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DI VIRGILIO 2

Monete Antiche

Gli articoli di Panorama Numismatico Online della categoria Monete Antiche.


Com’era veramente Costantino?

Costantinodi Roberto Diegi

La fisionomia del primo imperatore cristiano attraverso le sue monete

I RITRATTI DI COSTANTINO SONO MOLTO DIVERSI TRA LORO E ALCUNI DIFFERISCONO NOTEVOLMENTE DALLA DESCRIZIONE DELL’IMPERATORE CHE FECERO I SUOI  CONTEMPORANEI.

Costantino era figlio di Costanzo Cloro e della sua compagna Elena. Si conosce pochissimo della sua gioventù: perfino la sua data di nascita è incerta. Aveva una statura imponente, in grado di terrorizzare i suoi coetanei, ed era detto Trachala per il suo largo collo. Costantino venne nominato Cesare dall’Augusto di Occidente, Massimiano, di cui sposò la figliastra Teodora. Venne poi affidato all’Augusto d’Oriente, Diocleziano, e fu quindi educato a Nicomedia presso la corte dell’imperatore, sotto il quale iniziò la carriera militare.

Il primo maggio del 305, Diocleziano abdicò a favore del proprio Cesare Galerio e lo stesso fece Massimiano, in Occidente, a favore di Costanzo. Galerio nominò proprio Cesare il nipote Massimino Daia, mentre Costanzo scelse come proprio successore Flavio Severo. Fu in questo frangente che Costantino raggiunse il padre in Britannia e condusse con lui alcune campagne militari nell’isola. Circa un anno dopo, nel luglio del 306, Costanzo Cloro morì nei pressi dell’attuale York e l’esercito proclamò Costantino nuovo Augusto d’occidente, mettendo così a repentaglio il meccanismo della tetrarchia, ideato da Diocleziano proprio per porre termine all’uso ormai consolidato degli eserciti di proclamare di propria iniziativa gli imperatori.

La proclamazione di Costantino ad Augusto era quindi avvenuta secondo un principio dinastico, invece del sistema di successione per cooptazione che aveva cercato di instaurare Diocleziano. La crisi del sistema tetrarchico portò ad una lunga serie di guerre civili. Si ebbero inizialmente quattro augusti (Galerio e Massimino Daia in Oriente, Licinio in Illirico e Costantino nelle province galliche e ispaniche, mentre Massenzio, il figlio dell’antico collega di Diocleziano, Massimiano, restava come usurpatore a Roma, in Italia e in Africa.

Segue: articolo completo tratto da Panorama Numismatico nr.304 – Marzo 2015

Le donne della dinastia dei Severi

aureo iulia 193 - 196

Aureo di 7,23 grammi coniato a Roma tra il 193 e il 196. Al diritto, busto dell’imperatrice e legenda IVLIA DOMNA AVG. Al rovescio, VENERI VICTR con la raffigurazione di Venere con globo e ramo di palma. Cohen 193, R.I.C. 356 (ex asta Tkalec 2007, Roman Gold Coins).

di Roberto Diegi

INFLUENTI, FORTI E ABILI NELLA GESTIONE DEL POTERE, LE DONNE DELLA DINASTIA SEVERIANA DOVETTERO SPESSO COMPENSARE LE DEBOLEZZE DI ALCUNI IMPERATORI SALITI AL TRONO IN TROPPO GIOVANE ETÀ.

Come ben sanno gli appassionati di Numismatica, le “donne” degli imperatori, a Roma, hanno sempre avuto una decisiva importanza.

