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DI VIRGILIO 2

Monete Antiche

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Monete Antiche.


I tetradrammi siriani dei Severi: Settimio Severo, Caracalla, Geta

Tetradramma in argento

Foto 1. Tetradramma in argento di grammi 13,42 coniata a Laodicea ad Mare tra il 202 e il 211. Al diritto, in caratteri greci, AVT KAI CEOVHPOC CE con testa laureata a destra dell’imperatore. Al rovescio, aquila ad ali aperte che volge la testa a sinistra, con stella tra le zampe; la legenda, ovviamente in caratteri greci, dice DHMAPX ES VPATOC TO G (gamma). SEAR 2261 (Greek Imperial Coins), B.M.C. 20 193 349 (v. aste Varesi 51/2008 e Nomisma 24/2003).

di Roberto Diegi

I TETRADRAMMI FATTI CONIARE DA SETTIMIO SEVERO E DAI SUOI DISCENDENTI NELLE REGIONI SIRIANE, SONO MONETE CERTAMENTE RIPETITIVE MA DI GRANDE FASCINO.

Ho sempre ammirato – e ne ho anche scritto – la bellezza, specie nei ritratti, della monetazione bronzea delle zecche di Roma o di Lugdunum, ma non posso – non ci riesco – tacere della monetazione provinciale, che definirei per comodità “siriana”, che ci ha proposto nel tempo una serie monetale ricca di splendidi ritratti, spesso inconsueti: alludo ai numerosi tetradrammi coniati in Syria e regioni limitrofe, inizialmente in ancora buon argento, poi sempre più poveri di metallo pregiato, fino a ridursi a monete di bronzo o rame argentate superficialmente. Queste zecche di Syria e dintorni hanno coniato tetradrammi sin dai tempi di Augusto, indubbiamente stupendi per alto contenuto di fino, per rappresentazioni dei rovesci e per stile, ma abbastanza “banali’, perché in fin del conti il ritratto del sovrano di turno era rappresentato con le fattezze ben note, utilizzate dalle zecche centrali.

Ma con Settimio Severo e i suoi figli le cose sono cambiate e le zecche in questione hanno iniziato a coniare tetradrammi con una loro precisa personalità, anche se indubbiamente ripetitivi per il fatto che al rovescio è sempre proposta la tipologia dell’aquila ad ali aperte. Da qui un certo disinteresse dei collezionisti nei confronti di questa monetazione al quale disinteresse ha, a mio avviso, contribuito anche il fatto che le legende sono in lingua greca, oltretutto abbreviate. Ma, come sempre, una brevissima digressione storica si impone.

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Picenum: Hatria (289-268 a.C)

Picenum: as di Hatriadi A. Campana

UBICAZIONE E CENNI STORICI

Hatria (poi Hadria) sorgeva nel territorio dei Pretuttii, una popolazione sabellica molto bellicosa. Dopo la decisiva vittoria riportata nella battaglia di Senrinum contro una coalizione di Galli e Sanniti, nel 295 a.C., i Romani poterono avanzare lungo l’Adriatico per liberare Luceria e ristabilire le comunicazioni con l’Apulia, nel Samnium e infine si mossero contro i Sabini e i Preruttii. Il loro territorio fu messo a ferro e a fuoco.

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Il secondo esemplare noto di una moneta coniata a Thurium e pubblicata nel 1980

Foto 1 - bronzetto di Thurium

Foto 1

di Pasquale Attianese

SFOGLIANDO VECCHI CATALOGHI NON E’ INFREQUENTE TROVARE MONETE CHE SI RITENEVA SCONOSCIUTE O DI ESTREMA RARITA’. E’ IL CASO DI UN BRONZETTO DI THURIUM CHE FORNISCE ANCHE L’OCCASIONE PER RIPARLARE DELLA CITTA’ E DELL’ICONOGRAFIA DELLE SUE MONETE.

