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Corpus Nummorum Antiquae Italiae

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Corpus Nummorum Antiquae Italiae.


Umbria: Tuder ( 268-215 a.C. ) Parte II

Disegno fronte retro di due fusi di Tuder riconosciuti falsi da Haeberlin

Disegno fronte retro di due fusi di Tuder riconosciuti falsi da Haeberlin

di A. Campana

Gli esemplari più pesanti di questa nuova serie presentano pesi assai vicini al piede trientale mentre quelli più leggeri sembrano emessi su un piede quadrantale ridotto. Di conseguenza la serie ha subito al suo interno una riduzione, dal trientale al quadrantale, arrestandosi in prossimità della riduzione sestantale.

A Tuder quindi si verificò il fenomeno accaduto a Luceria. Anche questa città apula, sede di un importante distaccamento militare romano, dapprima emise una serie librale completa dei suoi nominali, che fu successivamente ripetuta con gli stessi tipi su un piede quadrantale, preceduta da una breve ed incompleta serie trientale.

Se Luceria, pressata dalla necessitò di rifornire le truppe romane e alleate nella campagna apita contro Annibale, continuò la sua monetazione, coniando monete con riduzione sestantaria e unciale, Tuder cessò di emettere propria moneta quando a Roma fu introdotto il denario assieme alla riduzione bronzea sestantaria.

Esistono buone prove che  la riduzione treniale-quadrantale della libbra osco-latina risale alle prime fasi della guerra annibalica, al 217-215 a.C.

Anche per la serie leggere di Tuder non sono disponibili dati archeologici.

Per completare la panoramica sulle monete di Tuder riporto qui i disegni di due fusi riconosciuti falsi da Haeberlin.

Segue articolo (Parte II) in formato PDF tratto da Panorama Numismatico n.65/Giugno 1993

Umbria: Tuder (268-215 a.C.) Parte I

OBOLO italico. Fronte/testa di giovane vista di profilo Retro/Interessante immagine di scrofa che allatta tre porcellini

OBOLO italico. Fronte/testa di giovane vista di profilo Retro/Interessante immagine di scrofa che allatta tre porcellini

di A. Campana

UBICAZIONE E CENNI STORICI

Tuder (in umbro Tutere, forse da tular = confine o limite, un termine attestato nelle Tavole di Gubbio) era situata sulla cima di un colle, dove ora sorge Todi, presso la linea di confine tra il territorio occupato dagli Umbri e quello in possesso degli Etruschi, non lontano dal Tevere.

Il centro era abitato fin dal Neolitico e non appare chiaro se fu un avamposto etrusco nel paese degli Umbri ovvero un baluardo umbro  contro gli Etruschi. In ogni caso, per la sua posizione geografica e per la facilità di scambi tra le due rive del Tevere, Tuder non si sottrasse ad influssi culturali etruschi, bene documentati da reperti archeologici provenienti dalle necropoli rinvenute nelle pendici meridionali del colle, in località Peschiera, databili al periodo V – III secolo a.C. Alcuni reperti documentano anche sporadici influssi gallici.

Si conoscono pochissime notizie storiche e tutte di epoca romana. Bene collegata a Bettona ed Amelia dalla via Amerina e situata in prossimità della via Flaminia, già nel III secolo a.C. fu avviato il processo di romanizzazione, fino a divenirne un centro fedele a Roma. Nel corso della Guerra Sociale, nonostante le numerose e gravi defezioni fra gli Etruschi e gli Umbri, Tuder mantenne la fedeltà a Roma e nell’89 a.C. fu la prima città alleata ad essere premiata dal Senato con la cittadinanza romana ed affiliata alla tribù Clustumina. Nella guerra civile sillana parteggiò per i democratici e fu presa da Crasso.

In età triumvirale vi fu dedotta una colonia di soldati della 41ª legione: la città prese il nome di Colonia Iulia Fida Tuder.

I monumenti antichi che attualmente sopravvivono a Todi sono tutti di epoca romana.

MONETAZIONE

Tuder emise complessivamente tre serie di bronzo, una coniata e due fuse. Come ha evidenziato Tony Hackens, è difficile stabilire un soddisfacente raccordo tra le emissioni coniate e quelle fuse. Pur in assenza di obiettivi dati forniti da ripostigli e rinvenimenti durante scavi archeologici, ritengo che le emissioni più antiche di Tuder siano quelle coniate, sebbene la maggior parte degli autori moderni propensa per una datazione più tardiva, posteriore alla monetazione fusa:

I    Periodo: 268-250 a.C. (serie coniata)

II  Periodo: 240-225 a.C. (serie fusa librale)

III Periodo: 217-215 a.C. (serie fusa trientale-quadrantale)

Segue articolo (parte I) in formato PDF tratto da Panorama Numismatico n.64/maggio 93

Eryx (490 a.C. ca - 200 a.C. ) Parte II

Litra AR  (0,85g) 415-413 a.C

Litra AR (0,85g) 415-413 a.C

VII gruppo: 415 a.C.-413 a.C.

Durante la guerra contro Selinunte, a fianco di Segesta e delle truppe ateniesi, Eryx emise una litra in argento e una interessante serie di nominali in bronzo, tutte caratterizzate dall’esclusiva leggenda dell’etnico in elimo, mentre il cane ora assume la posizione stante.

Nella litra n.26 compare, quale simbolo accessorio sopra il cane, la ruota magica per gli incantesimi d’amore, quindi tipica di Afrodite. Al rovescio, la figura sacrificante riprende il tipo già utilizzato in precedenti serie di litre, ma lo stile appare più tardivo per la presenza della gamba sinistra flessa e del braccio sinistro ricadente lungo il fianco, come la divinità fluviale raffigurata sui didrammi selinuntini del 435-417 a.C.