Il primo nome che mi viene in mente è quello di Livia Drusilla, moglie di Augusto e madre di Tiberio. All’età di sedici anni, nel 42 a.C., sposò un cugino, il patrizio Tiberio Claudio Nerone, il quale combatteva assieme a Claudiano nel partito dei congiurati anticesariani, comandato da Gaio Cassio Longino e da Marco Giunio Bruto, il quale era in lotta contro Ottaviano e Marco Antonio. Quando l’esercito dei congiurati fu sconfitto nella battaglia di Filippi (42 a.C.), Claudiano seguì l’esempio di Cassio e di Bruto e si suicidò, mentre il marito di Livia continuò a combattere contro Ottaviano, passando dalla parte di Marco e Lucio Antonio. Nel 40 a.C. la famiglia di Livia fu costretta ad abbandonare l’Italia peninsulare per evitare la proscrizione dichiarata da Ottaviano e raggiunse prima la Sicilia, che era sotto il controllo di Sesto Pompeo, e poi la Grecia.

Quando fu decretata una amnistia generale dei proscritti, Livia tornò a Roma, dove conobbe Ottaviano nel 39 a.C. All’epoca del loro incontro, Livia aveva già avuto dal marito il primo figlio, Tiberio, ed era incinta di Druso. Malgrado questo, il futuro primo imperatore decise di divorziare dalla moglie Scribonia, nello stesso giorno in cui dava alla luce la loro figlia Giulia e obbligò il marito di Livia a fare lo stesso. Druso, il secondogenito di Livia, nacque il 14 gennaio 38 a.C.: quest’ultima e Ottaviano si sposarono tre giorni dopo.

denario Julia Domnia

Denario di 2,93 grammi coniato a Roma dopo il 217 per la consacrazione di Julia Domna. Al diritto, testa velata dell’imperatrice e legenda DIVA IVLIA AVGVSTA. Al rovescio, pavone che fa la ruota e scritta CONSECRATIO. Cohen 24, R.I.C. 396 (Caracalla). Mi sembra però improbabile assegnare questo denario a Caracalla perché Julia Domna morì, sì, nel 217, ma dopo il figlio; probabilmente si tratta di una coniazione postuma fatta produrre dal nipote Elagabalo.

Sebbene sia stata tramandata la storia che Ottaviano si sia innamorato immediatamente non appena incontrò Livia e volle quindi fortemente sposarla, in realtà è plausibile che il loro rapido matrimonio fosse suggerito da convenienze politiche: a Ottaviano faceva infatti comodo il sostegno della gens patrizia dei Claudii; allo stesso tempo costoro, piuttosto compromessi, necessitavano del sostegno del promettente Ottaviano per sopravvivere politicamente. Malgrado il loro matrimonio fosse quindi probabilmente dovuto a considerazioni politiche, Livia e Ottaviano rimasero sposati per 51 anni; inoltre Livia venne tenuta in grande considerazione dal marito, che consigliava nelle sue decisioni politiche. Ella fu dunque sempre al fianco del marito, formando insieme il modello per le famiglie romane. Malgrado la loro ricchezza e il loro potere, pare che continuassero a vivere modestamente nella loro casa sul Palatino.

Già nel 35 a.C. Ottaviano aveva concesso a Livia l’onore di gestire le sue finanze personali, dedicandole anche una statua in pubblico.

Segue: articolo completo in formato pdf tratto da Panorama Numismatico nr. 303 – febbraio 2015.

Sicilia: Abakainon (460-27 a.C.) - parte I

moneta Abacenodi Alberto Campana

Ubicazione e cenni storici

Abakainon era un centro indigeno di remote origini, che antiche fonti storiche situavano vicino a Tyndaris (Tindari). Grazie anche al frequente rinvenimento sul posto di monete abacenine, il sito della città è ora sicuramente identificato e corrisponde alla frazione Casale, subito a settentrione dell’attuale comune di Tripi, su un altopiano che dai monti Nebrodi si estende verso il mare. Tale zona pianeggiante, delta appunto il Piano, era in realtà una sorta di fortezza naturale. facilmente difendibile, essendo compresa tra due valli laterali, del torrente Novara a est e del suo affluente Tellarita a ovest. e chiusa a sud dall’altissima acropoli del Castello e a nord dal Pizzo Cisterna.

Nell’area dell’antico abitato si conservano diversi resti di età greca e romana, fra cui un muraglione rettilineo, lungo quasi cento metri. Vi sono stati rinvenuti strati culturali del neolitico stentinelliano e tombe a forno dell’età del bronzo, che hanno permesso di accertare le origini assai antiche della città. Tuttavia l’esplorazione non risulta completa essendo stati eseguiti limitati interventi di scavo.