Allorché si scoprono nuove monete antiche, greche e romane, sarà bene esaminare con cura tutti i testi a disposizione prima d’affermare con leggerezza, in preda alla gioia del ritrovamento, che si tratti di un pezzo inedito, non registrato dalla bibliografia delle tantissime raccolte pubblicate dai Musei esteri ed italiani. Perciò, ancor prima d’annunciare falsi proclami, dicendo di aver recuperato un pezzo unico, è necessario davvero pensarci su e riflettere lungamente. Questo perché non abbiamo la fortuna d’essere informati sulle effettive quantità delle migliaia d’emissioni che hanno caratterizzato il vastissimo mondo della Megàle Ellàs e della Grecia continentale. Succede, quindi, con relativa frequenza che un esemplare ritenuto inedito, a distanza d’anni non sia più tale. Come ho avuto modo d’accertare per un piccolo sottomultiplo coniato dalla colonia panellenica di Thurium (in Calabria), verso gli anni subito dopo la venuta di Pirro, circa 270-240 a.C.

Segue: articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr. 229/maggio 2008


La monetazione argentea di Teate Apulum: i dioboli

5 TEATE DIOBOLO GEMINI VI 8-10-2010 N.4 1,15 g

Fig. 5. Gemini VI, lotto n. 4.

di Franco e Vincenzo Rapposelli

UN LUNGO E MOLTO BEN DOCUMENTATO STUDIO INTRODUCE NEL MONDO DEI DIOBOLI CONIATI DALLA POLIS DI TEATE APULUM, ALCUNI DEI QUALI EMESSI IN ALLEANZA CON LA ZECCA DI TARANTO. GLI AUTORI RIBALTANO COMPLETAMENTE LA CONOSCENZA DI QUESTA PARTICOLARE TIPOLOGIA DI MONETE CON UNA ANALISI ATTENTA E DENSA DI IMPORTANTI NOVITA’.

In due precedenti articoli apparsi su Panorama Numismatico abbiamo trattato gli aspetti numismatici che riguardano la monetazione argentea di Teate Apulum. Abbiamo parlato, nel primo articolo, dei suoi didrammi mentre abbiamo dovuto escludere, nel secondo elaborato, che la dramma fosse mai stata coniata dalla zecca della polis dauna, esternando la seguente, per noi definitiva, conclusione: in buona sostanza per quasi due secoli si è descritta, disegnata e studiata una moneta praticamente inesistente nella produzione monetale della zecca di Teate in quanto coniata effettivamente dalla polis di Velia.

Vogliamo, con questo articolo, completare l’excursus della monetazione argentea di Teate Apulum parlando del suo sottomultiplo d’argento, il diobolo del valore di un sesto del didramma.

Articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr.295 – Maggio 2014

Il miliaresion bizantino

Miliarieson Bizantinodi Alessandro Ruggia

Durante il regno che vedeva associati al trono Leone III l’lsaurico e suo figlio Costantino V (720- 741) venne introdotto nell’impero bizantino il nuovo miliaresion d’argento.

Questa moneta larga e sottile, non scifata. per l’aspetto d’insieme e per il caratteristico triplice cerchio del bordo, riprendeva l”aspetto de l dirhem d’argento coniato sulla fine de l VII sec. dal califfo Abd al-Malik della dinastia degli omayyadi, c continuato ancora agli inizi del secolo VIII.

Su questa moneta araba d’ argento (adattata al peso e al modulo ritagliando il bordo), fino al regno di Michele III (842-867), è spesso riconiato il miliaresion , in special modo al tempo di Costantino VI (780 – 797 ).

Articolo completo in formato PDF richiesto da un ns. lettore, Panorama Numismatico nr.142/giugno 2000

Un solido di Giustiniano II

Solido di Giustiniano IIdi Aurelio Agostino

Senza dubbio proporremo in uno dei prossimi numeri la recensione della eccezionale vendita di monete bizantine che si è svolta il 26 maggio scorso [NdR 1993] a Zurigo e che è stata curata dal binomio Ars Classica e Leu Numismatik per la prima volta insieme. Il catalogo. estremamente curato e ricchissimo di annotazioni storiche, comprendeva pezzi di grande importanza numismatica.

