
Medaglia 80mm., “100° Corpus Nummorum Italicorum MCMX.MMX”. Edit. accademia italiana di studi numismatici.
di Domenico Zannier – da Panorama Numismatico nr.260 / Marzo 2011
Tra i diversi filoni tematici dell’opera di Piero Monassi quello celebrativo di eventi storici e ricorrenze anniversarie di istituzioni e protagonisti di fama è uno dei più evidenti e caratteristici dell’artista. L’ultima perla della collana è la medaglia dedicata al centenario del Corpus Nummorum Italicorum, commissionata a Monassi dalla Accademia Italiana di Studi Numismatici. Nel 1910 vedeva la luce il primo volume del patrimonio monetario italiano, concernente il Medioevo e l’età moderna. Ci sono delle personalità che il pubblico conosce per certi loro ruoli e accadimenti, assai meno per altri motivi pur importanti ad essi legati.
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di F. Ceccarelli – da Panorama Numismatico nr. 99/ Luglio 1996 – articolo richiesto da un ns. lettore
La medaglistica indubbiamente presenta ancor oggi da un punto di vista più strettamente scientifico e speculativo, nonostante gli ottimi studi effettuati, molti problemi – soprattutto di identificazione, di datazione e di attribuzione – e molti quesiti tuttora insoluti. Molti autori infatti sono noti magari solo per le loro sigle, rimangono pertanto né più né meno che degli illustri sconosciuti, e molte sono le medaglie non firmare, che spesso costituiscono dei veri e propri rompicapo, con i vari tentativi di attribuzioni basate essenzialmente su analogie di stile, di esecuzione, di soggetto, per non parlare poi dei molti, moltissimi personaggi noti solo per essere stati effigiali o menzionati sulle medaglie.
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Una bella immagine della regina Margherita di Savoia.
di Elio Concetti – da Panorama Numismatico 187/luglio 2004
In una trasmissione televisiva si affermò che il re Vittorio Emanuele III di Savoia, da fanciullo , era stato affetto da rachitismo e ciò gli impedì una crescita normale.
Questa malattia è caratterizzata soprattutto da difetti di calcificazione delle ossa e colpisce frequentemente i bambini nei primi tre anni di vita ma può comparire anche nell’adolescenza. Certe conformazioni fisiche dovute ad un mancato sviluppo possono invece interessare anche bambini nati da genitori legati fra loro da stretti vincoli di parentela . Ed è questo, si ritiene , il caso di Vittorio Emanuele III, nato a Napoli nel 1869 da Umberto e Margherita di Savoia.
I due erano cugini di primo grado essendo Margherita figlia di uno zio paterno di Umberto , cioè di Ferdinando , duca di Genova che sposò la principessa Elisabetta di Sassonia. A parte queste unioni dinastiche che influirono negativamente sullo sviluppo fisico di Vittorio Emanuele, si deve riconoscere che egli non si sentì mai menomato dalla sua ridotta corporatura. Dopo la morte violenta del padre salì al trono e, per nulla imbarazzato dalla sua più che modesta statura , iniziò a svolgere le proprie funzioni istituzionali, dalla sua intelligenza e dalla sua cultura . Si attenne sempre e scrupolosamente alle norme dello Statuto albertino per quasi mezzo secolo.
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