Articolo completo (prima parte)  tratto da Panorama Numismatico nr. 95/marzo 1996 e richiesto da un ns. lettore

I tetradrammi siriani dei Severi: Settimio Severo, Caracalla, Geta

Tetradramma in argento

Foto 1. Tetradramma in argento di grammi 13,42 coniata a Laodicea ad Mare tra il 202 e il 211. Al diritto, in caratteri greci, AVT KAI CEOVHPOC CE con testa laureata a destra dell’imperatore. Al rovescio, aquila ad ali aperte che volge la testa a sinistra, con stella tra le zampe; la legenda, ovviamente in caratteri greci, dice DHMAPX ES VPATOC TO G (gamma). SEAR 2261 (Greek Imperial Coins), B.M.C. 20 193 349 (v. aste Varesi 51/2008 e Nomisma 24/2003).

di Roberto Diegi

I TETRADRAMMI FATTI CONIARE DA SETTIMIO SEVERO E DAI SUOI DISCENDENTI NELLE REGIONI SIRIANE, SONO MONETE CERTAMENTE RIPETITIVE MA DI GRANDE FASCINO.

Ho sempre ammirato – e ne ho anche scritto – la bellezza, specie nei ritratti, della monetazione bronzea delle zecche di Roma o di Lugdunum, ma non posso – non ci riesco – tacere della monetazione provinciale, che definirei per comodità “siriana”, che ci ha proposto nel tempo una serie monetale ricca di splendidi ritratti, spesso inconsueti: alludo ai numerosi tetradrammi coniati in Syria e regioni limitrofe, inizialmente in ancora buon argento, poi sempre più poveri di metallo pregiato, fino a ridursi a monete di bronzo o rame argentate superficialmente. Queste zecche di Syria e dintorni hanno coniato tetradrammi sin dai tempi di Augusto, indubbiamente stupendi per alto contenuto di fino, per rappresentazioni dei rovesci e per stile, ma abbastanza “banali’, perché in fin del conti il ritratto del sovrano di turno era rappresentato con le fattezze ben note, utilizzate dalle zecche centrali.

Ma con Settimio Severo e i suoi figli le cose sono cambiate e le zecche in questione hanno iniziato a coniare tetradrammi con una loro precisa personalità, anche se indubbiamente ripetitivi per il fatto che al rovescio è sempre proposta la tipologia dell’aquila ad ali aperte. Da qui un certo disinteresse dei collezionisti nei confronti di questa monetazione al quale disinteresse ha, a mio avviso, contribuito anche il fatto che le legende sono in lingua greca, oltretutto abbreviate. Ma, come sempre, una brevissima digressione storica si impone.

Prosegui la lettura di → I tetradrammi siriani dei Severi: Settimio Severo, Caracalla, Geta

Picenum: Hatria (289-268 a.C)

Picenum: as di Hatriadi A. Campana

UBICAZIONE E CENNI STORICI

Hatria (poi Hadria) sorgeva nel territorio dei Pretuttii, una popolazione sabellica molto bellicosa. Dopo la decisiva vittoria riportata nella battaglia di Senrinum contro una coalizione di Galli e Sanniti, nel 295 a.C., i Romani poterono avanzare lungo l’Adriatico per liberare Luceria e ristabilire le comunicazioni con l’Apulia, nel Samnium e infine si mossero contro i Sabini e i Preruttii. Il loro territorio fu messo a ferro e a fuoco.

Prosegui la lettura di → Picenum: Hatria (289-268 a.C)

Il secondo esemplare noto di una moneta coniata a Thurium e pubblicata nel 1980

Foto 1 - bronzetto di Thurium

Foto 1

di Pasquale Attianese

SFOGLIANDO VECCHI CATALOGHI NON E’ INFREQUENTE TROVARE MONETE CHE SI RITENEVA SCONOSCIUTE O DI ESTREMA RARITA’. E’ IL CASO DI UN BRONZETTO DI THURIUM CHE FORNISCE ANCHE L’OCCASIONE PER RIPARLARE DELLA CITTA’ E DELL’ICONOGRAFIA DELLE SUE MONETE.

