
Follis di Giustiniano per Costantinopoli
di A. Castellotti
Il sistema romano delle zecche provinciali, molto vasto fino al III secolo, si era notevolmente contratto al tempo dell’ascesa al trono di Anastasio (491) quando solo Costantinopoli e Tessalonica erano rimaste operative.
Dopo la riforma del 498, Nicomedia tornò nuovamente ad affiancare la zecca metropolitana nell’emissione di nuovi nominali in bronzo. Successivamente fu la volta di Antiochia, cosicché, alla morte di Anastasio (518), erano in funzione quattro zecche.
Il regno successivo, quello di Giustiniano I (518-527), vide un’ulteriore espansione della rete di zecche con la riapertura di quelle di Cizico e di Alessandria e pure Tessalonica, per la prima volta nell’era bizantina, batté moneta di bronzo.
Segue: articolo completo in formato pdf da Panorama Numismatico nr.83/febbraio 1995 – articolo richiesto da un ns. lettore
di Egidio Lapenta
Le monete, oltre ad essere antesignane dei moderni mass media, sono anche l’immagine dell’epoca storica che le ha prodotte. Possiamo leggere su di esse la storia di un popolo; le monete presentano riferimenti diretti e indiretti: i primi sono le immagini che si riferiscono a precisi fatti storici; i secondi sono costituiti dal metallo usato, oppure dalla presenza di certe immagini al posto di altre.
In questa sede prendiamo in esame una moneta bizantina dell’epoca di Leone V (811-820): è un follis, con al diritto l’immagine del suddetto imperatore e al rovescio quella del figlio, Costantino, con la leggenda KONCT, coniato a Siracusa.
Il pezzo appartiene al terzo periodo della monetazione bizantina, quella coincidente con l’iconoclastia.
Segue: monete di Leone V in formato PDF, articolo completo tratto da Panorama Numismatico nr.72/febbraio 1994, articolo richiesto da un ns. lettore.
Ultimi commenti