Parallelamente alla litra d’argento, Eryx avviò la produzione anche di una serie bronzea composta da tretas (n.27), hexantes (n.28) o onkiai (n.29) con massiccia svalutazione della litra bronzea (come nell’onkia n.30 ), che precipuita da 60 g a circa 16 g probabilmente per fare fronte ai costi della guerra, che terminò con la sconfitta patita ad opera dei Sicusani nel 413 a.C.

L’uso dei globetti quali segni di valore, che non appare attestata nel IV secolo a.C., confermerebbe una datazione all’ultimo quindicennio del V secolo a.C.

Al diritto compare in tutta la serie una testa barbuta, non facilmente identificabile. Giustamente la Zodda intravvede alcune somiglianze con analoga testa che compare su un coevo bronzo dell’elima Entella.

Segue articolo completo (parte II) in formato PDF tratto da Panorama Numismatico n.121/luglio-agosto 1998 e tavole sinottiche in formato PDF di tutte le monete illustrate nell’articolo, tratte da Panorama Numismatico n.122/settembre 1998

Sicilia: Ietas (circa 330 a.C. - 20 d.C.)

Tetras, 330a.C.-260a.C. Coll. Privata g. 4,89. D:Toro stante a destra su doppia linea di esergo; R:Leone in atto di balzare a destra su linea di esergo ondulata

Tetras, 330a.C.-260a.C. Coll. Privata g. 4,89. D:Toro stante a destra su doppia linea di esergo; R:Leone in atto di balzare a destra su linea di esergo ondulata

di Alberto Campana

UBICAZIONE E CENNI STORICI

Ietas (o  Iaitas o Iaitai) è ubicato con sicurezza sul Monte Iato, 30 km a sud-ovest di Palermo, presso i moderni comuni di S. Giuseppe Iato e S. Cipitello. L’antico abitato indigeno, il cui nome è tramandato da Silio Italico, occupava il pianoro inclinato alla sommitò del monte, circa 400 m al di sopra dell’altopiano sottostante e 852 m sopra il livello del mare.

Si tratta di una posizione strategica eccezionale, dominando le principali strade di accesso all’estremità settentrionale della Sicilia occidentale. L’importanza del sito emerse in varie occasioni: nelle guerre tra Greci e Cartaginesi, all’epoca di Timoleonte e di Pirro e nel corso della prima guerra punica, quando gli Ietini espulsero la guarnigione cartaginese e passarono ai Romani.

Dopo la conquista romana, Ietas divenne città decumana e una delle 17 città preposte alla custiodia del venerato tempio di Ericina. Subì le sanzioni di Verre. La città, gravitante nell’area commerciale di Panormos, fu praticamente abbandonata nei primi decenni dell’età imperiale e conobbe una nuova occupazione solo nel IV secolo d.C. r nel medioevo, quando fece parte del terrictorio della chiesa di Monreale.

Nel 1246 fu teatro di una rivolta degli ultimi Arabi di Sicilia e venne distrutta da Federico II, che ne deportò la popolazione a Lucera. Da allora il sito rimase deserto.

A partire dal 1971 vi vennero condotti  scavi archeologici a cura dell’Università di Zurigo, sotto la guida del prof. H.P. Isler, che hanno permesso di ricostruire più in dettaglio la storia della città.

Le prime tracce di vita finora scoperte risalgono all’età del Ferro (IC-VIII sec a.C.) e appartengono certamente alla popolazione indigena degli Elimi, che occupava anche le vicine Segesta ed Eryx. Come moltre altre città sicule, Ietas fu totalmente ricostruita nel corso del IV secolo a.C.. forse dopo le distruzioni provocate nella Sicilia occidentale dalle guerre tra Dionisio I e i Cartaginesi. Allo stesso periodo appartiene il complesso sistema di fortificazioni, in particolare nei lati con naturalmente difesi: infatti il pianoro era praticamente inaccessibile da tutti i lati, tranne che da est. Qui vi sono conservati i resti imponenti d i mura in opera quadrata, integrate in età medievale. Lo scavo archeologico si è concentrato finora su tre gruppi di edifici: il treatro (poco più grande di quello di Segesta), l’agorà e il tempio di Afrodite, con la vicina ricca casa a peristilio.

Segue articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico n.126/Gennaio 1999

Sicilia: Mytistraton (334-339 a.C.)

Litra, INEDITO coll. Privata, 0,68g; D:Testa femminile a destra con sottile benda, collana e orecchino; bordo con puntini; R:Testa di Atena a destra, con elmo corinzio; a sinistra, spiga di grano

Litra, INEDITO coll. Privata, 0,68g; D:Testa femminile a destra con sottile benda, collana e orecchino; bordo con puntini; R:Testa di Atena a destra, con elmo corinzio; a sinistra, spiga di grano

di Alberto Campana

UBICAZIONE E CENNI STORICI

Mytistraton con ogni probabilità era ubicata nella località Castellaccio, una scoscesa altura nei pressi dell’attuale comune di Marianopoli, di notevole importanza strategica in quanto situata tra la valle del Belice e quella di Salito.

Non ci sono tramandate notizie storiche anteriori alla prima guerra punica, ma i dati numinastici suggeriscono che nel corso del IV secolo a.C. doveva essere una fortezza abitata da mercenari campani, forse mischiati con cittadini originari di Lipari e di Himera.

Nel 261 a.C. i Romani, che avevano iniziato la campagna militare per liberare dai Cartaginesi la costa settentrionale e giungere fino a Panormos, cinsero di assedio la fortezza Mytistraton. Per ben sette mesi tentarono di espugnarla o quanto meno di sorpassarla, ma inutilmente e dovettero desistere, dopo aver perso numerosi soldati.

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