Allorché si scoprono nuove monete antiche, greche e romane, sarà bene esaminare con cura tutti i testi a disposizione prima d’affermare con leggerezza, in preda alla gioia del ritrovamento, che si tratti di un pezzo inedito, non registrato dalla bibliografia delle tantissime raccolte pubblicate dai Musei esteri ed italiani. Perciò, ancor prima d’annunciare falsi proclami, dicendo di aver recuperato un pezzo unico, è necessario davvero pensarci su e riflettere lungamente. Questo perché non abbiamo la fortuna d’essere informati sulle effettive quantità delle migliaia d’emissioni che hanno caratterizzato il vastissimo mondo della Megàle Ellàs e della Grecia continentale. Succede, quindi, con relativa frequenza che un esemplare ritenuto inedito, a distanza d’anni non sia più tale. Come ho avuto modo d’accertare per un piccolo sottomultiplo coniato dalla colonia panellenica di Thurium (in Calabria), verso gli anni subito dopo la venuta di Pirro, circa 270-240 a.C.

Segue: articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr. 229/maggio 2008


La monetazione argentea di Teate Apulum: i dioboli

5 TEATE DIOBOLO GEMINI VI 8-10-2010 N.4 1,15 g

Fig. 5. Gemini VI, lotto n. 4.

di Franco e Vincenzo Rapposelli

UN LUNGO E MOLTO BEN DOCUMENTATO STUDIO INTRODUCE NEL MONDO DEI DIOBOLI CONIATI DALLA POLIS DI TEATE APULUM, ALCUNI DEI QUALI EMESSI IN ALLEANZA CON LA ZECCA DI TARANTO. GLI AUTORI RIBALTANO COMPLETAMENTE LA CONOSCENZA DI QUESTA PARTICOLARE TIPOLOGIA DI MONETE CON UNA ANALISI ATTENTA E DENSA DI IMPORTANTI NOVITA’.

In due precedenti articoli apparsi su Panorama Numismatico abbiamo trattato gli aspetti numismatici che riguardano la monetazione argentea di Teate Apulum. Abbiamo parlato, nel primo articolo, dei suoi didrammi mentre abbiamo dovuto escludere, nel secondo elaborato, che la dramma fosse mai stata coniata dalla zecca della polis dauna, esternando la seguente, per noi definitiva, conclusione: in buona sostanza per quasi due secoli si è descritta, disegnata e studiata una moneta praticamente inesistente nella produzione monetale della zecca di Teate in quanto coniata effettivamente dalla polis di Velia.

Vogliamo, con questo articolo, completare l’excursus della monetazione argentea di Teate Apulum parlando del suo sottomultiplo d’argento, il diobolo del valore di un sesto del didramma.

Articolo completo in formato PDF tratto da Panorama Numismatico nr.295 – Maggio 2014

Il miliaresion bizantino

Miliarieson Bizantinodi Alessandro Ruggia

Durante il regno che vedeva associati al trono Leone III l’lsaurico e suo figlio Costantino V (720- 741) venne introdotto nell’impero bizantino il nuovo miliaresion d’argento.

Questa moneta larga e sottile, non scifata. per l’aspetto d’insieme e per il caratteristico triplice cerchio del bordo, riprendeva l”aspetto de l dirhem d’argento coniato sulla fine de l VII sec. dal califfo Abd al-Malik della dinastia degli omayyadi, c continuato ancora agli inizi del secolo VIII.

Su questa moneta araba d’ argento (adattata al peso e al modulo ritagliando il bordo), fino al regno di Michele III (842-867), è spesso riconiato il miliaresion , in special modo al tempo di Costantino VI (780 – 797 ).

Articolo completo in formato PDF richiesto da un ns. lettore, Panorama Numismatico nr.142/giugno 2000