In questa rubrica vogliamo anticipare ai nostri lettori una moneta che è stata considerata inedita e probabilmente unica e quindi sicuramente con tutte le carte in regola per apparire in questa nostra rubrica [NdR La vetrina degli inediti]. Si tratta di un solido di piccolo modulo attribuito a Giustiniano II posto in vendita con il numero 435.

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Splendidi ritratti sui bronzi di largo modulo di molti imperatori romani - parte III

splendido sesterzio, del peso di circa 19 grammi, coniato a Colonia

Foto 57. Uno splendido sesterzio, del peso di circa 19 grammi, coniato a Colonia nel 261. Al diritto, busto di Postumo laureato e IMP C POSTVMVS P F AVG. Al rovescio, P M TR P COS II PP con Postumo in abiti militari. Cohen al tipo del n. 249; R.I.C. 107. Questa bella moneta è stata offerta nell’asta Nac 74 del novembre 2013 (Ancient Coins of the JDL Collection).

di Roberto Diegi

L’abilità degli incisori numismatici romani si evidenzia soprattutto nella ritrattistica imperiale. Da Augusto a Nerva, sono qui presentati alcuni degli esempi piu’ significativi in questo ambito.

Terza parte

Postumo (Marcus Cassianus Latinius Postumus) era governatore della Germania Superiore ed Inferiore al tempo in cui Valeriano fu fatto prigioniero dai Persiani e lo stesso Gallieno lo lasciò in quella carica affidandogli il comando delle armate del Reno: magari gli lasciò un po’ troppa libertà e Postumo, dopo aver misteriosamente fatto uccidere Salonino, figlio di Galleno, che si trovava presso di lui, si autoproclamò imperatore delle Gallie, riconosciuto come tale non solo dalle legioni stanziate in Germania, ma anche dalla armate e dalle popolazioni della Gallia e della Spagna. Era l’estate del 260.

Le origini di Postumo sono oscure: non si sa dove e quando sia nato, anche se è quasi certo che la sua patria d’origine fosse la Gallia.

Ci si potrebbe legittimamente chiedere perché mai ho dedicato tanto spazio a Postumo. La ragione è assai semplice: con questo imperatore va cessando, salvo poche eccezioni che vedremo più avanti, il periodo delle coniazioni di monete in bronzo o rame di largo modulo. Per qualche imperatore il ritorno alle coniazioni in bronzo di largo modulo è rappresentato da rari “medaglioni”: sono i casi di Claudio II, Probo, Carino, Aureliano e, più avanti, di Diocleziano e Massimiano.

Articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr. 295, Maggio 2014

Articolo sfogliabile su Issuu

Parte I –  Splendidi ritratti sui bronzi di largo modulo di molti imperatori romani
Parte II –  Splendidi ritratti sui bronzi di largo modulo di molti imperatori romani

Le monete di Balbino e Pupieno

L'imperatore Balbinodi Roberto Diegi

Decimus Caelius Calvinus Balbinus,
poi Marcus Clodius Pupienus Maximus

Il Senato di Roma, che aveva pubblicamente appoggiato, contro Massimino,  la rivolta dei due Gordiani, si rese conto che dopo la disfatta e la morte dei due imperatori in Africa, non avrebbe più potuto tornare indietro.

In occasione della elevazione al trono dei Gordiani era comunque già stata istituita una commissione di venti illustri personaggi con lo scopo di provvedere alla difesa dell’Italia. Dopo il disastroso risultato della campagna contro Capelliano e, di fatto, contro Massimino, furono nominati augusti, con pari dignità e poteri, due dei componenti la commissione: Balbino e Pupieno.

Entrambi appartenevano alla classe superiore; entrambi erano stati governatori di provincia, in Asia e Germania; entrambi avevano rivestito importanti cariche nella amministrazione ed erano stati consoli per due volte (nel 210 e nel 234 Pupieno, nel 210 e nel 213 Balbino). Pupieno, era stato anche prefetto della città di Roma, carica per la quale non aveva incontrato le simpatie dei cittadini a causa della sua eccessiva severità.

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