B. Pacichelli.

Veduta di Ortona, mappa del XVIII secolo di G.B. Pacichelli.

di Realino Santone

LA CITTADINA ADRIATICA BATTE MONETE NEL CORSO DEL XV SECOLO, TRA LE QUALI IL RARISSIMO DENARO DI RENATO D’ANGIÒ.

La cittadina di Ortona in provincia di Chieti, anticamente chiamata da Strabone Horton Epineion, fu il porto della popolazione Frentana. Della storia antica sappiamo poco, ma ritrovamenti di ceramica di impasto e vasi in stile appenninico rinvenuti nella zona del castello, sono riferibili tra la media età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro.

Pochissime le testimonianze dell’epoca romana; con la caduta dell’Impero romano passò sotto la dominazione bizantina, seguirono Longobardi e Franchi che la conquistarono nell’anno 803.

Nel secolo XI è governata dagli Attoni di Chieti, nel 1076 si svolse tra i fiumi Sangro e Moro la battaglia tra Normanni e Trasmondo III degli Attoni , con la vittoria dei Normanni.

Segue: articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr.298 – Settembre 2014